I picari

ITALIA - 1987
In Spagna nel XVI secolo, due vagabondi, Lazzarillo De Tormes e Guzmán De Alfarache, entrambi amanti della libertà e della vita randagia, assolutamente privi di ambizioni e di volontà di migliorare, con l'unico stimolo di una fame atavica, hanno una preoccupazione continua di procurarsi da mangiare e di trovare un tetto sotto cui riposarsi. Proveniente da una famiglia poverissima e numerosa, in cui la madre faceva la prostituta con il benestare del marito, Lazzarillo venne ben presto affidato alle "cure" di un cieco crudele, meschino e spilorcio dal quale però scappò per affrontare con le sue sole forze le difficoltà dell'esistenza. Guzmán, a sua volta, figlio di un baro morto sul patibolo, dopo un'amara esperienza in casa di nobili, ha scelto di vivere per conto proprio senza dover rendere conto a nessuno delle proprie azioni. I due si incontrano su una nave di forzati e diventano subito amici: durante un ammutinamento salvano la vita al capitano e vengono promossi suoi attendenti ma, attiratisi le antipatie della ciurma, finiscono in mare. Tornati a terra vengono denunciati ma si salvano dall'arresto grazie ad una ragazza, Ponzia, che li prende a ben volere. Poi si dividono: Guzmán si mette al servizio di Hidalgo - un nobile squattrinato e più affamato di lui - che, prima di essere messo in prigione per debiti, gli regala il suo cavallo. Lazzarillo, dopo aver finto di essere un mendicante cieco, viene ingaggiato da una compagnia di comici per ricoprire parti drammatiche e in questa occasione conquista l'ammirazione di una suora di clausura. Dopo molto tempo i due picari si rivedono e decidono di mettersi in società: pensano di far prostituire una bella ragazza, Rosario, per arricchirsi ma la giovane, molto furba, quando incontra un vecchio ricco va con lui lasciando i due vagabondi. Questi ultimi si lasciano di nuovo per divergenze di carattere ma non sono destinati a star lontano molto l'uno dall'altro. Infatti si rincontrano sul patibolo: Lazzarillo è l'aiuto del boia e Guzmán è il condannato a morte. Ma il primo, con un abile stratagemma, salva la vita all'amico e insieme riprendono la vita vagabonda.

CAST

CRITICA

"Del genere letterario spagnolo picaresco ha ben poco a che vedere: non è fedele alle fonti (Lazarillo de Tormes di autore ignoto del 1554 e Guzmán de Alfarache di Mateo Alemán del 1599-1604). Infatti in queste opere i personaggi sono dei cialtroni di animo non completamente malvagio che tutto osservano e tutto giudicano mettendo a nudo i miserabili aspetti della vita e la satira sottile che pervade le opere originali trascende gli episodi e li coordina a fine morale. Nel film di Monicelli questo ultimo aspetto è totalmente assente: ci sono solo grossolanità, battute scurrili, situazioni blasfeme. I vari episodi sono tra loro sconnessi e difficilmente si riesce a trovare un legame logico. Gli attori recitano in modo risibile, troppo caricato e stereotipato: fanno eccezione Gassman e Caprioli." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 104, 1988)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy