I più grandi di tutti

ITALIA - 2011
Nel 1994 la band dei "Pluto" andava alla grande, con una stagione di successi nel circuito musicale alternativo nazionale. Ma tra i membri del gruppo - il cantante Maurilio, detto Mao, la bassista Sabrina, il batterista Loris e il portentoso chitarrista Rino - ben presto inizia a non correre più buon sangue e, dopo una serie di litigi, il gruppo si scioglie. Ognuno va per la sua strada, finché, 15 anni dopo, il batterista Loris riceve una e-mail...

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE CINEMA, CON LA PARTECIPAZIONE DELLA REGIONE TOSCANA E IN COLLABORAZIONE CON TOSCANA FILM COMMISSION.

- IN CONCORSO AL 29° TORINO FILM FESTIVAL (2011).

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2012 PER: MIGLIOR COMMEDIA E COLONNA SONORA.

CRITICA

"Autore globale, lo ha scritto, diretto, musicato, montato, Carlo Virzì fa centro con una commedia misurata, piena di note a margine di sensibilità e psicologia. Trattandosi di una band rock riunitasi dopo anni, il rischio era rumore e trash: invece anche per merito dell'ottimo cast (Roja e Pandolfi in testa) il racconto scende nelle vene sospeso nel presente, senza morale, presunzioni, speranze, appeso alle tramontate illusioni rock di ragazzi che hanno fatto in tempo a prendere l'ultima corsa di sogno italiano." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 6 aprile 2012)

"La nostalgia rock non è più quella di un tempo, ma il Virzì finora noto come autore delle musiche del fratello Paolo firma con 'I più grandi di tutti' un delizioso acquerello che sarebbe un peccato perdere. È chiaro che lo sguardo è rivolto a una serie di titoli-culto anglo-statunitensi, ma qui il gusto è più asprigno, il paesaggio originale e suggestivo, il congegno di trama riuscito e nei quattro scalcagnati & sognatori protagonisti s'incarnano attori bravissimi e perfettamente affiatati." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 aprile 2012)

"Ispirandosi alla propria esperienza nel gruppo livornese degli 'Snaporaz', Carlo Virzì, fratello di Paolo, imbastisce nella cornice di Rosignano Marittima il ritratto agrodolce di un quartetto di simpatici perdenti. E lo fa con una certa sensibilità e freschezza, però il film avrebbe richiesto altro piglio di sceneggiatura, altro ritmo."(Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 6 aprile 2012)

"Ve li ricordate i Pluto? Erano un gruppo punk rock toscano la cui canzone più famosa faceva: «Io d'estate mi rompo i c../ Mi faccio i c... miei!/ Sputo in faccia al bagnino/ E mi fotto il pattino». Richiamati in scena dopo 10 anni per ultimo concerto organizzato da fan miliardario, i Pluto dovranno rimettersi in sesto. (...) Forse stimolato dal documentario del fratello Paolo sull'affascinante cantautore livornese autolesionista Bobo Rondelli, Carlo Virzì racconta le vicissitudini del finto gruppo dei Pluto con sincero amore per i marginali della musica. Cocci è eccellente mentre il sempre bravo Roja è qui insopportabile: sembra il figlio di Fantozzi. Finale senza senso e tono favolistico poco coerente con il ruvido rock di provincia. Apparizioni finali di Vasco Rossi, Litfiba e Irene Grandi che si divertono a ricordare le gesta folli dei Pluto." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 aprile 2012)

"In un momento nel quale la nostra commedia all'italiana sta cercando, senza trovarlo, il suo centro di gravità permanente, perennemente in affanno da rincorsa versoi nostri cugini francesi, un film come questo di Carlo Virzì rappresenta un piccolo segnale, se non di rinascita, almeno di speranza. La storia, apparentemente, è ritrita. (...) Nulla di nuovo rispetto a tanti soggetti già visti sul grande schermo. A cambiare, però, rendendo il prodotto decisamente gradevole, è il tono. (...) Da anonimi a «supereroi» anche se solo per un concerto «finto». Virzì racconta, in agrodolce, la banalità del successo (di certi gruppi musicali) con azzeccata perfidia, grazie ad un cast affiatato (non è così scontato) e azzeccato, capace di ispirare tenerezza e sorrisi. Non sarà la rinascita del «made in Italy» ma è un bel buongiorno nel mattino." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 6 aprile 2012)

"Sull'exemplum di 'Blues Brothers', 'Commitments' e 'Almost Famous', Carlo Virzì cita Voltaire: «Tutto ciò che è troppo stupido per essere detto viene cantato». Oppure, filmato. Sono bamboccioni rock ma lenti i quattro protagonisti, che 15 anni prima vissero un effimero successo nella band rock-demenziale Pluto: Alessandro Roja tiene famiglia ma non lavoro, Marco Cocci è sciupa femmine e perdigiorno, Claudia Pandolfi si è ripulita grazie al fidanzato bene e il talentuoso Dario Kappa Cappanera è finito in fabbrica. (...)Tutti in punta di penna, due o tre righe di sceneggiatura ciascuno: non ci si sporca le mani di realtà, ma per fortuna c'è ironia e quella leggerezza che non guasta. Ma guai a chiedere di più: Virzì jr. non è in missione per conto di Dio. (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 aprile 2012)

"Strampalata commedia nostalgica di Carlo Virzì, che ancora una volta si conferma il fratello minore di Paolo. Una fragile storia sospesa tra tenerezza e umorismo, piuttosto scontata e moderatamente buffa. (...) Da espulsione il personaggio di Claudia Pandolfi, affetta da fastidiosa, e ahinoi rumorosa, aerofagia." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 aprile 2012)
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