I'm Magic

The Wiz

USA - 1978
Durante una tempesta di neve la giovane Dorothy, una maestrina che vive con gli zii e che ha paura di uscire dal suo piccolo mondo, viene scagliata nel fantastico mondo di Oz, dal quale può far ritorno a casa solo rivolgendosi al potentissimo mago che governa quel mondo, come le viene detto dagli strani personaggi che incontra. Con ai piedi le scarpine fatate di una strega cattiva, di cui Dorothy ha involontariamente provocato la morte nel suo fortunoso atterraggio su Oz, la ragazza comincia il suo viaggio. A lei, lungo la strada, si uniscono uno spaventapasseri , un uomo di latta ed un leone, i quali vogliono rispettivamente chiedere al mago un cervello, un cuore ed il coraggio. Ma quando finalmente giungono nella città di smeraldo e si trovano al cospetto del mago, questi si dimostra molto esigente: in cambio dell'esaudimento delle richieste dei quattro amici, Dorothy dovrà uccidere la perfida e crudele strega del Sud. Ancora una volta gli amici si trovano ad affrontare insieme un nuovo pericolo, ma la morte della strega, avvenuta per caso, non giova agli amici, che, con tristezza, scoprono che il mago è solo un impostore. Alla fine sarà la buona fata che sa comprendere la verità: ognuno di essi ha già, dentro di sé, tutto quello che cerca. E Dorothy, così, torna a casa.
  • Altri titoli:
    The Wiz - Das zauberhafte Land
    El mago
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: MUSICALE, FANTASY, AVVENTURA, FAMILY
  • Specifiche tecniche: PANAFLEX, PANORAMICA, 35 MM GONFIATO A 70 MM (1:1.85) - TECHNICOLOR
  • Tratto da: romanzo "Il meraviglioso mago di Oz" di L. Frank Baum e commedia musicale di William F. Brown
  • Produzione: ROB COHEN PER LA MOTOWN PRODUCTIONS
  • Distribuzione: FILM 2 (1985), C.I.C.

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 1979 PER: MIGLIOR FOTOGRAFIA, COSTUMI, SCENOGRAFIA E COLONNA SONORA (CANZONE E ADATTAMENTO MUSICALE DI QUINCY JONES).

CRITICA

"Possiamo dirvi: che 'I'm magic' (e, cioè, 'Io sono magica': inopinato ribattezzamento in americano dell'originale 'The wiz') è il più costoso 'musical' di tutta la storia del Cinema; che esso rivisita il celeberrimo 'Mago di Oz' di Victor Fleming (si era, a quell'epoca, nel 1939 e fu un memorabile trionfo, dato che, non foss'altro, vi era Judi Garland a interpretare la trepidante Dorothy); che è stato prodotto nel 1978 e ci arriva solo ora (e tagliato di trenta minuti). Ci arriva, tuttavia, con la regia di Sidney Lumet, il che ci aveva autorizzati a coltivare molte speranze. Aggiungiamo allora che, anche senza parlare di forte delusione, possiamo comprendere perché lo spettatore americano si sia detto insoddisfatto dell'operazione. La storia, tutto sommato, è stata rispettata quanto a contenuto e anche nel tono un po' sentenzioso, didascalico e moralistico e lo spettacolo può attirare un pubblico infantile, giusto perché esso, oggi smaliziato, è più affascinato dal magico che dal fiabesco; ma sono appunto le sfumature e gli incanti del racconto (e con esso dello spettacolo) ad averne riportato certe innegabili ammaccature. Marchingegni ed effetti ce ne sono (inclusa una spericolata, ma già vista pattuglia di motociclisti in nero); si avverte che gli scatti sono oliati, ma la città di Smeraldo è più una fredda apparizione, che un fantastico approdo. Forse perché la Dorothy della Garland aveva 15 anni, mentre Diana Ross, l'interprete attuale è una timida maestrina un po' zitellesca (lei ne ha 34): le fantasie, insomma, sono meno credibili e gli stupori pure, malgrado tutte le sue esitazioni e i suoi (voluti) confini (la 23^ strada della Grande Città). Dunque, un clima generale un po' freddino, quasi asettico, dove perfino la scenografia - pur scintillante e di gusti piuttosto aggiornati - si basa su elementi intenzionalmente duri e su tonalità spesso ghiaccie. E, poiché siamo in argomento e malgrado la prestigiosa firma di un Lumet, vien fatto di concludere che, sia per il suo assetto scenico sia, e soprattutto, per l'impianto spiccatamente teatrale, questo 'musical' sarebbe molto meglio collocato, recepito e reso godibile sulla scena, che non sul 'set'. E' doveroso però riconoscere che il film marcia in crescendo (dopo sequenze poco incoraggianti) e che i suoi punti focali sono là, dove il regista ha saputo manovrare con scioltezza masse ingenti, quali quelle impegnate nel 'balletto dell'oro' e, più ancora, nel balletto presieduto dalla Strega del Sud (una debordante, aggressiva e bravissima cantante: Mabel King). La bravura professionale dei danzatori e la musicalità che trasuda da ogni loro movenza, gesto o guizzo, sulla base di ritmi e canzoni divertenti e stimolanti, si spiegano in tre sole parole: sono tutti negri o mulatti, così come di colore sono Dorothy, l'uomo di latta, lo spaventapasseri (un Michael Jackson non ancora esploso in gloria, ma ridicolmente truccato), il pavido leone e, financo, il misterioso Mago, rivelatosi - figurarsi - un poveraccio, un fallito, scappato in pallone dagli 'States', che nella città smeraldina ha occultato micragna e speranze sotto la maschera del Grande Impostore. Manca nel film una salda unità stilistica; nello sfavillante pasticcio manca anche il sale dell'ironia e, in ogni caso, quel senso di 'levità' (che non è certo futilità), da sempre ineguagliabile patina dell'autentico 'musical' americano." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 99, 1985)
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