I girovaghi

ITALIA - 1956
Nella canonica di un paesetto siciliano vive un ragazzo orfano, al quale è stato dato il soprannome di "Cardello". Gli spettacoli che don Alfonso Puglisi, celebre "puparo", gestisce talvolta in paese, esercitano un fascino irresistibile sul ragazzo, che può assistervi grazie alle complicità di donna Lia, la moglie di don Alfonso. Per assicurare l'avvenire di Cardello, il Parroco vuol mandarlo al seminario della Diocesi, ma il ragazzo, che sente di non avere la vocazione, scappa durante il viaggio e si rifugia nel carrozzone di don Alfonso, accolto amorevolmente da Lia, che non potendo avere figli, dedica al povero trovatello le effusioni del suo sentimento materno. Così Cardello apprende i segreti del mestiere di "puparo", fa da imbonitore a don Alfonso e ne subisce frequenti ire. In un paese trovano un sedicente "mago", che col concorso di una ballerina, attira gran folla ai suoi spettacoli, facendo seria concorrenza ai "pupi" di don Alfonso. Questi s'innamora della ragazza, ambiziosa e senza scrupoli, la induce ad abbandonare il "mago" e la porta con sé, promettendole la metà degli incassi, incurante dell'umiliazione ch'egli infligge alla moglie. La ballerina però si stanca ben presto di don Alfonso e di quella misera vita: pianta il puparo, cedendo alle lusinghe di un ricco corteggiatore. Don Alfonso vuol riprendersi la donna ma viene battuto a sangue. Disperato, s'ubriaca e per vendicarsi dà fuoco al carrozzone del rivale. Arrestato e processato, viene condannato a diversi anni di carcere. In prigione riceve le visite di sua moglie e di Cardello, e comprende quanto sia sincero il loro affetto e quanto grande la sua ingratitudine. Ripreso dalla passione per l'arte, immagina i nuovi spettacoli che allestirà con Cardello, appena scontata la pena.

CAST

NOTE

- IL FILM E' STATO RESTAURATO NEL 2009 DA CSC - CINETECA NAZIONALE.

- PRESENTATO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2".

CRITICA

"La lentezza del ritmo e la superficialità, con cui è trattata la psicologia dei personaggi, scemano l'interesse del racconto. Il lavoro presenta alcune buone sequenze e si vale di una caratterizzazione ambientale discretamente efficace; ma difetta di forza drammatica. Discreta la regia, buona la recitazione; abbastanza buono il colore." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 40, 1956)
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