I fiori di Kirkuk

Golakani Kirkuk

ITALIA, SVIZZERA, IRAQ - 2010
2/5
I fiori di Kirkuk
Iraq, anni 80. Najla è una giovane dottoressa che si troverà costretta a scegliere tra le tradizioni delle sue origini e i nuovi ideali che le potrebbero fa realizzare i suoi sogni.
  • Altri titoli:
    The Flowers Of Kirkuk
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: FABRIZIA FALZETTI, MARCEL HOEHN DOROTEA MORLICCHIO FRANCESCA MORLICCHIO CLAUDIO TESAURO CARLO NIZZO MICHELANGELO MORLICCHIO GIULIA FRETTA PER FAROUTFILMS, T&C FILM, OSKAR, VISUAL K PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 19 Novembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Iraq, anni ’80. Dopo aver conseguito a Roma la laurea in medicina, Najla (Morjana Alaoui), torna a Kirkuk alla ricerca del fidanzato Sherko (Ertem Eser), un giovane idealista curdo che, di fronte alle sofferenze del suo popolo, si è dato alla macchia entrando tra le file della resistenza anti-Saddam. Nonostante sia sunnita, Najla farà di tutto per aiutare il ragazzo, mettendosi contro la famiglia di origine, il figlio di un generale che vorrebbe sposarla, e i servizi segreti iracheni. Ma il suo coraggio non basterà a salvarla…
Dai Fiori di Miral ai Fiori di Kirkuk il giardino è donna. Dopo Schnabel, anche il curdo Fariborz Kamkari vira in rosa la questione mediorientale e, dal cilindro della storia (la vicenda di Najla è vera), tira fuori un’altra eroina con gli attributi, capace di sfidare sciagure e retaggi di un potere belluino e stolto. Come la Rula Jebreal di Schnabel anche la Najla di Kamkari trascende il personaggio storico per ergersi a figura esemplare: insofferente al fondamentalismo del maschio, istruita, scaltra e affascinante, dalla parte degli oppressi, metterà in crisi la macchina persecutoria del regime finendone sopraffatta e vincente, martire e santino buono per la retorica paritaria e democratica del nuovo Medioriente. Perciò il dispositivo estetico e narrativo di Kamkari non ammette contradditorio, sfiora il manicheismo, sceglie la trasparenza del racconto: la posta in palio è il reale, non il cinema, e lo sguardo si riappropria del passato senza ambiguità, pensando già alla forma socio- culturale di un avvenire in costruzione, l’Iraq di domani.
Sia Schnabel che Kamkari tradiscono forse un approccio troppo occidentalizzante (il regista de I fiori di Kurkuk è curdo di nascita, ma italiano di adozione), ma la chiave del gender si conferma la più promettente – perchè interna e coessenziale al sistema che vuole smantellare – nella critica alle forme imbalsamate di potere e alle culture della discriminazione. Se i bisogni della storia incontreranno le utopie del cinema sarà anche la più efficace.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010).

CRITICA

"La storia vera dei fiori di Kirkuk profuma di cine-ricatto. Solito discorso: operazione courage encomiabile per location reale e un regista che per le sole sue radici tormentate (curdo nato in Iran, vive in Italia) merita rispetto. Ma il film? Non basta trasformare Giulietta e Romeo in medici senza frontiere a Kirkuk per garantire la qualità. Neppure se il melò è etichettato 'apolide' perché troppo transnazionale di produzione. (...) Uno strazio su tutti i fronti, e nulla si aggiunge a una storia purtroppo nota o a un cinema che vorremmo conciliasse degnamente la forma ai nobili contenuti. Peccato." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 18 novembre 2010)

"È bello conoscere la Storia tramite piccole storie quotidiane, magari di eroi silenti e di eroine romantiche, che senza il cinema non avrebbero né voce né volto. È dall'exploit di 'The Millionaire', d'altronde, che il pubblico occidentale incontra bendisposto certe vicende di guerra, pregiudizi e povertà orientali, speziate da film sentimentali come questo dello sceneggiatore e regista curdo Fariborz Kamkari, classe '70. In apertura, l'abbattimento delle statue di Saddam Hussein, ripreso dai network mondiali, colloca il racconto nell'Iraq oppresso dal regime. (...) Sullo sfondo d'una brutalità assoluta, sfila un docudrama che mescola elementi da commedia amorosa e accuratezza storica, restituendo allo spettatore (ma è più un film per platea femminile) lampi di umanità tormentata e redenta. L'Orchestra di Piazza Vittorio firma la piacevole colonna sonora di questa prima coproduzione internazionale (Svizzera, Italia, Iraq) girata in Iraq dall'inizio della guerra, nel 2003 e messa in concorso al Festival di Roma. Dedicato a chiunque preferisca stare dalla parte della vittima, anziché del carnefice, 'I fiori di Kirkuk' presenta quelle (volute) ingenuità formali, che tanto piacciono allo spettatore anche smaliziato, ma in cerca di emozioni nette." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 19 novembre 2010)

"Piacerà a chi predilige i drammi raccontati con cognizione di causa (il regista è un curdo scampato alle rappresaglie di Saddam)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 19 novembre 2010)

"Si deve gratitudine infinita al regista curdo Fariborz Kamkari (oggi residente e attivo in Italia) per avere avuto il fegato di raccontare il genocidio del proprio popolo pianificato in Iraq alla fine degli Ottanta dal dittatore Saddam Hussein. Ma non si può dire che 'I fiori di Kirkuk', adattato da un romanzo dello stesso autore classe 1971, e presentato all'ultimo Festival del Film di Roma, sia un film particolarmente nuovo o raffinato. (...) La prima coproduzione internazionale girata in Iraq dall'inizio della guerra nel 2003 passerà, dunque, alla storia per validissimi motivi escluso quello della forma." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 19 novembre 2010)
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