I fetentoni

ITALIA - 1999
I fetentoni
Reggio Calabria, fine anni '80. Le tangenti scorrono ovunque, e il potere cittadino è nelle mani di due boss diversi e complementari: Saro Lodato e Cocò Raffati, rispettivamente l'uomo di pubbliche relazioni più influente ed il pacchetto di voti più grande dell'intera provincia. In città vive anche il giovane Ninni Lepanto, bancario, figlio dell'ex sindaco e sposato con Michela: la loro unica preoccupazione è cercare di avere un bambino. La situazione affaristica però si ingarbuglia, i contatti con i nomi importanti a Roma si fanno più difficili. Lodato e Raffati capiscono che per calmare le acque c'è bisogno di una faccia pulita dietro cui nascondersi. Le elezioni comunali sono imminenti e su Ninni si appuntano le attenzioni dei due capifamiglia. Il padre, sia pure controvoglia, accetta di fare da tramite. Ninni non vorrebbe nemmeno sentirne parlare, ma alla fine è costretto ad accettare e viene eletto primo cittadino. Preso possesso dell'ufficio, vorrebbe imporre idee nuove, ma ben presto si accorge di essere lì solo per obbedire a decisioni prese da altri. Allora elabora un piano per smascherare la corruzione. Tante morti violente si susseguono, prima che Ninnì possa arrivare a denunciare tutti pubblicamente. Il medico comunale, che ha raccontato la vicenda, scampa ad un attentato e corre via lungo l'autostrada. Il futuro rimane incerto.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: GROTTESCO
  • Tratto da: liberamente ispirato al racconto "La città dolente" di Agatino Licandro e Aldo Varano
  • Produzione: GIUSEPPE ATTENE PER LA LANTIA CINEMA & AUDIOVISIVI
  • Distribuzione: LANTIA CINEMA & AUDIOVISIVI (1999)

CRITICA

"Alessandro di Robilant, con il cosceneggiatore, Salvatore Marcarelli, a parte qualche indulgenza alle pratiche masturbatorie del protagonista e qualche tempo morto, mette in scena la sua piccola cronaca grottesca con buon mestiere e tocco leggero, illustrando i meccanismi più che i fatti, le idee che uccidono più che i killer. E', soprattutto, con l'intelligenza di scegliere degli attori che da soli riempiono il film: come Lionello, che riesce a farci dimenticare, con la sua nuova faccia da notabile, di averci accompagnato per trent'anni con la voce di Woody Allen". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 8 dicembre 1999)
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