I colori dell'anima - Modigliani

Modigliani

FRANCIA, GERMANIA, ITALIA, ROMANIA, GRAN BRETAGNA, USA - 2004
I colori dell'anima - Modigliani
Nel 1919, finita la Grande Guerra, Parigi è tornata ad avere un'intensa vita notturna, e al Café Rotonde, rifugio degli artisti, c'è un tavolo composto di uomini destinati a far parlare di loro: Picasso, Rivera, Stein, Cocteau, Utrillo e Modigliani. Picasso e Modigliani si incontrano, parlano e dividono la ribalta, ma tra loro c'è una rivalità che si percepisce ad occhio nudo. Sono invidiosi l'uno dell'altro, del talento, della tracotanza, del fuoco che li divora. Modigliani ha un'amante, Jeanne, una ragazza cattolica il cui padre non riesce a tollerare che la figlia sia innamorata di un ebreo. Il figlio nato dalla loro unione viene portato in segreto in un convento. Modigliani e Jeanne non riescono a rassegnarsi della perdita del loro bambino, ma hanno bisogno di soldi. Amedeo, di notte, esce di casa e sotto la pioggia battente arriva al Café per iscriversi alla competizione artistica del giorno successivo che mette in palio una forte somma di denaro. Sprezzante, anche Picasso si alza dalla sua sedia e scrive il suo nome tra quello dei partecipanti. Parigi si entusiasma e gli artisti hanno una sola notte per dipingere, per imprimere sulla tela i colori della loro anima e per tracciare la strada che prenderanno le loro vite...
  • Altri titoli:
    Untitled Modigliani Project
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: LUCKY7 PRODUCTIONS, UKFS, CINESON PRODUCTIONS, ISTITUTO LUCE, BAUER MARTINEZ STUDIOS, MEDIAPRO PICTURES, ALICELEO SRL, FRAME WERK PRODUKTION GMBH & CO. KG
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE (2005)
  • Data uscita 13 Maggio 2005

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Parigi, 1919. La tragica storia d'amore fra il pittore livornese Amedeo Modigliani (Andy Garcia) e la bella Jeanne (Elsa Zylberstein), osteggiata dal padre di lei - contrario all'idea che sua figlia frequenti un ebreo - e continuamente messa a repentaglio dagli stravizi del pittore, sopraffatto da alcool e droghe. Sullo sfondo, il Café Rotonde, punto di ritrovo per una cerchia di artisti (Picasso, Stein, Rivera, Cocteau, Soutine e Utrillo) nell'immediato dopoguerra parigino. Mischiando fatti storicamente accaduti (come la relazione fra Jeanne Hebuterne e Modigliani, conclusasi con il suicidio della ragazza all'indomani della morte di lui) ad avvenimenti inventati alla bisogna, lo scozzese Mick Davis - al secondo lungometraggio dopo The Match, mai uscito nelle nostre sale e prossimo alla lavorazione di un progetto sul Dorian Gray di Oscar Wilde- scrive e dirige questo I colori dell'anima, pastrocchio dall'eccessiva durata (127') e dalla consistenza pressoché nulla. Stucchevole dal punto di vista melodrammatico, banalmente infantile nella rappresentazione della rivalità tra Modigliani e Picasso - al quale non rende un gran bel servigio l'interpretazione di Omid Djalili - e insostenibile per quanto riguarda tonalità cromatiche (Emmanuel Kadosh, direttore della fotografia, utilizza illuminazioni differenti un po' come capita) e scelta delle musiche (l'Ave Maria schubertiana rielaborata in chiave etnica accompagna gli artisti nel momento della creazione pre-gara), il film meriterebbe d'esser visto solo per i quadri - di originali ce ne sono solo un paio - che di tanto in tanto vengono esposti.

CRITICA

"'I colori dell'anima' di Mick Davis racconta l'aspra rivalità tra Picasso e Modigliani, ma anche le loro passioni. Soprattutto, l'amore di Jeanne, cattolica, con l'ebreo Amedeo Modigliani. Dopo Gérard Philipe in 'Gli amori di Montparnasse' e Richard Berry in 'Modì', è toccato al cubano Andy Garcia portare sullo schermo l'artista livornese e la rivalità con Picasso. Ma l'attore, cercando di sembrare italiano, dà vita a uno degli stereotipi più banali. E i dialoghi fra i due appaiono improbabili. Modigliani è solo l'ultimo di una lunga serie di pittori, la cui storia è stata portata al cinema: Van Gogh, Frida, Caravaggio, Picasso. Ma la vita di questi artisti geniali, per la verità, non ha generato capolavori." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 13 maggio 2005)

"Sbaglia Mick Davis quando afferma, nelle sue note di regia, di aver affrontato con 'I colori dell'anima - Modigliani', una 'grande storia d'amore mai raccontata'. Infatti a questa vicenda dedicò nel 1958 il film 'Montparnasse' nientemeno che Jacques Becker, con due divi carismatici come Gérard Philipe e Anouk Aimée: un film del quale si parlò molto, nel bene e nel male, anche perché lo sceneggiatore Henri Jeanson si sentì tradito e fece causa. Disinvolto nell'attribuirsi una primogenitura infondata, Davis lo è ancora di più quando imposta il suo film su una forsennata competitività fra Modigliani e Picasso di cui è difficile trovare conferma nella vastissima bibliografia sull'argomento. (...) Tutto ciò sullo schermo è sostenuto da un misto di ingenuità e buona fede, per cui insistere sulla scarsa attendibilità dell'insieme e dei particolari sarebbe ingeneroso. Tanto per dirne una, il regista fa intrecciare ai suoi protagonisti passi di danza per le vie notturne di Parigi 1919 sull'onda di 'La vie en rose' cantata da Edith Piaf (che allora aveva quattro anni). Scarsa anche la rispondenza fra il corpulento e grossolano interprete Omid Djalili e il vero Picasso; e lo stesso si può dire per l'anziana attrice che incarna Gertrude Stein, all' epoca non ancora cinquantenne. Strane trasandatezze per una messinscena che sotto altri aspetti (scenografia e ambientazione realizzate in Romania) è meticolosa e rispettabile. Com'è luminosa la presenza di Elsa Zylberstein, agnello sacrificale sull' altare dell'amour fou." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera, 14 maggio 2005)

"'I colori dell'anima' è un film coraggioso, sfrontato e soprattutto sbagliato. (...) L'assenza della pittura come percorso creativo, al di fuori dell'esistenza umana, è un'assenza gravissima, che riduce quel periodo a un carnevale parigino e quei personaggi a misere macchiette, anche se va osservato che Andy Garcia, di origine cubana, merita l'onore delle armi, per la varietà espressiva e l'impegno drammaturgico, superiore a ciò che prescrive la sceneggiatura. Tutto nobilmente sbagliato, fino all'autodistruzione, come Modì." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 20 maggio 2005)
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