I baccanali di Tiberio

ITALIA - 1959
Un pullman, guidato dall'autista Cassio, trasporta una comitiva di turisti, che con il cicerone Primo si dirigono alla Villa di Tiberio. In prossimità del Salto di Tiberio, i due colleghi vanno a finire in fondo al precipizio. Quando riprendono conoscenza, Primo e Cassio si ritrovano nell'epoca dell'Impero Romano, alle prese con un corpo di ballerine giunte dall'Inghilterra per partecipare al grande baccanale di Tiberio. Incontrano anzi lo stesso Imperatore al quale, usando il ricatto, impongono la propria volontà: vengono quindi congedati dal servizio militare e si introducono nella Corte Imperiale. Si sparge la voce che le ballerine cospirano con Lacone, segretario particolare di Tiberio. Capeggiate da Cinthya, hanno deciso di uccidere l'Imperatore durante la danza delle frecce, e intanto, per salvare Cassio e Primo, minacciati di arresto, li fanno entrare, travestiti da ballerini, nel corpo di ballo. Ma nel momento in cui dovrebbe partire la freccia fatale destinata ad uccidere l'imperatore, interviene Pomponia, che avendo scoperto la trama, fa arrestare tutto il corpo di ballo con Cassio e Primo. A questo punto si scopre che Cinthya è figlia di Tiberio e che il solo traditore è Lacone, che viene giustiziato, mentre le ballerine, con Cassio e Primo, vengono liberate. Cassio e Primo sono felici di aver riacquistato la libertà ma precipitano di nuovo dall'alto del Salto. Ora si risvegliano nell'epoca moderna, lieti di aver sognato una così fantastica avventura: prima di riprendere la via del ritorno, s'imbattono in Cinthya e Tiberio, che sono semplicemente due turisti.
  • Altri titoli:
    Tiberius
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICA, EASTMANCOLOR
  • Produzione: CINEPRODUZIONI EMO BISTOLFI (ROMA)
  • Distribuzione: WARNER BROS. - MAGNUM 3B - AVO FILM

CRITICA

"Si tratta di un assai modesto lavoro." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 47, 1960)

"Questa farsa vorrebbe essere una satira isipirata alla storia; in realtà potrebbe essere al massimo definita una parodia della satira, dettata com'è da un'ispirazione di dubbio gusto, nella quale appaiono di tanto in tanto trovate più o meno sollazzevoli". (Umberto Tani, 'Intermezzo', 1-2, 31 gennaio 1960).
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