Hostages

RUSSIA, GEORGIA, POLONIA - 2017
2,5/5
Hostages
Georgia sovietica, 1983. I preparativi per il matrimonio Nika e Ana sono in pieno svolgimento ed è un grande giorno per le elitarie famiglie di entrambi. Per gli sposi ei loro amici, però, i festeggiamenti sono in realtà una copertura, perché i due novelli sposi stanno tramando un'audace fuga dall'Unione Sovietica. Hanno infatti deciso di abbandonare la loro claustrofobica quotidianità per andare a scoprire il mondo libero e lasciare la soffocante realtà familiare e del Paese. Così, il giorno dopo il matrimonio, Nika e Ana mettono in atto la parte più rischiosa del piano: dirottare un volo locale da Tbilisi a Batumi costringendolo a un atterraggio in Turchia, il paese più vicino alla Georgia che non fa parte del blocco orientale. Quando l'aereo parte, la pressione per la coppia aumenta rapidamente e per i due dilettanti dirottatori niente va come previsto. Ispirato a fatti realmente accaduti.
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Produzione: MIKHAIL FINOGENOV, TAMARA TATISHVILI, REZO GIGINEISHVILI, VLADIMER KATCHARAVA PER NEBO FILM COMPANY, 20 STEPS PRODUCTIONS, EXTREME EMOTIONS
  • Distribuzione: MERLINO DISTRIBUZIONE (2018)

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

“Ma perché l’hanno fatto? Avevano tutto”. E’ il refrain di Hostages, diretto dal georgiano classe 1982 Rezo Gigineishvili, già passato dal Panorama dell’ultima Berlinale e ora in cartellone alla Festa di Roma.
Genere thriller, senza invero molta suspense, torna al “caso dei ragazzi sull’aereo”, ovvero di una compagnia di ragazzi di ottima famiglia che nel 1983 cercarono di fuggire dalla Georgia, allora sotto il dominio sovietico, dirottando un aereo diretto a Batumi, sul Mar Nero, alla volta della vicinissima Turchia.

Protagonisti sono l’attore Nika (Irakli Kvirikadze) e  l’amata Anna (Tina Dalakishvili), che si sposano: il viaggio di nozze, accompagnati dagli amici, sarà l’occasione buona per espatriare armi in pugni, approfittando di complicità, benevolenza e, appunto, l’onda lunga del matrimonio. Ma finirà in tragedia, una tragedia meccanica, sorda, ineluttabile…

Se ne volevano andare, questi ragazzi in jeans, per abbracciare l’Occidente che amavano, tra un vinile dei Beatles e una sigaretta Camel: quasi nulla andò come pianificato, anche perché di pianificato v’era davvero poco. Tentativo, il loro, libertario quanto velleitario, che Hostages – la valenza, ovvero l’applicabilità, è diffusa: non solo gli ostaggi sull’aereo, ma i ragazzi stessi, anzi, soprattutto loro – fotografa bene in due momenti: il matrimonio, tra danze, musica e bevute, e, appunto, il tentativo di prendere il controllo dell’aereo.

Ma sul resto l’effetto è flou, anche abbastanza pesante: le psicologie non aggettano, la ricostruzione si limita a costumi e scenografie, il senso di quel folle volo non viene fuori bene. Una tranche de vie anche sapida, ma esigua. Troppo. Urgeva sceneggiatura, ovvero approfondimento dei caratteri, più puntuale e puntuta. Peccato.

NOTE

- PRESENTATO AL 67. FESTIVAL DI BERLINO (2017) NELLA SEZIONE 'PANORAMA SPECIAL'.

- PRESENTATO ALLA XII EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2017) NELLA SEZIONE 'TUTTI NE PARLANO'.
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