Hostage

GERMANIA, USA - 2005
Hostage
Jeff Talley, poliziotto del dipartimento di Los Angeles esperto di mediazioni con i criminali nelle situazioni di crisi con gli ostaggi, dopo aver fallito una missione in cui hanno perso la vita una donna e un bambino, decide di trasferirsi nel sobborgo di Bristo Camino, prendendo il comando della locale stazione di polizia. La forte delusione e i sensi di colpa lo portano anche ad allontanarsi da sua moglie e sua figlia. Quando tre rapinatori, dopo un colpo finito male, si rifugiano in una casa prendendo in ostaggio una famiglia, Jeff è costretto a scacciare i fantasmi del passato e a rimettersi in gioco.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, POLIZIESCO, THRILLER
  • Tratto da: romanzo "L'ostaggio" di Robert Crais (ed. Mondadori)
  • Produzione: MIRAMAX FILMS, STRATUS FILM CO., CHEYENNE ENTERPRISES, EQUITY PICTURES MEDIENFONDS GMBH & CO. KG
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 18 Marzo 2005

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Dopo dieci anni di servizio alla SWAT, sette dei quali trascorsi come primo negoziatore di ostaggi, Jeff Talley (Bruce Willis) decide di mollare tutto in seguito ad un'operazione finita tragicamente. Abbandonerà Los Angeles per assumere il comando della polizia locale nella tranquilla cittadina di Bristo Camino. Un anno più tardi, però, proprio qui dovrà gestire il sequestro più delicato della sua vita: salvare un contabile corrotto (Kevin Pollak) diverrà l'unico modo per poter riabbracciare sua moglie e sua figlia.
Secondo lungometraggio per il francese Florent Emilio Siri (Nido di vespe) che, ancora una volta, dimostra di aver talento da vendere dietro la macchina da presa: ogni inquadratura è costruita per mantenere la tensione narrativa a livelli altissimi e l'intreccio riesce ad accattivare fino all'ultima sequenza. Tratto dal romanzo di Robert Crais, Hostage è un dignitoso film di genere che, pur soffrendo di qualche incongruenza e di alcuni eccessi nella caratterizzazione dei personaggi (soprattutto nel caso del giovane sbandato interpretato da Ben Foster), arriva dritto allo scopo: l'intrattenimento è assicurato e Bruce Willis, piaccia o meno, funziona come ai tempi di Die Hard.
Originali e suggestivi i titoli di testa. Buona, anche se a tratti pomposa, la fotografia del nostro Giovanni Fiore Coltellacci, alla sua seconda collaborazione con Siri.

CRITICA

"Addio blue steel parte seconda. Bruce Willis abbandona di nuovo il suo inconfondibile sguardo sexy con boccuccia che Ben Stiller canzonava in 'Zoolander'. La prima volta fu per Terry Gilliam e il suo 'Esercito delle 12 scimmie'. Risultato: la migliore interpretazione di Willis. Il secondo film tutto senza blue steel è 'Hostage' scatenato e godibilissimo action-thriller barocco del francese Florent Emilio Siri dove lo sceriffo Bruce, poliziotto traumatizzato esperto in sequestri, fronteggia contemporaneamente una banda di giovani rapitori e una lobby di supercriminali che forse controlla l'FBI. Accidenti, incidenti, morti e pallottole vengono giù a catinelle come in 'Nido di vespe', precedente di Siri che era già uno spasso. Anche qui la storia nasce da strani incroci del caso. Poi ci pensa il casinaro Siri a fare esplodere tutto facendo volare la cinepresa tra fiamme, torture psicologiche, sangue, ossa rotte e inaspettati romanticismi. Menzione speciale per Ben Foster, straordinario criminale dark che cita nel look Robert Smith dei Cure, rockstar che ispirò già 'Il corvo'". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 18 marzo 2005)

"L'unico interesse è distinguere il molto dejà vu dal raro jamais vu. Ma anche chi va al cinema solo per stordirsi ormai avvertirà il logorio del genere, oltre all'inconsistenza della polarizzazione del troppo buono opposto ai troppo cattivi." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 18 marzo 2005)

"Ha un'estrazione cinefila, si è nutrito di noir americano anni '40 e di Nouvelle Vague e tra gli autori che lo hanno influenzato ci sono Hawks, Carpenter e Leone. Il giovane regista francese Florent Emilio Siri con il suo secondo lungometraggio 'Nido di vespe' ha conquistato pubblico e critica e ora ha realizzato quel sogno hollywoodiano coltivato da tanti colleghi. Bruce Willis, icona del cinema d'azione violento e fracassone, ma anche produttore intelligente e talent scout, gli ha proposto di portare sullo schermo la sceneggiatura tratta dal romanzo 'Hostage' del giallista Robert Crais (...) Willis sfoggia la consueta grinta in un buon thriller attento alle psicologie e pieno di depistaggi." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 19 marzo 2005)

"Diretto da Florent Emilio Siri, allievo di Rohmer, il film è una lunga variazione sul tema di 'Ore disperate': la famiglia tenuta in ostaggio da patologici delinquenti. Non ci sono più i borghesi d'una volta, papà è un boss, però restano i piccini sequestrati. Bruce Willis fa di tutto e di più, ma è difficile riconoscere nel noir non malfatto ma piatto stilisticamente, tutto quell'amore per la famiglia a disposizione del marketing. (...) Trattasi di film bombarolo giocato sul doppio e sugli opposti come un videogame e con un errore cinefilo nel doppiaggio: quello di Lubitsch è il Cielo e non il Paradiso può attendere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 marzo 2005)
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