HIPNOS

SPAGNA - 2004
HIPNOS
Beatriz Vargas è una giovane psichiatra che lavora in una prestigiosa clinica psichiatrica specializzata in ipnosi. Nella casa di cura, situata in una zona assai isolata, è ricoverata una bambina che, dopo aver assistito all'omicidio della madre, ha smesso di parlare. Non appena comincia a migliorare, grazie alle sue cure, la bambina viene trovata con le vene tagliate, priva di vita, in una vasca da bagno. Nella mente di Beatriz realtà e fantasia cominciano a confondersi mentre l'unica cosa certa è che la prossima a morire sarà lei....
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Tratto da: ROMANZO DI JAVIER AZPEITIA
  • Produzione: SANDRA HERMIDA MUNIZ PER DEA PLANETA S.L.
  • Distribuzione: DNC (2005)
  • Vietato 14
  • Data uscita 6 Maggio 2005

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

La giovane e attraente psichiatra Beatriz Vargas accetta un impiego presso una prestigiosa casa di cura specializzata in ipnosi. Il caso di una bambina ricoverata dopo aver assistito al brutale omicidio della madre attira la sua attenzione. Beatriz riesce a varcare il muro di incomunicabilità della piccola, ma questa viene trovata morta in una vasca con le vene tagliate. Un paziente sofferente di amnesia l’avverte che potrebbe non essere un suicido: la percezione di Beatriz inizia a vacillare. Una terrificante certezza si installa nella sua instabilità psichica: sarà lei la prossima a morire. Horror psicologico firmato dallo spagnolo David Carreras, Hipnos si costruisce nell’inconscio alla deriva della protagonista Cristina Brondo: immagini e suoni borderline scagliati sullo schermo secondo le traiettorie folli di una mente sottratta a se stessa. Montaggio frenetico (sovente parallelo tra realtà e immaginazione), camera parossistica, colonna sonora invasiva e assordante, ma a cadere in ipnosi è in primis la sceneggiatura, fortemente debitrice nei confronti del genere di appartenenza e nondimeno sconclusionata e introversa fino all’implosione. Ellissi e sfalsamento di piani drammaturgici sono potenti veicoli di paura, ma quando si esagera il risultato è un’incomprensibilità che apre all’indifferenza dello spettatore. Il sonno della sceneggiatura genera mostri cinematografici.

CRITICA

"In una sorta di bunker di legno e metallo e pareti di un bianco accecante simile più ad una cella frigorifera che a una clinica si snoda il paranoico cammino della protagonista, Cristina Brondo, costruito come un puzzle che invece di aggiungere tessere procede per sottrazione, rispondendo ad un meccanismo caro al thriller: svelare per coprire il segreto. Nel caso di 'Hypnos' diretto David Carreras, del quale evidentemente non vogliamo svelare nulla, intanto bisogna mettersi d'accordo sul termine thriller. Perché qui la fin troppo meticolosa e cerebrale ricerca dei meccanismi psicologici che governano i comportamenti dei personaggi soffoca, per non dire annienta, la doverosa sferzata adrenalinica. Ciò che rimane è un gioco tra fantasia e realtà, passato, presente e allucinazioni varie che non riesce a supportare il già di per sé ambizioso sottotesto: la paura di crescere, di ammettere le proprie paure, di districarsi nel terribile labirinto piastrellato di sangue e terrore." (Leonardo Jattarelli, 'Il Messaggero', 6 maggio 2005)

"Mentre giapponesi e coreani stanno conquistando i mercati occidentali con i loro horror postmoderni, gli spagnoli pur confezionando thriller-horror dai modelli di immediata riconoscibilità, non riescono a coinvolgere un vasto pubblico internazionale alla ricerca di nuove emozioni, di storie più inquietanti. 'Hipnos', per esempio, opera prima di David Carreras, tutto questo non lo offre, impegnato com'è a riproporre senza molta fantasia il versante medici carnefici-pazienti vittime. (...) Carreras mescola in maniera farraginosa traumi infantili e incubi, immaginazione e realtà. Suggestiva però l'ambientazione della clinica con i corridoi circolari che nascondono segreti e omicidi." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 7 maggio 2005)

"Dalla Spagna un thriller banale, il cui manifesto afferma che nulla è quello che sembra (a parte il film che sembra brutto e lo è). Cristina Brondo rimesta nell' inconscio sessuale come in un sexy thriller italiano degli anni 60." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 maggio 2005)
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