HIMALAYA - L'INFANZIA DI UN CAPO

HIMALAYA - L'ENFANCE D'UN CHEF

FRANCIA, SVIZZERA, GRAN BRETAGNA, NEPAL - 1999
HIMALAYA - L'INFANZIA DI UN CAPO
TRAMA BREVE
Nelle vastità della regione himalayana i rudi contadini di un villaggio hanno come unica ricchezza il sale dell'Alto Tibet che devono estrarre e scambiare con l'orzo prodotto, al di là delle montagne, nelle ricche e fertili vallate del Nepal. Il viaggio per trasportare il sale mette alla prova il coraggio di tutti e trasforma i semplici contadini in eroici carovanieri.

TRAMA LUNGA
Alture del Dolpo, nella zona nord-ovest dell'Himalaya. Venuto a conoscenza della morte del figlio, Tinlè, anziano e stanco, pensa che il colpevole possa essere Karma, figura ambiziosa all'interno del gruppo. Per reazione, prende l'iniziativa di organizzare in prima persona la carovana di yak che come ogni anno deve mettersi in movimento per il trasporto del sale. Ciò avviene contro il volere di Karma, che vede schierarsi dalla parte di Tinlè tutti gli anziani e il nipotino Passang. Alla fine si muovono tutti insieme e prendono il sentiero del lago, quello detto 'dei demoni'. Tormente di neve rendono impossibile il cammino. Quando rimangono viveri solo per quattro giorni, molti chiedono di fermarsi ma Tinlé vuole arrivare al passo. A questo punto il vecchio capisce che è il momento di passare a Karma la fascia del comando e gli dice che un uomo riceve gli ordini da Dio. Subito dopo Tinlé accusa un malore, si ferma ma in breve muore. Il piccolo Passang dice che il vecchio va a trovare il padre suo nel paradiso di Buddha.
  • Altri titoli:
    CARAVAN
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: AVVENTURA
  • Produzione: JACQUES PERRIN, ANTELOPE (UK), BAC FILM, FRANCE 2 CINEMA, GALATEE FILM (FR), LES PRODUCTIONS JMH (CH), LES PRODUCTIONS DE LA GUEVILLE, NATIONAL STUDIOS INC.
  • Distribuzione: LUCKY RED (2000)

NOTE

- HANNO PARTECIPATO AL FILM GLI ABITANTI DI TARAP, CHARKA, RINGMO E SALDANG.
- GIRATO A DOLPO (NEPAL) DAL SETTEMBRE 1997 AL LUGLIO 1998.
- NOMINATION AGLI OSCAR 2000 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"L'anziano Tinlé è tibetano, buddista non violento, ma è anche un leader, un uomo d'azione, e proprio come certi vecchiacci occidentali non molla mai l'osso. La sua epica lotta contro la montagna e i suoi demoni maligni è il cuore di un film grandioso e commovente, candidato all'Oscar la scorsa stagione. (...) Tra tempeste terribili, fatiche disumane e immagini superbe si svolge l'antico duello tra i vecchio e il nuovo, gli dei e la ragione. E alla fine tutti avranno imparato qualcosa". (Manuela Grassi, 'Panorama', 9 novembre 2000)

"Attento ai paesaggi, ai riti, ai costumi, Valli lascia (troppo) sullo sfondo l'economia materiale; sfiora la dimensione religiosa, concentra in quel lama strappato dal padre alle preghiere e ai dipinti per seguirlo in montagna; e regala le emozioni più intense quando, nella seconda parte, riesce a convertire il racconto in parabola senza tempo. Resta la sensazione di aver visto un film fatto di immagini bellissime ma come prive di peso, non di corpi che vivono, soffrono, amano e muoiono". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 novembre 2000)

"L'autore dice di non aver fatto un western d'altura. Ma ci sono anche il racconto di formazione, il documentario antropologico e la parabola edificante. Troppo per un piccolo film". (Paolo Mereghetti, 'Io Donna', dicembre 2000)
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