Hi, Mom!

USA - 1970
Hi, Mom!
Reduce dal Vietnam, Jon Rubin intende reinserirsi nella vita civile della New York del 1967. Trovata una modestissima camera, scopre che dalla finestra si possono tenere d'occhio tutti gli interni del grattacielo che sta di fronte. Pensa allora di realizzare un film di "pura arte guardona" in 8 mm e convince il signor Banner, un produttore di filmetti porno, a finanziarlo. Per essere più realista, non si accontenta di quanto riesce a rubare dalla "privacy" altrui e decide di sedurre Judy Bishop, una graziosa dirimpettaia. Il film però fallisce poiché la cinepresa, predisposta ad orologeria affinché si metta in moto al momento opportuno, si affloscia riprendendo quanto accade in un altro appartamento. Abbandonata la vocazione di "regista-voyeur", Jon si improvvisa attore per una compagnia "underground" in lotta per i diritti degli afroamericani. Anche questo impegno non dura. Legato ormai a Judy che è in procinto di renderlo padre, Jon diviene assicuratore e cede momentaneamente al borghesismo degli elettrodomestici e dei prodotti di consumo. Incapace di resistere anche a questa condizione di vita, decide di compiere un gesto eclatante...
  • Altri titoli:
    Blue Manhattan
    Confessions of a Peeping John
  • Durata: 87'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85), EASTMANCOLOR
  • Produzione: CHARLES HIRSCH PER WEST END PRODUCTIONS
  • Distribuzione: REAK (1978) - DVD: RAROVIDEO (2012)

CRITICA

"(...) Il film appare stravagante, anticonformista, persino rozzo nel suo evidente rifiuto delle cromature da prodotto di grande consumo nell'ambito di una cinematografia e di un pubblico integrati nel sistema. Però il rifiuto è fatto con molta fantasia, con molte intuizioni, con viva aderenza sia al singolare personaggio sia a certi deteriori aspetti della società su cui ampiamente ironizza. La figura del reduce, vero o finto che sia, è altamente emblematica e terrificante per il misto di attraenza esteriore, di vuoto interiore, di disinvolta disposizione all'affettuosità, al losco mercato del porno, allo spietato terrorismo. Lo sguardo che viene dato in questa sorta di 'finestra sul cortile' è a sua volta impietoso e istruttivo." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 85, 1978)
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