Hesher è stato qui

Hesher

USA - 2010
T.J. Forney ha 13 anni, vive con il padre Paul e ha da poco perso sua madre. Hesher è un giovane metallaro solitario, capellone e tatuato, che odia il mondo e vive nel suo furgone... fino al giorno in cui incontra T.J. e si trasferisce a casa sua. Hesher sembrerebbe la persona meno adatta per aiutare T.J. ad affrontare il suo lutto, ma in realtà, con i suoi eccentrici stratagemmi, è l'unico veramente in gradi di liberarlo dalla sua profonda tristezza. E grazie a lui T.J. e Paul troveranno un modo per essere di nuovo una famiglia.

CAST

CRITICA

"Il tipo del vagabondo salvifico non è nuovo: data almeno da 'Boudou salvato dalle acque' di Jean Renoir. Qui è il protagonista di un revival grazioso, dallo stile molto 'indie', con i pregi e i difetti del prodotto da Sundance Film Festival. I primi superano di gran lunga i secondi, però; peccato che non ci venga risparmiata una sequenza clou al rallentatore, vezzo un tempo inflazionato nel cinema ma ormai fastidioso." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 3 febbraio 2012)

"Variando registro e permettendosi una marginalità hollywoodiana dove l'interpretazione supera il divismo, Joseph Gordon-Levitt è forse il pianeta più misterioso della sua generazione. Una sorta di congiuntura o di fuga determinata da una sempre più florida industria indie in cui la fede nel cinema può finalmente rifondarsi. 'Hesher è stato qui'; distribuito da Bolero Film e già cult all'estero, mette in scena la sua qualità di profeta che non sa di esserlo e ricorda il 'Boudu Saved From Drowning' di Jean Renoir. Nel film di debutto di Spencer Susser assistiamo a una riflessione molto intima e personale sul superamento della morte, materna popolana che pur di farsi accettare e rendersi adeguata al nostro tempo chiama a raccolta un ragazzetto metal di malavita e due improbabili depressi. (...) I corpi, come le lamiere delle automobili, sono l'oggetto di riciclo su cui ruota l'intera pellicola. Escludendo il conteso più vasto del riscatto sociale, la forza di Hesher sta nel raccontare la tragedia come una strada che non esclude mai la speranza (fine a se stessa), destinata a lasciarci più soli di com'eravamo, alquanto facile e riduttiva, compatta, compressa, patetica come lo sputo di un bambino. Lo sa Joseph Gordon-Levitt, conteso al cinema da Spielberg, Nolan e Tarantino eppure sempre più ingovernabile, senza gabbie. Lo sa bene Natalie Portman, produttrice e qui interprete di una cassiera infelice, in attesa che qualcuno arrivi a salvarla. Non c'è niente da fare. Bisogna aspettare." (Filippo Brunamonti, 'Il Manifesto', 3 febbraio 2012)

"Alcuni spunti non sono banali, ma la volgarità dello stravagante sconosciuto non risparmia proprio nulla allo spettatore." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 3 febbraio 2012)

"Il capellone Hesher ha un omino che si spara in testa disegnato sul petto e un gigantesco dito medio tatuato sulla schiena. Li vedremo spesso visto che indossa raramente la maglietta. (...) Ambientato in un'America squallida e marginale, 'Hesher è stato qui' supera le strettoie del cinema indipendente Usa nonostante il retorico finale al ralenti. Gordon-Levitt è straordinario e il regista è bravo a non far di Hesher un nuovo 'Boudu salvato dalle acque'. Rispetto all'eroe del capolavoro di Renoir, questo vagabondo è stupido, superficiale e non meno in difficoltà della famiglia piccolo borghese che sconvolgerà. Piccolo ruolo per Natalie Portman, cassiera disperata." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 febbraio 2012)

"È un film intimista in una cornice di triste realtà: dove nessuno sembra preoccuparsi di un bambino minacciato da un bulletto, anche se il tutto avviene magari nel corridoio della scuola. (...) Il racconto convince poco e il finale assolutorio ancor meno, però l'esordiente Spencer Susser dimostra sensibilità e mano felice con gli attori: da Joseph Gordon-Levitt (Hesher) a Devin Brochu (TJ), dalla intensa nonna Piper Laurie (la migliore) a Natalie Portman, anche produttrice, cassiera sperduta di fronte alle difficoltà della vita." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 3 febbraio 2012)

"22 produttori e un dito medio alzato tatuato sulla schiena: 'Hesher' ha tutte le stimmate dell'indie, ma il miracolo non c'è. Ennesima elaborazione del 'Boudu salvato dalle acque' di Renoir, l'opera prima di Spencer Susser è il one man show di un Joseph Gordon-Levitt totalizzante, aggressivo e tre metri sopra il cielo, che vi farà scordare il timidone di '500 giorni insieme'. Un sosia di Charles Manson, il suo Hesher, metallaro, capellone, tutto 'fuck', porno e tatuaggi. Ma salvifico: occupa il garage di una casetta a San Fernando Valley, e aiuta il piccolo T.J. (Devin Brochu) a elaborare il lutto della madre appena morta. Pare non gliene importi nulla di niente e di nessuno, ma a suo modo Hesher è caritatevole e 'rieducativo': problema, tra una lezione di bong a nonnino e una sessuale a T.J., il film manda fuori giri la sua trasgressione, col risultato di prendersi poco sul serio e di appiccicare in coda all'apologia del freak un 'amor vincit omnia' di dubbio gusto. Rimane in maiuscolo la prova di Gordon-Levitt, ma è un assolo senza accompagnamento." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 2 febbraio 2012)
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