Hero

Ying Xiong

HONG KONG, CINA - 2002
Hero
Più di duemila anni fa la Cina era divisa in sette regni che si combattevano tra loro senza tregua portando le popolazioni allo stremo. Durante il periodo dei cosiddetti Stati Guerrieri, iI re di Qin era il più determinato tra i sovrani a conquistare tutta la Cina per diventarne il Primo Imperatore. Per questo numerosi killer, eroi solitari, avevano tentato nel tempo di colpirlo. Ma lui - che ne temeva sopratutto tre: Spada Spezzata, Neve che vola e Cielo - aveva promesso denaro e un'udienza con lui a chiunque li avesse sconfitti. Un giorno arrivò al palazzo Senza Nome recando le armi leggendarie di tutti e tre. Su richiesta del sovrano raccontò come era riuscito a vincerli ma il re aveva una storia diversa che spiegava perchè Senza Nome fosse seduto al suo cospetto. Niente è come appare.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: BILL KONG PER BEIJING NEW PICTURE FILM CO., ELITE GROUP ENTERPRISES
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2004)
  • Data uscita 8 Ottobre 2004

RECENSIONE

di Paolo Aleotti

Visionario, intriso di poesia, magia, colori. Epico e ipnotizzante. E’ Hero, la pellicola più costosa mai realizzata in Cina (almeno fino al 2002, anno di produzione), composizione fantastica e spettacolare che dipinge e iscrive gli stili e le vite di eroi e antieroi all’interno della tradizione orientale. Nel lungo periodo delle guerre cinesi (terzo secolo a.C.), il paese era diviso in sette regni. Il Re di Qin era il più determinato a diventare Primo Imperatore. E per questo bersaglio di assassini provenienti dagli altri sei regni. Tra i più temibili: Spada spezzata, Neve che vola e Cielo. Sconfitti uno dopo l’altro, grazie ai trasognati duelli di Senza Nome, errante cavaliere solitario che si è allenato per 10 anni con la spada e che possiede l’astuzia di sfruttare, per vincere, anche l’amore che unisce Neve che vola e Spada spezzata. A chi avesse sconfitto i terribili nemici, il Re Qin aveva promesso denaro, potere e un’udienza privata. L’approccio di Senza Nome al Re di Qin è il passaporto spettacolare di Hero. Si avvicina alla residenza reale superando sterminate file geometriche di migliaia di soldati, raggiunge i fastosi saloni interni e gli viene concesso di avvicinarsi al Re più di quanto ognuno abbia mai potuto fare. Si incrociano spade e sguardi. Corpi leggeri avvolti da lvesti bianche, verdi, nere, fluttuano sopra laghi immoti, a fianco di cascate scroscianti, tra pareti di legni intrecciati; una pioggia di foglie, gialle d’autunno, vira al rosso, come il sangue della tragedia che si sta compiendo. L’intero film è un trionfo di arti marziali e uno sfoggio di bravura da parte delle superstar asiatiche, radunate dirette e fotografate magistralmente. Il bravissimo Jet Li è Senza Nome. Spada Spezzata e Neve che vola sono i due magnifici interpreti di In the Mood for Love, Tony Leung Chiu Wai e Maggie Cheung Man Yuk. Il direttore della fotografia, Christopher Doyle, che ricerca per Zhang Yimou l’intensità dell’espressionismo che regala usualmente ai film di Wong Kar-wai. Con Hero, Zhang Yimou si conferma regista di grande talento, anche se, forse, il risultato finale risulta lievemente inferiore alla somma della bellezza di ogni singola scena. Ed il subliminale, ma non troppo, messaggio nazionalistico si confonde con gli splendidi colori del film.

NOTE

- DAL 475 AL 221 A.C. LA CINA ERA DIVISA IN SETTE GRANDI REGNI CHE SI COMBATTEVANO TRA LORO IN CONTINUAZIONE TANTO CHE SUN TZU SCRISSE IL CELEBRE TRATTATO SULL'ARTE DELLA GUERRA CONSIDERATO TUTTORA COME UNA BIBBIA. NELLO STESSO TEMPO - IL COSIDDETTO 'PERIODO DELLE CENTO SCUOLE' - FIORI' IL CONFUCIANESIMO E IL TAOISMO E SI STABILI' LO STATO FEUDALE.

CRITICA

"Scritto fra il 1999 e il 2000 sotto lo choc dei missili americani sull'ambasciata cinese a Belgrado; girato nel 2001 dell'incidente dell'Hunan (la cattura di un aereo spia americano), 'Hero' risponde a chi è insieme partner commerciale del film e rivale geopolitica della Cina. Comunista mai, cinese sempre, Zhang Yimou con 'Non uno di meno' e 'La strada verso casa' aveva dimostrato di saper fare ottimo spettacolo della storia contemporanea cinese; ora - allo stesso modo - ci riesce con quella antica." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 8 ottobre 2004)

"Diretto da uno dei registi più dotati, versatili (e ambigui) del cinema d'oggi, lo Zhang Yimou di 'Lanterne rosse', 'La storia di Qiu Ju', 'La strada verso casa', film assai diversi come si vede, 'Hero' è molte cose insieme. E' la conversione definitiva del suo autore a quella via orientale al grande spettacolo per occidentali ottenuta mixando arti marziali ed effetti speciali (riferimento obbligato: 'La tigre e il dragone' del taiwanese americanizzato Ang Lee). E' una involontaria ma perfetta metafora del neocapitalismo arrembante nella Cina postcomunista, ovvero una dimostrazione pratica di potenza cinematografica. (...) Naturalmente Zhang Yimou non è uno sprovveduto e il suo è anche un film visivamente irresistibile sul passato e il potere, la Storia e la verità, ovvero il modo in cui raccontiamo, manipoliamo e mettiamo in scena, letteralmente, la realtà. Con echi dal 'Rashomon' di Kurosawa per l'avvicendarsi di versioni sempre diverse della stessa storia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, 8 ottobre 2004)

"Esordendo nel kolossal il regista ha voluto fare di tutto e di più: più di Hollywood e Hong Kong messe insieme. Composte con una cura degna di Kurosawa, le immagini ci riempiono gli occhi: duelli sospesi nell'aria, combattimenti di uno contro cento, migliaia di frecce che piovono dal cielo; il tutto coreografato impeccabilmente da Ching Siu Tung ('Storie di fantasmi cinesi'). Però Zhang non si è fatto mancare neppure le soddisfazioni intellettuali: il racconto è una costruzione concettuale, dove le versioni dei fatti si contraddicono ('Rashomon') e ogni flashback ha un colore differente. Ha raggiunto lo scopo poiché 'Hero' è stato accolto trionfalmente non solo in Cina ma anche negli Usa. Eppure la perfezione dei dettagli va a scapito dell'anima: e il colore di una foglia finisce per contare più dei personaggi che sembrano (splendide) marionette mosse dai fili". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 ottobre 2004)

"Ambientato 2400 anni fa, 'Hero' si rifà alle leggende fiorite intorno al re Qin, unificatore della Cina, lo stesso che stava al centro di 'L'imperatore e l'assassino' (1999) di Chen Kaige. (...) Molti si entusiasmano a questo spettacolare carosello di ritualismi e sciabolate, a onta della constatazione che la pompa e la raffinatezza della confezione nascondono il vuoto, i personaggi sono fantocci e i divi cinesi a noi occidentali dicono poco. Tanto da far venire il dubbio che il regista Zhang Yimou sia ormai perduto alla causa del cinema d'autore." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 9 ottobre 2004)

"Questo magnifico kolossal in costume, presentato a Berlino e candidato all'Oscar nonché incomprensibilmente sigillato per due anni nei depositi distributivi nostrani, ricostruisce un passato grandioso e allude ai minacciosi conflitti nazionalisti assai più vicini nel tempo. Esaltato dall'uso labirintico di autocitazioni e flasback, 'Hero' cancella ogni diligenza calligrafica per trasformarsi in una squisita ricostruzione mentale, nel pretesto per condensare il lirismo romantico, la trascinante passionalità e il talento coreografico del versatile autore di 'Lanterne rosse'. (...) Zhang Yimou, ritenuto da alcuni un totem da cineclub, dimostra come gli siano, invece, consoni un grande respiro spettacolare e la naturale capacità di mescolare, tra musical e noir, arti marziali, possenti metafore ed effetti speciali digitali come e meglio di quanto ha fatto Ang Lee con 'La tigre e il dragone'. Influenzato da 'Rashomon' di Kurosawa (ma anche dai film hongkonghesi con Bruce Lee o Jackie Chan), 'Hero' propone una riflessione di trascinante visionarietà sulla manipolazione fatale della verità storica. Filosofico eppure mai pedante, Yimou esercita il lucido controllo del proprio talento nella ricerca del vagheggiato e utopistico equilibrio tra pace e sacrificio, tradizione e modernità, Oriente e Occidente." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 9 ottobre 2004)
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