HEIMAT 2 - DUE OCCHI DA STRANIERO

DIE ZWEITE HEIMAT - DIE FREMDE AUGEN

GERMANIA - 1992
Il giovane Hermann Simon trova a Juan, lo studente cileno, suo unico amico, un lavoro come insegnante di ginnastica, che gli procurerà il denaro per vivere a Monaco di Baviera. Più tardi Juan crede che ambedue guadagneranno bene, dando concerti nelle ville della ricca borghesia monacense, ma subito i musicisti restano delusi, perché, dopo un primo concerto non vengono pagati affatto. Intanto Juan pensa spesso a Clarissa (che crede amata da Hermann) e un giorno l'accompagna in treno a trovare sua madre in una cittadina vicina. Rimane poi solo con la signora, che gli dimostra simpatia, mentre Clarissa, che vorebbe star sempre lontana dalla mamma, dalla piccola città e dall'amore, va a comprarsi un nuovo violoncello, del quale è entusiasta. Intanto Hermann recatosi dalla signora Moretti, dove la stanza per lui dovrebbe esser libera, trova non solo la camera occupata, ma apprende che gli è stata rubata la valigia, contenente i suoi "tesori": tutte le sue composizioni, gli spartiti, la macchina fotografica e il cannocchiale. Intanto Clarissa e Juan, tornando in treno, si baciano, mentre Hermann avvilito, si fa incoraggiare dal carbonaro amico, poi, dopo aver assistito ad un mancato attentato dinamitardo, si reca ad un concerto di giovani, dove riesce a parlare un po' con Clarissa, che vorebbe ascoltare le sue composizioni, purtroppo rubate. Mentre le dice che la gelosia impoverisce gli amanti, viene avvicinato da Renate, che gli gira sempre intorno. Più tardi una signora, Elisabeth Cerphal, invita tutti nella sua grande casa con pianoforte, dove Clarissa canta "Due occhi da straniero", ed Hermann la guarda affascinato. Poi, mentre Renate continua a corteggiarlo, egli non ha il coraggio di accompagnare Clarissa di sopra con altra gente, e finisce col seguire Renate nella sua stanza, dove costei riesce finalmente a far l'amore con lui, cosa che la emoziona profondamente. Quando il giovane se ne va, lei rimane ad assaporare la propria felicità. Finalmente arriva la nave, e Juan, allegro, fa capriole nel parco, e si stupisce che l'amico abbia avuto un rapporto con una ragazza che egli trova repellente. Poi gli racconta che ha accompagnato Clarissa dalla madre, ma non ha fatto l'amore con lei. Dopo aver vagato a lungo di notte sotto la neve, Hermann si ammala seriamente, e viene curato dal carbonaro Josef, che gli mostra il bel ritratto a olio della propria madre, morta sotto un bombardamento, mentre il professor Schiller gli presenta la sua giovanissima amante, con la quale parte per Garmish. Poi Hermann migliora, e va ad ascoltare Clemens, che suona la batteria in un'orchestrina, ed ha una fidanzata, Gaby, quindi incontra Clarissa, che non vedeva da tempo, e la ragazza gli parla di Juan, col quale si sente più sola, e che la tratta come una malata; lei teme che gli uomini la odino, ma Hermann le piace. Dopo essersi confessati d'essere due ricci con molti aculei, i due giovani si baciano appassionatamente, ma lui non segue Clarissa in casa, e scappa. Ripensa al giuramento fatto, dopo la fine del primo amore, cioè di non dire più a una donna: ti amo. Avuto da Gaby, che lavora dalla signora Moretti, un messaggio che lo avverte del ritrovamento della sua valigia, il giovane rientra in possesso dei suoi "tesori" e anche dei cinquanta marchi. Successivamente per strada, Hermann, Clarissa e Juan trovano l'anziano e loquace professor Edel morto assiderato, e la ragazza urla, cercando aiuto. Poi i due giovanotti si promettono un'amicizia eterna, e abbracciano strettamente Clarissa.
  • Episodi: JUAN
  • Durata: 115'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: EDGAR REITZ FILM PRODUKTIONS (MONACO)
  • Distribuzione: MIKADO FILM - MONDADORI VIDEO

NOTE

SECONDO EPISODIO DI HEIMAT 2- DIE ZWEITE HEIMAT. AMBIENTATO NEL1960/61.
REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1993.
LA STORIA E' RACCONTATA IN 13 EPISODI OGNUNO DEI QUALI E' UN FILM A SE' STANTE ANCHE SE REALIZZATO CON LO STESSO STILE E LA STESSA TROUPE.
I TITOLI DEGLI EPISODI SONO : L'EPOCA DELLE PRIME CANZONI - DUE OCCHI DA STRANIERO - GELOSIA E ORGOGLIO - LA MORTE DI ANSGAR - IL GIOCO CON LA LIBERTA' - NOI, FIGLI DI KENNEDY - I LUPI DI NATALE - IL MATRIMONIO - L'ETERNA FIGLIA - LA FIGLIA DEL FUTURO - L'EPOCA DEL SILENZIO - L'EPOCA DELLE MOLTE PAROLE - L'ARTE O LA VITA

CRITICA

"Consigli per gli acquisti (e le conquiste) del tempo libero. Quelli che possono - i romani, per ora, o chi vive comunque nell'area metropolitana della capitale, ma presto anche chi vive in altre città d'Italia - non si perdano 'Heimat 2', cronaca di una giovinezza di Edgar Reitz, il romanzo cinematografico in tredici capitoli e ventisei ore (per la precisione, 26 ore e 32 minuti) che dopo il trionfo alla Mostra di Venezia '92 è arrivato al Nuovo Sacher di Roma, dove viene programmato, una puntata a settimana, di qui sino a maggio. Venite, signori: si ride e si piange, ci si diverte e ci si commuove, si ricorda e si rivive una fetta delle nostre vite, in un irresistibile feuilleton (o telenovela o saga) su tutti i nostri ieri. Perché 'Heimat 2' si svolge si in Germania, negli anni Sessanta. Ma racconta: di tutti noi: è la storia della generazione di chi scrive, dei padri - e delle madri - di chi oggi ha vent'anni dei figli di chi era adulto durante la guerra, del mondo nuovo che questa generazione ha pensato e sperato di creare, delle radicali trasformazioni che si sono prodotte nel costume e nelle coscienze in quei formidabili anni, della scoperta di un simulacro di parità femminile, delle illusioni della rivoluzione sessuale, del kennedysmo e del terrorismo, degli scontri e delle speranze, delle ribellioni e delle riconciliazioni che hanno costruito il mondo sicuramente diverso, per un po' forse migliore - uscito da quella piccola rivoluzione." (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 26 febbraio 1993)

"'Heimat 2' ha l'attrattiva delle sue contraddizioni. Da un lato rappresenta un ritorno al romanzo alla Thomas Mann, preso a modello del momento della sua maggiore fioritura; dall'altro inventa spregiudicatamente nuovi tempi narrativi e inedite forme di fruizione. Nello scegliere una scansione popolare da miniserie televisiva, riafferma i diritti e il primato di un'aristocraticissima ottica cinematografica. E mentre è in forte probabilità di restare come una delle testimonianze attendibili e palpitanti dei fervidi anni Sessanta, ne sancisce senza perifrasi il fallimento: nessuno dei protagonisti realizza la propria utopia, anzi man mano che le storie vanno avanti incombono toni masochistici e autodistruttivi. Anzichè tendersi una mano reciprocamente consolatrice, uomo e donna si combattono come nei drammi di Strindberg; e tutte, nessuna esclusa, le femmine del film risultano dal punto di vista maschile, inaffidabili e incomprensibili. Se tuttavia il punto d'arrivo del bildungsromam si colloca in un atroce dilemma fra l'assassinio e il suicidio, nello stesso tempo Reitz ci riporta i soprassalti della giovinezza, il gusto della sperimentazione del caso, il trionfo della sensucht (la 'nostalghia' dei russi) come chiave per assaporare la vita accettando con rassegnazione di non capirne granché." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 17 luglio 1993)

"L'azzardatissima scommessa è stata vinta: a Roma soprattutto, ma anche a Milano, Firenze e nelle altre piazze dove il film è uscito, le vicissitudini di Hermann e dei suoi amici sono state seguite da un pubblico fedele. Mentre, guarda caso, il passaggio tv in Germania non ha ottenuto lo stesso alto indice d'ascolto del primo 'Heimat'. Il dato è paradossale solo in apparenza: pur paragonabile ad una telenovela per il tipo di fascinazione che crea, l'opera di Reitz è puro, grande cinema. Liberatosi dal vincolo della durata convenzionale, il regista ha dispiegato il suo racconto nel tempo e nello spazio con una varietà di soluzioni stilistiche che dimostrano padronanza di linguaggio e talento innovatore. E narrando fra amori e delusioni aspirazioni e vulnerazioni un difficile passaggio dall'adolescenza alla maturità nel travagliato contesto degli Anni Sessanta, Reitz ha cinescritto un appassionante bildungsroman in cui si possono rispecchiare gli ex giovani di ieri e i nuovi giovani di oggi." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 15 ottobre 1993)
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