Heat - La sfida

Heat

USA - 1995
Heat - La sfida
Neil McCauley è a capo di una temibile gang e il suo ultimo colpo ai danni di un furgone portavalori è andato a segno, ma è stato costretto ad eliminarne gli agenti di scorta a causa dell'irruenza di Waingro, aggregatosi al colpo, errore che gli costerà caro. Per questo motivo, infatti. si ritrova alle calcagna il tenente Vincent Hanna, ottimo detective, sposato con Justine, che ha avuto una figlia in un precedente matrimonio. Tramite il suo basista Nate, McCauley tenta di rivendere le obbligazioni rubate al finanziere Van Zent, che gli tende una trappola, ma i suoi lo salvano uccidendo gli emissari del magnate. Un giorno incontra Eady, una grafica che lo avvicina in un bar e i due si innamorano, ma mentre la sua gang tenta di rubare metalli preziosi in una fabbrica, l'uomo si accorge di essere spiato, e poco dopo scopre che Hanna lo sta braccando. I due si incontrano in un bar, e pur rispettandosi, si dichiarano guerra ad oltranza. Frattanto Neil, ottenuto il consenso dell'ignara Eady per trasferirsi in Nuova Zelanda, tenta di far da paciere tra Chris e sua moglie Charlene, che ha scoperto con un amante, e in seguito decide di sfidare la sorte con un ultimo colpo in banca anche se Bosko, l'autista, deve rinunciare perché tallonato dalla polizia. Sostituitolo con un ex compagno di carcere in libertà vigilata, Neil svaligia la banca, ma la polizia ha avuto una delazione ed in uno scontro a fuoco Hanna uccide Michael Cheritto, altro membro della gang, e ferisce Chris, che Neil salva a stento portandolo da un chirurgo. McCauley pensa che Bosko abbia parlato, ma scopre che è stato torturato a morte da Waingro, assoldato da Van Zent per eliminarlo, e va ad uccidere il finanziere. Frattanto Charlene viene ricattata dalla polizia che vuole prendere Chris, ma la donna riesce a farlo fuggire. Mentre Hanna, separatosi da Justine, sventa nel suo albergo il suicidio della figliastra, Neil, che ha ottenuto dal suo basista un volo per fuggire, avendo avuto l'indirizzo del nascondiglio di Waingro, si ferma all'hotel dell'aeroporto per ucciderlo, attivando l'allarme antincendio per depistare la polizia di guardia che tuttavia avvisa Hanna, il quale, in uno scontro a fuoco lo uccide.
  • Durata: 165'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: CINE SL 35, PANAVISION/PANAVISION PANAFLEX PLATINUM, PANAVISION PRIMO, 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: ART LINSON, MICHAEL MANN PER WARNER BROS. PICTURES, REGENCY ENTERPRISES, FORWARD PASS, MONARCHY ENTERPRISES B.V.
  • Distribuzione: WARNER BROS. - CECCHI GORI GROUP (1996) - CECCHI GORI HOME VIDEO.

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1996.

CRITICA

"Sorretti da due stili molto diversi malgrado le apparenze - Pacino più carico ed esteriore, esplosivo, De Niro tutto forza trattenuta, impulsivo - i due superdivi onorano l'impegno fornendo una prestazione assolutamente memorabile. E con tutte le digressioni e i livelli di lettura, la suspence è così alta che a cinque minuti dalla fine si potrebbero tranquillamente accendere le luci in sala e far partire un giro di scommesse fra gli spettatori: vincerà De Niro, Pacino, nessuno dei due? E a che prezzo? Se il gioco fosse legale, sarebbe un'idea". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26/1/96)

"La qualità di questo poliziesco strutturato come un western non sta tanto nella storia struggente o nell'interpretazione eccellente, sta nei suoi valori puramente cinematografici. La sequenza iniziale di rapina è fantastica per ritmo e montaggio. Molto interessante l'uso del suono, tutto avviene in un silenzio rotto appena da rumori funzionali, senza musiche invadenti, senza parole né dilatazioni sonore: questa inconsueta afonìa dà alle operazioni criminali e poliziesche il senso d'una efficienza veloce, sicura, e insieme la solennità del rito più spesso celebrato nelle metropoli contemporanee. Sono ammirevoli il sentimento e la luce con cui la fotografia di Dante Spinotti racconta Los Angeles, una delle città più brutte del mondo: il panorama urbano che, visto come dall'alto di un aereo, diventa nel buio uno scintillante arazzo di minime luminosità palpitanti; il riflesso opaco dei metal detector all'ingresso della discoteca; il neon acido delle strade di notte, azzurro sulfureo, rosso sangue; il vuoto notturno dei grattacieli di uffici; i riflettori lividi che nella scena finale sulla pista dell'aeroporto rivelano stoppie, contenitori, le due facce dannate; e le fiamme purpuree delle esplosioni o delle sparatorie, come ultimi fuochi della civiltà". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28/1/96)

"Il film è molto lungo, accoglie troppe parentesi con figure di contorno e pur in tanto affanno cede in più punti a qualche stasi, preferendo le psicologie, anche marginali all'azione, ma nel suo complesso non può non avvincere, come tutti i grandi thriller di Hollywood ed anche - elemento da non sottovalutare - come un concitatissimo western ambientato in una Los Angeles dove quei due nemici che si combattono ma si stimano sembrano ricalcare fedelmente anche le orme di Patt Garret e Billy Kid. Oltre a Pacino e De Niro, però vanno ricordati, con lodi quasi eguali, gli interpreti che primeggiano nella banda del secondo, soprattutto Val Kilmer e Jon Voigt: facce torve della Los Angeles più nera. (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 31/1/96)

"In film sul genere di 'Heat', tutti sanno tutto delle mosse degli avversari quasi che, a risolvere i dubbi e le incertezze sul da farsi, intervenisse il computer a suggerire la risposta giusta. Qui, per rendere il gioco sempre più avvincente, ecco che, a un certo punto, le parti si invertono e i cacciatori (i poliziotti) si mutano in cacciati (la scena dove Al Pacino scopre di essere stato spiato da Robert De Niro). Il computer può fare molto. Non tutto. Mai modificherà le norme del codice Hays che, carta magna dei produttori americani, vogliono che chi ha commesso del male nel finale soccomba: ha un bel darsi da fare il regista Mann ambientando la sfida mortale in un aeroporto con gran sfoggio di luci. Sappiamo tutti che Robert De Niro è segnato a morte. Sempre il computer suggerisce al regista gli stilemi espressivi: un campo lungo, un primo piano, un particolare. Ciò dà al film, pur così ben costruito, un che di risaputo, di "monumentale" che fa rimpiangere, se vogliamo, i vecchi film di gangster dettati da un gran senso dell'economia narrativa. Ognuno ha quel che i tempi gli offrono. Di gran classe, ovviamente, gli attori di Heat, bravissime, cosa notevole per un film d'azione come questo, le donne dei banditi. Nel colloquio che oppone Vincent a Neil non si sa proprio chi, fra Al Pacino e Robert De Niro, sia più bravo. Li scrutiamo per scoprire se almeno uno dei due va sopra le righe. Niente. Sono entrambi controllatissimi nel parare colpo su colpo". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 2/2/96)
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