Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick

In the Heart of the Sea

USA - 2015
3/5
Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick
Inverno 1820, New England. La nave baleniera Essex viene assalita da qualcosa di incredibile: una balena di dimensioni gigantesche, dominata da un senso quasi umano di vendetta. L'episodio diventa fonte di ispirazione per il celebre romanzo "Moby Dick" di Herman Melville. Nel libro, però, solo parte della storia è stata raccontata: all'indomani del drammatico evento, infatti, l'equipaggio superstite della nave viene spinto oltre i propri limiti e costretto a compiere una incredibile impresa per sopravvivere: sfidando le tempeste, la fame, il panico e la disperazione, il capitano della nave cercherà di ritrovare la rotta in mare aperto. E mentre la caccia alla balena continua, gli uomini a bordo si troveranno costretti a mettere in discussione le loro convinzioni più profonde e a riflettere sui propri valori morali.
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA/CANON EOS 1D-C/CANON EOS C300/CANON EOS C500, ARRIRAW (2.8K)/(2K), D-CINEMA
  • Tratto da: libro "Il cuore dell'oceano. Il naufragio della Baleniera Essex" di Nathaniel Philbrick (ed. Elliot, coll. Antidoti)
  • Produzione: JOE ROTH, PAULA WEINSTEIN, WILL WARD, BRIAN GRAZER, RON HOWARD PER COTT PRODUCTIONS-ENELMAR PRODUCTIONS A.I.E., IN CO-PRODUZIONE CON ROTH FILMS, SPRING CREEK, IMAGINE ENTERTAINMENT PRODUCTION, IN ASSOCIAZIONE CON KIA JAM
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Data uscita 3 Dicembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Da dove nasce l'ossessione del capitano Achab per Moby Dick? A quali elementi di "verità" si ispirò Herman Melville per concepire il suo romanzo più celebre? Prova a raccontarlo Ron Howard che, partendo da In the Heart of the Sea: The Tragedy of the Whaleship Essex di Nathaniel Philbrick, ci riporta dapprima al 1850, ipotizzando di un incontro notturno tra Melville (Ben Whishaw) e l'ultimo sopravvissuto di quel naufragio (Brendan Gleeson) e, poco a poco, riprende la via del mare per catapultarci al 1820, quando la (dis)avventura dell'Essex, partita da Nantucket, ebbe inizio.
La subitanea rivalità tra il capitano Pollard (Benjamin Walker), lì per meriti di nascita, e il primo ufficiale Owen Chase (Chris Hemsworth), "campagnolo" adottato da Nantucket ma uomo di mare ormai da una vita, e una missione da compiere: tornare a casa con almeno 2.000 barattoli di olio di balena. Le cose andranno ben diversamente, la storia "ufficiale" riporterà di un naufragio dovuto ad un incagliamento, la realtà dei fatti è nel racconto dell'ormai vecchio Thomas Nickerson, all'epoca novellino (Tom Holland) e, come detto, ultimo sopravvissuto di quella tragedia.

"Sono ossessionato da questa storia e, al tempo stesso, ho paura di non saperla raccontare come merita". Ron Howard affida al "suo" Melville le parole con cui, da una parte, sintetizzare la portata di un romanzo che, dal 1851, ha saputo rivoluzionare il concetto di epica nella letteratura americana, dall'altra per giustificare il senso dell'operazione filmica stessa.
Proprio come nel romanzo, la "verità" è affidata al racconto di un testimone - lì era Ismaele, qui Nickerson - e, attraverso l'ossessione di Melville comprendiamo (una volta di più) il perché Achab fosse così maledettamente soggiogato dalla voglia di catturare la balena bianca. Quelle pagine grondanti utopia e follia, quella discesa negli abissi (non solo marini) per andare a scovare il male degli uomini e l'imponenza della natura: c'è anche questo, nel film di Ron Howard, che ci porta addirittura nel ventre di una balena appena catturata, quasi riuscendo a farcene sentire l'odore nauseabondo. Ma Heart of the Sea, anche grazie ad un 3D finalmente non solo accessorio, prova a riavvicinarci all'origine di una storia che, tanto il tempo, quanto - soprattutto - il romanzo di Melville, hanno mutato più e più volte.
Perché, in fin dei conti, l'utopia e la follia è anche quella di gettarsi alla caccia, avvicinarsi il più possibile a verità troppo abominevoli per essere tramandate. Ma che, allo stesso tempo, non possono non trasformarsi in leggenda.

CRITICA

"Dopo un avvio tempestoso, ripasso di tutti i film marinari, con rivalità a bordo, mozzo bisognoso di affetto (meno male che tiene un diario), il film vira verso la parabola morale del mare che risucchia la vita e della «cosa» che insegue sott'acqua i naviganti. Accostando i due lati con l'aiuto delle 3D, è recitato con sfoggio di virilità e pìetas alternate da Chris Hemsworth, il primo ufficiale che tornando a casa permette al regista di non risparmiare sulla retorica del ritorno di Ulisse in famiglia. Molto bravo, per nulla imbarazzato con la sua penna d'oca, inchiostro, bella calligrafia corsivo gotica, Ben Wishaw, nei panni di Melville, che sigla miseria e nobiltà di un'avventura che il film mostra nel suo farsi e disfarsi dalla leggenda." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 dicembre 2015)

"'Heart of the Sea' è corrusco e solenne, brutale e sanguigno; contiene scene impressionanti (gli attacchi alla nave e alle barche di salvataggio, ma anche l'estrazione dell'olio di balena) e include episodi di cannibalismo: è più per adulti, insomma, che per famiglie. Dopo un avvio lento, il clou arriva verso la metà con l'epifania della balena bianca. In seguito, se di qualcosa il film patisce è proprio la grande efficacia delle scene-madri col gigantesco capodoglio: un po' come accadeva nel vecchio 'Gli ammutinati del Bounty', il cui nucleo drammatico era la rivolta, nella seconda parte anche lo 'spectacular' di Howard tende ad allentare la tensione, illanguidendosi un po' a paragone con le peripezie precedenti." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 3 dicembre 2015)

"'Heart of the Sea' rientra nei canoni hollywoodiani del genere inserendo la storia dentro una tradizionale cornice e con un tradizionale epilogo; e tuttavia il tono si alza, assumendo un coinvolgente accento romanzesco nelle bellissime scene marinare. La tempesta in cui incappa l'Essex ridisegna sullo schermo i visionari dipinti di Turner, i cetacei saltano fra le onde possenti, mentre la leggendaria balena assume un metafisico spessore, quasi a esprimere lo sdegno divino davanti all'arroganza e avidità umana. E, al centro di un ottimo cast, Hemsworth si conferma convincente epico eroe, anche senza il martello di Thor." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 3 dicembre 2015)

"Opera concepita in 2D ma poi convertita anche per le proiezioni in 3D, 'The Heart of the Sea' soddisfa le aspettative mainstream di chi conosce e apprezza gli umanissimi eroi di Ron Howard: una parabola avventurosa al 100% sugli sconfinamenti, sulle ambizioni, sulle sfide tra competenze (in particolare tra l'esperto primo ufficiale Chase e l'ignaro capitano Pollard Jr) e contro la leopardiana Natura travolgente e assassina, sul gusto per la scoperta, e soprattutto sulla celebrata 'endurance', virtù imprescindibile dell'eroe classico qui molto simile al mitico esploratore polare Shackleton. Howard non esibisce velleità registiche d'autore se non quelle necessarie a trasformare una bella storia in un potente blockbuster hollywoodiano che tenga il pubblico incollato - a tratti spaventato - allo schermo. Non è un caso che alla comparsa del 'mostro' (esattamente a scoccare della prima metà del film, fino a quel momento piuttosto soporifero...) il ritmo narrativo e drammaturgico subisca uno sconvolgimento simile al moto ondoso che passa dalla calma piatta alla tempesta e poi di nuovo alla calma, questa volta però mortifera e inquietante. Nota a margine ma centrale per i futuri incassi: il primo ufficiale/eroe supremo dell'epopea s'incarna nel fascinoso divo Chris Hemsworth, saggio e muscolare anche in versione 'surviving'." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 3 dicembre 2015)

"Più 'Cast Away' di 'Moby Dick'. (...) il kolossal di Ron Howard (...) ha l'accortezza di non tentare nemmeno di clonare il Moby Dick (...) girato da John Huston cinquantanove anni fa. Ovvio che mezzo secolo e passa dopo Howard e soci abbiano buon gioco nel surclassare il celebre predecessore negli effetti speciali. Ma, ahiloro, soltanto in quello. Anche perché il nuovo protagonista, nel ruolo del primo ufficiale della baleniera Essex, il marcantonio australiano Chris Hemsworth, pur se assai migliorato dal trogloditico personaggio di Thor (2011), non ha la statura di Gregory Peck, identica altezza (un metro e novanta) a parte. E poi volete mettere quel nome sussurrato dalla ciurma, Moby Dick, e il capitano Achab, impettito e fiero sulla tolda, l'abito e il cilindro nero, un'unica martellante ossessione, nello sguardo allucinato l'odio implacabile per la balena che gli ha divorato una gamba? Il dignitoso, superfusto Hemsworth, per la gioia delle sue fan, ce le ha tutte e due, oltre al poderoso resto. Ma almeno per il momento non basta." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 dicembre 2015)

"Piacerà a chi s'aspetta da Ron Howard, l'uomo che fa bene tutto, il grande film d'avventura. Ron non delude. Pur nei limiti di un budget non elevatissimo, ha centrato ogni scena fatidica (il bestione è ricreato in studio, ma mette davvero paura)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 dicembre 2015)

"Trattandosi dell'antefatto di 'Moby Dick', essere esigenti è il minimo. Ma Howard sbozza i personaggi a colpi d'ascia e illustra tutto con gusto dello spettacolo efficace, specie in 3D, ma molto all'antica. Difficile appassionarsi allo scontro di classe e cultura tra il capitano figlio di papà e il suo più dotato secondo, di rustiche origini (...). Più interessante lo sguardo sulla spietata caccia all'olio di balena, l'oro dell'epoca, con i suoi nauseabondi rituali. Ma è un attimo. Che delusione." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 dicembre 2015)

"Un ottimo film a cui si potrebbe aggiungere la dicitura «per ragazzi» In effetti, «Heart of the Sea» fa venire subito in mente le edizioni dei classici d'avventura o fantasia sfrondate e condensate a beneficio di un pubblico di giovani o giovanissimi lettori non a colpi di sforbiciate casuali o subdoli travisamenti, bensì semplificando trama e caratteri e riducendo retroterra simbolico e densità drammaturgica. Il paragone diventa assai calzante ricordando che pochi altri sanno eseguire quest'operazione che trascura la sintassi ma esalta la grammatica cinematografica meglio del sessantunenne Ron Howard, il Ricky di «Happy Days» trasformatosi ormai da tempo in regista premio Oscar dominatore del box-office. (...) un respiro all'antica hollywoodiana, survoltato, cioè, senza permettere che la splendida fotografia in stile stampa d'epoca e soprattutto gli aggiornati effetti digitali prevarichino lo spirito, i corpi, le emozioni e le tensioni degli esseri viventi (cetacei compresi)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 dicembre 2015)

"'Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick' è un progetto ambizioso, visionario, e rappresenta al meglio la tensione più fertile del cinema howardiano. (...) Nel mettere mano a un materiale tanto ricco, Ron Howard evita accuratamente il calco calligrafico in stile 'Master and Commander' dimostrando invece di avere studiato e appreso alla perfezione la lezione di 'Leviathan' di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel. L'approccio howardiano, infatti, è puramente documentario. Il moltiplicarsi dei punti di visti - c'è persino una «soggettiva» impossibile di una vela che si abbassa (così come in 'Leviathan' ci sono le «soggettive» delle reti) - è il segno del lavoro necessario a tenere a galla la baleniera: l'immagine della sua divisione del lavoro. Come una catena di montaggio galleggiante. Howard infrange subito la possibilità che lo spettatore possa avvicinarsi al suo film come a una replica del genere marinaresco così come l'ha codificato Hollywood. Il vorticare dei punti di vista e il montaggio non lineare, diremmo addirittura «cubista» quando mette in scena il lavoro sulla nave, è la negazione totale del cosiddetto cinema «classico». (...) Esemplare è anche il modo in cui il regista utilizza la grafica digitale. Non per ricreare tempeste e scontri fotorealistici, ma come a rievocare la pittura marinara di Pieter Mulier (detto Pietro Tempesta), di William Turner o di John Constable. Certo; l'ispirazione di Howard è classica, ma è il suo approccio cinematografico e poetico a essere assolutamente modernista. Contemporaneo. Nel mettere in scena una tragedia che ha definito sia il capitale statunitense sia la letteratura nordamericana attraverso il capolavoro di Melville, Ron Howard ne filma la rievocazione come in un assoluto presente; riscontro della tragedia di allora nel cinema di oggi. Un'autentica verifica incerta. Fra le più vitali ed entusiasmanti del cinema statunitense degli ultimi anni." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 10 dicembre 2015)
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