Harry Potter e l'ordine della Fenice

Harry Potter and the Order of the Phoenix

GRAN BRETAGNA, USA - 2007
Harry sta per affrontare il suo quinto anno alla scuola di Hogwarts che si preannuncia particolarmente difficile per lui, anche perché nessuno sembra credere al suo incontro con il malvagio Lord Voldemort e al suo minaccioso ritorno. Tuttavia, per prevenire l'eventualità di un incursione dello stregone tanto temuto, il Ministro Fudge decide di inviare Dolores Umbridge, Inquisitore Supremo del Ministero della Magia, ad insegnare agli allievi la "Difesa contro le arti oscure", mentre Silente riunisce l'organizzazione segreta chiamata Ordine della Fenice, il cui compito è combattere Voldemort e i suoi mangiamorte.

CAST

CRITICA

"Harry Potter incontra il lato oscura della Forza. E come Luke Skywalker nella saga di Guerre stellari, dovrà scoprire che la differenza tra il Bene e il Male è più complessa di quanto si creda e che il loro scontro avviene sempre dentro ognuno di noi. Arrivate alla quinta puntata cinematografica, mentre quelle letterarie sono ormai in vista della conclusione prevista con il settimo volume, le avventure del maghetto con la cicatrice a forma di fulmine sulla fronte si colorano di una nota ancora più cupa e angosciosa e sfruttano il cambio di regia (David Yates) e di sceneggiatura (Michael Goldenberg) per imboccare una strada a cavallo tra i generi - il tono fanciullescamente fantasy del primo episodio, qui è stravolto da robuste iniezioni gotiche e horror - e accompagnare la prevedibile crescita del pubblico verso un tipo di spettacolo più inquietante e adulto. E non solo per il già tanto strombazzato primo bacio di Harry Potter quanto per la trasformazione di un romanzo di formazione in una specie di saga morale (con ambizioni filosofiche). (...) In termini più fanciulleschi e sincretici (cioè, sotto sotto, cine-televisivi) Lucas, in modi più inquietanti e gotici la Rowling, sembra proprio che entrambi questi eroi adolescenziali - guarda caso, entrambi orfani e entrambi chiamati dal destino a compiti apparentemente più grandi di loro - siano i protagonisti di una specie di nuovo capitolo dell' «etica protestante»: non più spirito del capitalismo, ma angoscia del Male. Una lettura forse un po' eccentrica, ma che trova una sua giustificazione proprio nella scelta di glissare sull' evoluzione fisica e psicologica del protagonista e nelle scarsissime spiegazioni che vengono offerte allo spettatore, dando in qualche modo per scontato una approfondita conoscenza di tutta la saga e una perfetta riconoscibilità dei tantissimi personaggi di contorno. A soffrirne è la coerenza narrativa e qualche volta la logica. Ma i 300 milioni di lettori dei romanzi - tante sono le copie vendute dei primi sei volumi - che correranno al cinema per ritrovare i loro eroi non ci faranno molto caso. I pochi altri digiuni di maledizione cruciatus o di occlumanzia se ne dovranno fare una ragione. Torna Harry Potter, più cupo e horror, e lo scontro con Valdemort è sempre più radicale. Intrighi e minacce per riflettere sul Male." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 11 luglio 2007)

"'Harry Potter e l'Ordine della Fenice',è l'episodio meno eccitante della serie, nonché il primo diretto da un professionista di matrice televisiva, l'inglese David Yates, peraltro già al lavoro sul successivo 'Harry Potter e il principe mezzosangue'. Fra tanti personaggi e annessi sortilegi, Yates se la sbriga infatti col piglio notarile di chi vuole anzitutto dominare la materia. Andando dietro a tutto senza privilegiare niente, né gli effetti speciali nè i sentimenti dei protagonisti, che procedono ovvi e un po' spenti senza aggiungere molto a quanto già sapevamo di loro. Con l'eccezione della cattiva di turno, la minuscola e perfidissima nuova insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, una di quelle prof tutte tailleur pastello e sorrisini ipocriti che si odia a prima vista e che è il vero centro emotivo del film. E' lei, con i suoi capelli cotonati, i modi flautati, le sadiche punizioni all'antica, la vera protagonista del film. (...) Fino a scatenare una rivolta studentesca che sembra citare il glorioso 'If...' di Lindsay Anderson. Ma non cancella la sensazione generale di stanchezza e di spreco. A partire dal cast, un Gotha di vecchie e nuove glorie, da Michael Gambon a Brendan Gleeson, da Gary Oldman a Maggie Smith, passando per Emma Thompson, Julie Walters, Ralph Fiennes, Alan Rickman e per il nuovo acquisto Helena Bonham-Carter nei panni (sacrificatissimi) di una beffarda Mangiamorte. Che però stavolta onorano l'impegno con fare sindacale, mentre il film abbozza mille piste e non ne segue nessuna, finendo per concentrarsi sull'intrigo politico a discapito dell'avventura. Così però il delicato equilibrio fra il lato infantile e quello adulto, abilmente mantenuto negli episodi firmati da Chris Columbus, Alfonso Cuaron e Mike Newell, va a farsi benedire. Va bene passare all'età adulta. Ma di questo passo il povero Harry Potter rischia di finire in un talk show." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 luglio 2007)

"Harry Potter è un elemento interscambiabile di cinema seriale, formula oramai in voga per promuovere l'industria del cinema hollywoodiano sotto l'etichetta ben poco rivoluzionaria di una riconoscibile e ripetibile estetica in digitale e di una stanca poetica di riporto. (...) E' il trionfo dell'azzeramento della creatività stilistica (David Yates è un regista figurante) e della ripetizione automatica di gesti e parole chiave. Ci scappa pure il bacetto (con lingua, sembra) di Harry alla compagna di scuola Cho Chang: la sala applaude come a teatro, ma tutto si rifugia in una incolore filosofia dell'asessualità per un mondo di catatonici eletti. Che noia." (Davide Turrini, 'Liberazione', 13 luglio 2007)

"La regia dell'inglese David Yates, noto soprattutto in Tv, si è impegnata al massimo per far lievitare attorno a queste vicende dei climi portati in qualche momento quasi alle soglie dell'horror, privilegiando però anche le tensioni e le emozioni, con qualche punta, qua e là, di umorismo sottile. Per attenuare intenzionalmente certi affanni. Che comunque, in quel finale tumultuoso, si faranno di colpo in primo piano. Con tutti gli effetti (speciali e no) sciorinati a piene mani allo scopo. E, con il corredo, ovviamente, di musiche adeguate e di una fotografia prodiga di immagini torve ma, in qualche punto (i più oscuri) particolarmente affascinanti. Avanti, perciò, amici del maghetto. È l'ora vostra." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 13 luglio 2007)
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