Hancock

USA - 2008
Hancock
'Grandi poteri portano grandi responsabilità', ogni supereroe è cosciente di questo ma ce n'è uno che non ne vuole sapere. Irritabile, complicato, sarcastico e incompreso, Hancock è un superuomo atipico che per i suoi metodi anticonvenzionali si è attirato l'antipatia delle stesse 'vittime' dei suoi salvataggi. Tuttavia, l'incontro con Ray Embry, esperto di pubbliche relazioni, e soprattutto con la moglie di questi, Mary, che lo sottopone a una terapia di "galateo", potrebbe finalmente risollevare la sua immagine.
  • Altri titoli:
    John Hancock
    Tonight, He Comes
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION
  • Produzione: AKIVA GOLDSMAN, JAMES LASSITER, MICHAEL MANN E WILL SMITH PER BLUE LIGHT, WEED ROAD PICTURES, OVERBROOK ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: SONY PICTURES RELEASING ITALIA, DVD BLU- RAY: SONY PICTURES HOME ENTERTAINMENT (2009)
  • Data uscita 12 Settembre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti
Salva e distruggi. Pare che Hollywood sentisse la mancanza di un supereroe disfunzionale. Da educare, naturalmente. Lo ha detto perfino Michael Mann, principe dell'action movie, tra i produttori di Hancock. Lacuna colmata e casse riempite, il blockbuster diretto da Peter Berg (The Kingdom) deriva in realtà la sua unica forza d'attrazione nel carisma di Will Smith. Ovvero la star formato bancomat che trasforma in successo (leggi incasso) tutto quello che tocca.
Nei panni del supereroe alcolizzato, senza tetto, nevrotico e ai limiti del fuori legge, Smith ha consacrato il diritto del "diverso" a diventare "normale" e cioè un protagonista a pieno titolo di un prodotto da major. John Hancock - nome di sacra memoria istituzionale in Usa, essendo uno dei firmatari della Dichiarazione d'Indipendenza - è un concentrato di quanto rientri nel politicamente scorretto e sconveniente all'integrazione sociale. Pertanto, benché artefice di atti di eroismo soprannaturale, la popolazione lo detesta. La sua riabilitazione presso l'opinione pubblica diventa missione di un consulente di public relations (Jason Bateman). Il supereroe si adegua, paga lo scotto, e così facendo si riappropria di un passato problematico in cui - guarda caso - è coinvolta la moglie del suo educatore (Charlize Theron).
Ispirato a un soggetto più ardito (Tonight, He Comes di Vincent Ngo), il progetto è stato successivamente distanziato dalla fonte originaria per renderlo più commestibile alla massa. Procedimento quasi obbligatorio a Hollywood, che però ha creato non pochi problemi nel risultato finale. Hancock, infatti, aspira a troppe identità per un solo film. Che neppure un attore come Will Smith è riuscito a soddisfare completamente. Se la partenza ironica e avvincente prelude a un action-comedy, la drammaticità dei fatti che seguono e il registro serioso con cui sono raccontati appesantiscono il tutto, compromettendone l'equilibrio narrativo. E chissà se il film, nelle mani di Gabriele Muccino - che era tra i candidati a dirigerlo - avrebbe sortito un esito migliore.

CRITICA

"Rifacendo squadra con il suo collaboratore di fiducia Akiva Goldsman cui si aggiunge Michael Mann come produttore, la star Will Smith impegna tutta la sua potenza di fuoco - carisma, popolarità, il tocco di Mida che gli permette di trasformare in soldi tutto quel che tocca - e vince una scommessa non così facile a priori. Mette in gioco la mitologia negativa del maschio nero americano arrabbiato, misantropo, fisicamente aggressivo e la mischia a quella del film di supereroe, con cui sembra del tutto incongrua. E ha un altro merito, neanche piccolo: complice il regista Peter Berg, integra gli effetti speciali all'azione del suo personaggio, anziché cancellare l'elemento umano in favore del 'meraviglioso' tecnologico, come ormai sembravano rassegnati a fare tutti i blockbuster di nuova generazione." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 12 settembre 2008)

"'Hancock' si inserisce di forza, grazie ad incassi stratosferici (227milioni di dollari), nel premiato filone del american hero movie con piccole varianti politiche e di senso. Hancock è un supereroe afroamericano e ha problemi d'immagine (un po' come i protagonisti della dolente saga de 'I magnifici quattro'). E se McCain, durante la corsa presidenziale, l'ha menata inutilmente con Obama dandogli dell'inesperto, Hancock risulta più o meno tale di fronte agli occhi di cittadini conservatori, bigotti e ipnotizzati dalla vuota retorica dell'esteriorizzazione del bene. La regia di Peter Berg, anche se in casi del genere sono il narrato e il tono generale dell'operazione a farla da padrone, praticamente non esiste. La macchina da presa, oramai tozzo di metallo virtuale, è scossa per ogni sequenza d'azione come per tutti i presunti placidi interni. Così tutto è demandato al frenetico montaggio, sorta di assemblaggio continuo al ritmo di ricambio di frame ogni uno o due secondi. La colonna sonora mescola curiosamente motivi rap al blues di John Lee Hooker." (Davide Turrini, 'Liberazione', 12 settembre 2008)

"Niente di nuovo ma tutto molto plausibile e funzionale: serve a Will Smith per mostrarsi in modo diverso al pubblico e conquistare chi magari nemmeno sapeva cosa fosse 'La ricerca della felicità' e offre a chi gli aveva permesso di interpretare film più ambiziosi l'occasione di un incasso più o meno sicuro. Peccato che a metà la storia cambi registro e invece di usare la moglie dell'esperto di pubbliche relazioni come elemento di disturbo sentimentale, il film si inventi un colpo di scena che lo porta verso altri percorsi, più 'seri' e meditabondi, abbandonando la leggerezza e l'ironia del protagonista pasticcione per fargli vestire gli abiti del supereroe tormentato e ambiguo, che cita Frankenstein e parla di destino. Anche questa svolta può avere una spiegazione a tavolino ed essere letta come il tentativo, dopo una prima parte più spensierata e infantile, di interessare un pubblico (leggermente) più adulto e riflessivo, ma finisce inevitabilmente per contraddire quello che si è visto finora ad allora e corroborare la sensazione di un'operazione soprattutto di marketing, dove l'attenzione è più sugli elementi da assembleare che sul modo in cui quegli elementi contribuiscono a creare una storia coerente." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 12 settembre 2008)

"'Hancock' è uno spericolato, divertente (ma non demenziale), intelligente rovesciamento dell'iconografia classica del cinema americano dei supereroi, un genere regolato da codici ferrei e da inizi immancabilmente identici: una banda di ferocissimi sbandati colti in azioni criminali dall'intervento salvifico dei soliti Barman, Superman, Uomo Ragno, Fantastici Quattro... insomma di chi è libero in quel momento!" (Dario Zonta,
'L'Unità', 12 settembre 2008)

"La prima parte di 'Hancock' sembra il sequel de 'Il cielo sopra Berlino' in versione popcorn e coca-cola, mentre nella seconda lo stile del film di Peter Berg tratto da un fumetto underground cambia tono. Ed ecco affiorare un inaspettato intimismo. In America hanno amato più l'inizio fracassone che la fine sentimentale. Per noi europei sarà l'opposto? Il cinefumetto hollywoodiano diventa più sballato. E più divertente." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 12 settembre 2008)

"Sotto la tutela dei due coniugi il nostro si lascia sbarbare, rivestire e vuoi scommettere che si innamora? Macché, la faccenda è molto più complessa e qui il segreto di un film che è un'amalgama bizzarra e non sempre ben calibrata di commedia, farsa, fantasy e persino di melò. Però il centro scena dominato da un bravissimo Will (per non parlare della deliziosa Charlize), il divertimento è assicurato." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 12 settembre 2008)

"La trovata del film 'Hancock' di Peter Berg è relativamente buona. Prodotto da Michael Mann e Jonathan Mostow, il film ha i dieci minuti iniziali quasi piacevoli. Ma poi la definizione dei personaggi avviene solo per ripetizione, perseguendo un didascalico, contraddittorio egualitarismo, che vuol rendere uguale chi, per definizione, non è normale ma super(iore)." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 12 settembre 2008)
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