Hana-Bi - Fiori di fuoco

Hana-Bi

GIAPPONE - 1997
Hana-Bi - Fiori di fuoco
L' investigatore Nishi si reca in ospedale dov'è ricoverata la moglie e rinuncia ad accompagnare il collega Horibe in una missione di sorveglianza. All'ospedale Nishi viene informato che la malattia della moglie è senza speranza e, subito dopo, un poliziotto gli comunica che Horibe è rimasto gravemente ferito. Passa del tempo e Nishi, che ha lasciato la polizia, va a trovare Horibe, immobilizzato su una sedia a rotelle e lasciato da moglie e figlia. Horibe si diletta a dipingere, e Nishi vuole regalargli i colori. Vuole anche rallegrare gli ultimi giorni della moglie, e allora prende soldi in prestito da uno strozzino degla yakuza, la potente mafia giapponese, ma non è in grado di restituirli. Fa una rapina in banca, poi conduce la moglie in gita sulla neve. I malviventi lo braccano, li uccide, riprende la moglie e la porta al mare. Qui insieme, senza parlare, rivedono i bei momenti trascorsi insieme. Mentre il mare si stende silenzioso, si odono fuori campo due colpi di pistola.
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: MASAYUKI MORI, YASUSHI TSUGE, TOKIO YOSHIDA
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE (1997) - VIDEO CLUB LUCE

NOTE

- LA TRADUZIONE LETTERALE DEL TITOLO E': FUOCHI D'ARTIFICIO.

- LEONE D'ORO ALLA MOSTRA DI VENEZIA 1997.

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1997.

CRITICA

"Nuvole leggere nel cielo, le acque incantate di un lago, pesci che saltano sopra i flutti, la massa imponente, quasi soprannaturale del Fujiyama. E folli esplosioni di brutalità, teste fracassate, calci in faccia, pugni repentini e mortali bacchette da sushi infilate negli occhi, sangue che zampilla a fontana. Il cinema di Takeshi Kitano sta tutto in questo contrasto; nel montaggio imprevedibile che frantuma di continuo il racconto; nell'alternarsi di azione frenetica e contemplazione estatica, violenza estrema e umorismo paradossale, precisione dei gesti e sospensione del senso. Ci vuole un po' per capire come funziona - e cosa sta succedendo - ma ne vale la pena. Del resto lo stesso Kitano, sette film al suo attivo, protagonista oltre che regista, sceneggiatore, montatore e qui anche autore di bizzarri e toccanti dipinti naïf, scopre le carte poco a poco. Faccia da duro, tratti impassibili, il detective Nishi è uno che si tiene tutto dentro. Ed è proprio questo 'dentro' che il film ci fa scoprire ma goccia a goccia, scena dopo scena, sorprendendoci ogni volta e rendendo non solo tollerabile ma giustificata e perfino necessaria tanta violenza". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 novembre 1997)

"Kitano fa fondamentalmente film di yakuza (la mafia giapponese) e di poliziotti in cui il confine fra i due mondi è pericolosamente labile. In 'Hana-Bi' interpreta, pronunciando sì e no dieci battute di dialogo, un vecchio sbirro con tanto di moglie malata che un bel giorno salta il fosso: compie una rapina e fugge con la consorte, inseguito sia dalla mala a cui ha fatto uno "sgarro", sia dai vecchi colleghi che vogliono fare giustizia. Trama risaputa, ma girata con stile originale e fiammeggiante. E nel finale - che non vi riveliamo, ma che si svolge in riva al mare d'inverno, ed è bellissimo - emerge uno straziante romanticismo alla Peckinpah che un giovinastro come Tarantino non saprebbe mai rifare in modo così convincente. Insomma, Kitano è un Ufo affascinante. Noi useremmo la parola 'genio' con più parsimonia, ma indiscutibilmente 'Hana-Bi' merita una visita". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 31 ottobre 1997)
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