Halloween: The Beginning

Halloween

USA - 2007
Halloween: The Beginning
1963. Durante la notte di Halloween, la tranquilla cittadina di Haddenfield viene sconvolta da un triplice omicidio. Michael Myers, a soli 10 anni, uccide brutalmente il compagno della madre, sua sorella e il fidanzato di lei. Rinchiuso nello Smith's Grove Sanitarium, viene preso in cura dal dottor Sam Loomis. Sedici anni dopo, Michael scappa dal manicomio e torna nella sua cittadina. Il ragazzo è alla ricerca dell'unica persona che gli stia a cuore, la sorellina Laurie. Durante le sue ricerche, però, Michael eliminerà ogni possibile ostacolo umano dal suo cammino.
  • Altri titoli:
    Hall9ween
    Halloween 9
    Halloween: Retribution
    Trick or Treat
    Untitled Rob Zombie Halloween Project
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX, SUPER 35 (3-PERF) STAMPATO A 35 MM (1:2.35) - TECHNICOLOR
  • Tratto da: personaggi ideati nel 1978 da John Carpenter e Debra Hill
  • Produzione: THE WEINSTEIN COMPANY, NIGHTFALL PRODUCTIONS, SPECTACLE ENTERTAINMENT GROUP, TRANCAS INTERNATIONAL FILMS
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Vietato 14
  • Data uscita 4 Gennaio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Dopo innumerevoli sequel, dal ’78 ad oggi, del capolavoro firmato John Carpenter, ecco Halloween: The Beginning, sorta di prequel/remake diretto dal “cafone” dell’horror Rob Zombie, musicista metal già regista dei non trascurabili La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo. La notte di Halloween. Michael Myers, dieci anni, uccide la sorella maggiore, il suo fidanzato e l’odiato patrigno. Dal massacro si salvano solo la madre (Sheri Moon Zombie, moglie del regista e sempre presente nei suoi film), che poco dopo si toglie la vita, e la neonata sorellina. Rinchiuso in un manicomio criminale, Myers – seguito dal dottor Loomis (McDowell) – resta quindici anni in totale silenzio per poi evadere e fare ritorno ad Hiddenfield, nell’Illinois, dove tutto ebbe inizio. Ritrovare la sorellina di allora – adesso babysitter teenager – sarà la sua unica ossessione. Preambolo da non sottovalutare – con un’ampia panoramica sulla figura del Myers bambino introdotto in un contesto ambientale e familiare disagiato e degenerato che il prototipo non prevedeva – ma sviluppo non proprio all’altezza delle aspettative, il film di Rob Zombie – che con qualche dettaglio (la maglietta dei KISS indossata dal ragazzino prima della strage) sposta di qualche anno in avanti il contesto temporale originario, 1963-1978 – non prende nemmeno in considerazione l’ipotesi di soggettive e snervanti “cali” di tensione che resero celebre l’originale, ma mantiene per fortuna inalterato il main theme sonoro che, come abitudine, compose lo stesso Carpenter. Tutto sommato felice, poi, la scelta di affidare all’ex Arancia meccanica Malcolm McDowell il ruolo che fu di Donald Pleasence e quasi completa adesione sintattico/narrativa per la seconda parte del racconto, con identica riproposizione della scena in cui viene ucciso il compagno di una delle amiche della vittima designata. Il vero segno “distintivo” – nella rilettura sintetica e “apocrifa” (?), considerando che solamente nelle locandine promozionali italiane compare la dicitura “John Carpenter presenta”… – rimane comunque quello di svelare sin da subito le origini di quella che nell’intera saga diventava la figura centrale del racconto, Laurie Strode (in quattro capitoli interpretata da Jamie Lee Curtis, qui da Scout Taylor-Compton), sorellina del killer adottata in seguito alla strage iniziale e tenuta all’oscuro della sua reale identità, espediente narrativo utilizzato solamente dal 1981 con Il signore della morte, secondo episodio della (quasi) infinita saga sul killer della “notte delle streghe”. Ma già da allora, Carpenter si era allontanato dal suo “piccolo” prodigio, lasciando più o meno carta bianca ad una serie di registi che, nel corso degli anni, si sono poi trovati a “massacrare” il suo gioiello, provando ad emularne i fasti.

CRITICA

"Il film cerca le attenuanti, non per giustificarlo, ma solo per capirlo e togliergli l'alone paranormale. (...) Se la prima parte denuncia il mostro della porta accanto, il film poi si accanisce anche contro di sé scegliendo la via banale della furia insensata, della oscurità del terrore, insomma l'uomo nero con solita baracconata splatter e doppi e tripli finali. Aggiornamento e/o rivisitazione, andando a zig zag come nel nouveu roman, il film introduce nel terrore una psico ragione da assistente sociale che non regge al cumulo dei luoghi comuni psicotici e visivi, che si accumulano in regime di mezza suspense." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 4 gennaio 2008)

"Realismo, psicopatologia della quotidianità, famiglia come inferno 'Zombie' cambia molto rispetto all'originale di Carpenter e per un attimo sembra prendere il mostro per le corna. Non più un metafisico uomo nero ma una persona malata circondata dall'orrore. Attuale. Poi però si sono svegliati i Weinstein ed ecco lo scherzetto. Non contenti dell'approccio psicologico, i produttori impongono una seconda parte imbarazzante in cui Michael torna l'energumeno immortale dei tanti sequel dozzinali. Inseguimenti autoparodici, omicidi noiosi, fiacco duello con l'eroina, finale furbetto per il sequel. Completamente un altro film. Il sopravvalutato 'Zombie' non ritira la firma ma accetta tutto. Re-immaginazione? Piuttosto, resa incondizionata. E Carpenter, conoscendolo, se la ride di gusto. Il suo Halloween rimane irraggiungibile." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 4 gennaio 2008)

"Dopo un ottimo inizio, il regista sembra trattenuto e fiacco, la briosa cattiveria lascia il posto solo a una buona regia e ad un'ottima cura musicale, mentre la noia prende il sopravvento. Michael è più cattivo, ha più fantasia nell'assassinare giovani donzelle e incauti giovinastri, veste meglio ed è più veloce e agile. Ma dentro la ferocia inspiegabile e folle di quest'uomo senza volto non entriamo mai, l'angoscia e la violenza sotto pelle rimangono patrimonio di Carpenter. Forse non solo per colpa di Rob, ma anche di due fratelli produttori un po' troppo invadenti." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 4 gennaio 2008)

"La ripetizione è compensata da tre elementi: notevole e cupa spettacolarità; realizzazione contemporanea di un rifacimento e di un seguito; fornitura di una spiegazione del furore assassino del protagonista." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 4 gennaio 2008)

"In un atto di estrema generosità possiamo apprezzare l'omaggio ad Howard Hawk, visto che il nostro 'Zombie' mostra la sequenza clou di 'La cosa da un altro mondo'(1951), in cui il gigantesco James Arness si muove al pari di Myers e le pallottole gli fanno il solletico. Qui siamo in piena comicità involontaria. Resta la cupezza di una vicenda che mostra la solita mattanza in modo fastidiosamente ripetitivo. E si seguita a sostenere il falso definendo questi (sotto)prodotti stimolanti e ricchi di sottintesi. Invece sono soltanto malintesi." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 4 gennaio 2008)
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