Hachiko - Il tuo migliore amico

Hachiko: A Dog's Story

USA - 2009
1/5
Hachiko - Il tuo migliore amico
Hachi, un cane di razza Akita, ogni giorno accompagna il professor Parker alla stazione e lo aspetta al suo ritorno per dargli il benvenuto. Quando però questa routine viene bruscamente interrotta, l'assoluta dedizione del cane nei confronti del suo padrone e lo straordinario potere dei sentimenti emergono e dimostrano come anche il più semplice fra i gesti possa diventare la più grande manifestazione di affetto mai ricevuta.
  • Altri titoli:
    Hachiko - Una storia d'amore
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: RICHARD GERE, BILL JOHNSON, VICKI SHIGEKUNI WONG E DEAN SCHNIDER PER GRAND ARMY ENTERTAINMENT, INFERNO DISTRIBUTION, SHOCHIKU KINEMA KENKYÛ-JO
  • Distribuzione: LUCKY RED - DVD: LUCKY RED HOME VIDEO
  • Data uscita 30 Dicembre 2009

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Il professore Richard Gere torna da un viaggio. In stazione si imbatte in un cagnino di razza akita, e lo porta a casa: la moglie lo battezza "ospite provvisorio", Gere, complice un collega, lo ribattezza Hachi, ovvero Otto in giapponese. Tra i due è amore a prima vista: reciproco a tal punto che Gere si mette a quattro zampe con la palla in bocca.
L'affair procede a gonfie vele, fino a quando l'uomo non ritorna tra le braccia della moglie: un bicchiere di vino, un bagno caldo e un po' di sesso, per consumare un tradimento in piena regola. Roso dal senso di colpa, l'azzimato Richard cade stecchito. La moglie cambia città, Hachi no, e aspetta Gere davanti alla stazione: ogni giorno, per anni e anni.
Tratto dalla vera storia del professor Hidesamuro Uyeno e del suo fedelissimo compagno a quattro zampe (oggi immortalato con bronzea statua di fronte alla stazione Shibuya) trasferita da Tokyo in America, Hachiko non rappresenta inequivocabilmente il punto infimo nella filmografia di Lasse Hallstrom, ma se la gioca, eccome.
Il cane, anzi i cani, pare nemmeno troppo addestrati, sono bravi, gli interpreti bipedi seguono - con qualche difficoltà - a ruota, ma il film naufraga comunque: costruito su un soggetto degno di un corto, si rivolta nella noia e nel torpore, rischiando che i rari abbai di Hachi vengano sommersi dagli uggiosi mugolii del pubblico.
Riuscendo nell'impresa ardita di rivalutare l'analogo Io & Marley, Hachiko, già nella sezione Alice nella città del quarto Festival di Roma e distribuito da Lucky Red, conferma che il triangolo uomo-animale-cinema è sovente lacrimevole, quasi sempre infido, nell'occasione stucchevole.
PS: il babbo (a prescindere dal Natale) Richard Gere, sotto l'albero anche con Amelia, confeziona all'uopo due "pacchi" clamorosi: non scartateli!

NOTE

- REMAKE DEL FILM "HACHIKO MONOGATARI" (1987) DI SEIJIRÔ KÔYAMA.

- PRESENTATO IN ANTEPRIMA ALLA IV EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2009) NELLA SEZIONE 'ALICE NELLA CITTÀ'.

CRITICA

"Versione americanizzata di una storia vera diventata leggendaria, che in Giappone aveva già avuto nell'87 l'onore di una trasposizione sullo schermo, il film ha tutto, ma proprio tutto, per ridurre lo spettatore di tutte le età a un salice." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 ottobre 2009)

"Con tutto il rispetto per il nobile apologo, ospitarlo era evidentissimamente la maniera per assicurarsi la presenza della star al festival." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 17 ottobre 2009)

"Una storia simile possiede un infallibile potere di commozione. E difatti perfino i più arcigni fra i giornalisti presenti hanno tirato fuori i fazzoletti. Ma è anche una storia fatta di niente, che si racconta in tre parole. Può dilatarsi fino a coprire i cento minuti di narrazione di una pellicola senza apparire (come di fatto appare) monotona e stiracchiata?" (Giacomo Vaillatti, 'Il Giornale', 17 ottobre 2009)

"Ci sono film prevedibili. E film, come questo 'Hachiko - Il tuo migliore amico', che, una volta visti, spazzano via ogni previsione. E ogni pregiudizio. Sarà banale e retorico dirlo, ma in un contesto dove, belli o brutti, imperversano film che barattano le emozioni autentiche con lo stupore di fronte alle prodezze del digitale o tridimensionale, Hachiko restituisce intatta la più grande magia di cui il cinema sia capace: creare un universo parallelo attraverso cui lo spettatore, specchiandosi, elabora dentro di sé idee che trascendono gli stessi sentimenti, personaggi e relazioni che il film mette in campo. Sarà perché a dirigerlo è Lasse Hallstrom, già autore de 'La mia vita a quattro zampe', che questa volta dimostra anche di saper alternare il ritmo e la stasi narrativa, senza ricadere nell'oleografia. Sarà che a interpretarlo, oltre che a produrlo, è Richard Gere, che da grande testimonial della causa tibetana e da amico sincero del Dalai Lama sa infondere al film una spiritualità orientale autentica e non banalizzata, peraltro indispensabile data la scelta di attingere a una vicenda autentica del Giappone tra gli Anni 20 e gli Anni 30, cui già si era ispirato nel 1987 'Hachiko Monogatari' di Seijiro Koyama. Fatto sta che la storia del cane, talmente affezionato al suo padrone involontario (...) dà luogo in questo delicato e pacato film di intrattenimento tipicamente hollywoodiano a una parabola molto suggestiva sul valore dell'esistenza che, in ottemperanza ai principi del mutamento perpetuo degli eventi impliciti nel Tao, si trasforma in un costante dono reciproco. E in un atto di fede senza tempo e senza luogo che rende lo spunto di cronaca e la sua forte connotazione geografica patrimonio universale.
(....) Commuove, dunque e tanto. Ma non è questione di lacrime, ma di serenità interiore e di attenta analisi dei meccanismi della sostenibilità dei rapporti e della compresenza." (Anton Giulio Mancino, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 07 gennaio 2010)

"Delicato ma ruffianissimo dramma animal-familiare, questo 'Hachiko - il tuo migliore amico', dello svedese Lasse Hallstrom ispirato a una storia vera, accaduta nel Giappone degli anni Venti. (...) Una storia troppo lagnosa e ricattatoria a cui si aggiungono le insopportabili smorfie di Richard Gere: perfetta soltanto per le anime candide." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 gennaio 2010)

"Così l'etica Lassie colpisce ancora: la dedizione affettiva del cane supera quella umana, come volevasi dimostrare, tanto che alcuni umani non riescono neppure a commuoversi a luci spente al perfetto ricatto emotivo organizzato dal cinema." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 08 gennaio 2010)
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