GUN SHY - UN REVOLVER IN ANALISI

GUN SHY

USA - 1999
Charlie, agente della DEA (nucleo speciale antidroga) con il ruolo di infiltrato nella malavita, da qualche tempo ha perso coraggio e sicurezza. Rivive il suo ultimo caso irrisolto, che lo ha scosso molto, procurandogli stress e aggravando un fastidioso mal di stomaco. Vorrebbe dare le dimissioni, che però non vengono accettate: da mesi i suoi superiori stanno lavorando ad una trappola per incastrare alcuni capimafia e a Charlie tocca il compito di mettersi a fianco del potente boss Fulvio Nesstra. A questa prospettiva Charlie precipita in una crisi di nervi e decide di andare da uno psichiatra. Qui, dopo alcune sedute individuali, si trova inserito in un gruppo di manager frustrati, che restano scioccati di fronte ai suoi racconti. A causa poi dei suoi imbarazzanti problemi di stomaco, Charlie si ritrova affidato alle cure dell'infermiera Judy, con la quale poco dopo continua a vedersi. Tra ricette e sedute terapeutiche, Charlie riesce ad entrare nel giro della banda e a conoscere meglio le situazioni: Fulvio è infelice perché comandato a bacchetta dalla moglie e dal suocero; anche Fidel, il boss avversario, è stanco di dover cercare sempre l'approvazione del padre e vorrebbe fuggire con l'amico Estuvio. Tutti gli equivoci e i doppi giochi emergono nel corso dell'incontro decisivo per negoziare il riciclaggio di denaro sporco. Un insospettabile poliziotto corrotto apre il fuoco, anche gli altri sparano, Fulvio viene ferito. Nella confusione, Charlie lo porta via, fuori ad attenderli c'è Judy con i colleghi del gruppo di psicanalisi. Si allontanano su un motoscafo e con una valigetta, ci sono venti milioni di dollari che facevano parte delle trattative.

CAST

CRITICA

"In definitiva, 'Gun Shy' è una pellicola gradevole: il racconto non presenta battute d'arresto né soluzioni narrative tipiche di una regia d'autore. E' caratterizzato da una esposizione 'professionale' e da una recitazione indovinata da parte dell'interprete principale e dei numerosi attori di secondo piano". (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 15 maggio 2000).
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