GRAZIE PER LA CIOCCOLATA

MERCI POUR LE CHOCOLAT

FRANCIA - 2000
Per la seconda volta, a Losanna, si sposano il pianista André Polonski e Mika Muller- Polonski, direttrice della fabbrica di cioccolato Muller. Il loro precedente matrimonio era stato breve. Andrè in seguito era stato sposato con Lisbeth morta in un incidente il giorno del decimo anniversario del matrimonio. Dalla loro unione era nato un unico figlio, Guillaume. Nello stessso tempo la giovane Jeanne Pollet, mentre si sta preparando a un concorso pianistico a Budapest, scopre di essere stata scambiata alla nascita con Guillaume. Per questo si introduce nella famiglia.

TRAMA LUNGA
André Polonski, pianista, e Mika Muller, presidente dell'industria del cioccolato Muller, si sposano per la seconda volta a Losanna dopo una precedente e brevissima unione risalente a quasi venti anni prima. André in seguito aveva preso in moglie Lisbeth, dalla quale ha avuto il figlio Guillame che ora vive con loro. Sei anni dopo il matrimonio Lisbeth era morta in un incidente automobilistico. Intanto in un locale sul lago, la giovane Jeanne Pollet, aspirante pianista, apprende per caso di avere rischiato di essere scambiata in clinica il giorno della sua nascita con Guillame. Un po' turbata, un po' incuriosita, Jeanne si reca alla grande villa dei Polonski, riferisce ad André del mancato scambio e gli strappa la promessa di andare da lui a lezione in preparazione di un concorso di pianoforte a Budapest. Mika accoglie con gentilezza la ragazza e le offre una cioccolata preparata in un thermos. Messo sull'avviso da Jeanne, Alex, il suo fidanzato, scopre in laboratorio che nella cioccolata ci sono tracce evidenti di un potente sonnifero. Guillame invece subisce molto la presenza in casa di Jeanne, la quale però alla fine gli racconta di come Mika abbia alterato la cioccolata: e il ragazzo ricorda che la mamma aveva perso il controllo della macchina in seguito ad un colpo di sonno. Mika allora cerca di far sorgere in Guillame nuovi dubbi sull'identità del padre e sul rapporto che si sta creando con Jeanne. Quindi prepara ancora cioccolata col sonnifero, che però per errore viene bevuta da Jeanne. I due ragazzi decidono di andare in città, e Jeanne alla guida comincia a sbandare. Arriva la notizia di un incidente. Mika chiede se i due giovani sono morti. André risponde di no, e aggiunge che si trovano alla polizia dove stanno raccontando tutto l'accaduto. Mika allora va in sala, si sdraia sul divano, si rannicchia su se stessa.

CAST

NOTE

FUORI CONCORSO ALLA 57° MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2000).

CRITICA

"In forma come non era da tempo, Chabrol per novanta minuti dispone con precisione psicologica e superba bravura registica i pezzi di una difficile partita a scacchi tra i suoi personaggi, descrivendo con tocchi perfetti e minuziosi un mondo borghese e ben educato che consoce benissimo, e che mette in sordina, sotto le forme della buona educazione, le passioni più brucianti e dolorose. Ma quando la tensione di questo giallo in bon ton è al massimo, la conclusione arriva precipitosa, meno complessa e meno ricca di quanto annunciavano le premesse, e non tutti i pezzi cascano al posto giusto lasciandoci con qualche rimpianto sotto il profilo del mystery, con un grande piacere di fronte al gioco degli attori". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 4 settembre 2000)

"Un giallo, dunque, ancora una volta per Chabrol e la Huppert, alla loro maniera: tutto di atmosfere, di sguardi in tralice, di sussulti quasi impercettibili, su uno sfondo dove tutti lavorano, guadagnano e magari spendono per sostenere centri anti-dolore, come la dame au chocolat. In tanta dolcezza affiora invece l'amaro della frustrazione, l'agio neon placa, anzi esaspera. Il lago di Losanna, gli ospedali puliti, le auto di buona marca ma non vistose, i giovani cresciuti sui campi di tennis. Tutto confluisce in questo igioiellino di ritratto di vita elvetica". (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 4 settembre 2000)

"Chabrol dipana con calma la sua matassa, la imbroglia fino a quando gli serve per la suspense e finge di scioglierla quando i chiarimenti ne rendono anche più oscura la trama. Privilegiando uno stile che, nelle levigatissime cornici svizzere, non poteva essere più levigato e più piano: in superficie, naturalmente. Mentre il nero, pur intuibile (o solo sospettabile), resta nel fondo. Ne è componente essenziale, la recitazione di Isabelle Huppert nella parte di Mika: immobile come sempre ma pronta, perfino con sfumature minime, a suggerire la notte anche là dove splende il sole". (Gian Luigi Rondi, 'Il tempo', 10 novembre 2000)

"(...) Possibile che due persone così siano incarnazioni diverse del Male? Possibile che Huppert sia così brava? E cos'è, perché vive in un groviglio di misteri, come è fatta una famiglia? Lo stile di Claude Chabrol è di una trasparenza che nasconde gli enigmi". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 10 novembre 2000)

"E bravo Claude Chabrol, che a 70 anni e 52 film firma un vero gioiello, 'Grazie per la cioccolata'. Un giallo? Forse. Una commedia? Probabile. Un film 'perverso' che rimescola generi e ascendenze? Fuochino. Anzi la perversità, cioè il gusto per l'intrigo, la menzogna, la montatura, è il soggetto stesso del film, dixit Chabrol. (...) Fra omaggi e sospetti, Chabrol tesse una tela leggerissima e implacabile demolendo ogni nostra certezza. Vertiginoso". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 novembre 2000)
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