Good Kill

USA - 2014
3/5
Good Kill
Un pilota da combattimento divenuto manovratore di droni, trascorre dodici ore al giorno combattendo i talebani da Las Vegas. Le altre dodici ore le passa a casa, discutendo con moglie e figli. Un giorno, il pilota si interroga sul proprio, domandandosi se stia combattendo una guerra senza fine.
  • Altri titoli:
    Drones
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: ANDREW NICCOL, NICOLAS CHARTIER, ZEV FOREMAN, MARK AMIN PER VOLTAGE PICTURES, SOBINI FILMS
  • Distribuzione: BARTER ENTERTAINMENT (2016)
  • Data uscita 25 Febbraio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Occhi fissi su uno schermo quando lavora, sguardo rivolto al cielo quando è in giardino a fare il barbecue. Il maggiore Tom Egan (Ethan Hawke), quando è di turno, uccide i talebani, poi "cede il comando" e torna a casa dalla moglie e i figli. E' ancora un pilota dell'Aeronautica Militare USA, Tom Egan, ma non vola più: no, il soldato "guida" aeromobili a pilotaggio remoto, meglio conosciuti come droni. Da una cabina di un avamposto militare sperduto nel deserto del Nevada, a qualche chilometro da Las Vegas. E da lì, premendo qualche pulsante, contribuisce al programma antiterrorismo portato avanti dal governo americano. Una "comodità" ben accolta dalla moglie e dai figli di Tom, che in questo modo non rischia la pelle ed è sempre di ritorno a casa, ma che per l'uomo inizia a rappresentare un problema...

Al regista di Gattaca e Lord of War, Andrew Niccol, va riconosciuto il grande merito di aver portato sullo schermo il primo film incentrato sull'utilizzo dei droni. Per ammissione dello stesso regista, però, Good Kill - in concorso a Venezia 71 - sembra non volersi schierare "politicamente" sull'oggetto che racconta, ma prova ad indagare le conseguenze dal punto di vista umano, prendendo come paradigma la figura di un pilota che non riesce ad abituarsi a quell'idea di guerra. Il cortocircuito è reso alla perfezione già dalle prime battute del film: Tom Egan centra l'obiettivo, finisce il turno, abbandona il container da dove "guida" il velivolo, sale sulla sua Pontiac, prende l'autostrada e torna verso Las Vegas: qui, in uno dei tanti piccoli market della città, il commesso lo guarda e gli chiede se la divisa che indossa è vera: "Oggi ho ucciso sei talebani in Afghanistan", la risposta del maggiore. Che per la vita familiare sembra aver inserito il pilota automatico, però: è questa la scissione che regola le giornate di Tom, giorno dopo giorno sempre più desideroso di tornare a volare, di ricominciare a provare paura, di combattere senza considerarsi un codardo.

Andrew Niccol segue una linea retta, ci mostra l'assurdità di questo nuovo modo di concepire la guerra, "senza sporcarsi", alzando il tiro quando in gioco entra anche la CIA e i tanti, troppi "danni collaterali". Ma si ferma sempre un attimo prima, non giudica, non porta l'argomento agli occhi dell'opinione pubblica, non cerca il terreno di un dibattito che, francamente, all'interno stesso del film correva il rischio di diventare strumentale, nonché banale. No, Niccol si interessa di un uomo che smette di sentirsi tale, che si rifugia nell'alcool e che continua a guardare il cielo: per tornare a volare o perché sa che un giorno, magari, in quel mirino potrebbe finirci anche lui.
Un film, Good Kill, che va dritto all'obiettivo, proprio come lo strumento che racconta: ma che rischia di affogare nelle paludi di un finale giustizialista ("ad personam"...) francamente ambiguo e tutt'altro che liberatorio.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014).

CRITICA

"(...) una versione horror di 'Truman show'. Accantonato ogni problema etico, la guerra (ma la tragedia si declina anche in altri modi) diventa gioco 'divertente' in cui si mira al nemico in nome di una giustizia e di una libertà soggettive. Bella partenza del film del fanta regista Andrew Niccol, esperto di improbabili traslochi spazio temporali, più banale lo svolgimento (e delude la conclusione) affidata alla crisi militar-coniugale di Ethan Hawke cui finalmente sorge il dubbio che non siamo a Disneyland. Bisogna scovare la tessera mancante della forma umana (ma ormai disumana) e inserirvi il germe della pìetas, coscienza che si perde nel 'play' (non a caso vuol dire anche recitare) del video inseguimento delle vittime: poi si timbra il cartellino e si torna a casa per l'happy hour." (Maurizio Porro, "Corriere della Sera", 25 febbraio 2016)

"Andrew Niccol sceglie una chiave anti-spettacolare, dove a volte è perfino difficile identificarsi nel protagonista, interpretato da Ethan Hawke con un distacco muto e doloroso. Forse un film più importante che 'bello', ma da vedere." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 25 febbraio 2016)

"Niccol immerge la vicenda in un'implosa atmosfera di tensione, lasciandoci alle prese con molti interrogativi." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 25 febbraio 2016)

"'That's a good kill' è un'espressione che fa inorridire. Eppure è nel gergo militare americano per indicare un 'bel colpo', cioè un obiettivo colpito con probabile vittima a carico. (...) Se lo spunto era d'attualità e valore etico incredibili, l'autore non lo ha sfruttato, confezionando un'opera di rimpianti." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 25 febbraio 2016)

"L'argomento è scottante e di grandissima attualità (...) come spesso capita quando ci si imbatte nel genio della fantascienza adulta Andrew Niccol, autore del mitico copione di 'The Truman Show' (1998) e regista del bellissimo 'Gattaca' (1997). L'inizio, infatti, è una vera e propria bomba (...), poi purtroppo il regista neozelandese perde il controllo e si schianta, facendo diventare il film un trito dramma familiare con finale così retorico che lascia a bocca aperta. Va comunque riconosciuto il coraggio di affrontare per primi, e nel modo più nazionalpopolare possibile (grazie al carisma del divo con anima Hawke), un tema assai dibattuto nel nostro presente storico." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 25 febbraio 2016)

"Piacerà perché è un film intrigante e volutamente spiazzante, perché comincia come l'antico 'Top Gun' di Tom Cruise e si tramuta poco a poco in un 'Truman Show'. Nel primo film sui reality assistivi all'alienazione per una vita fasulla. Qui è la guerra che aliena (fasulla in Nevada, ma quanto atroce in Iraq)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 febbraio 2016)

"Originale dramma, che scruta le nuove frontiere della guerra. Dove con il pretesto dell'antiterrorismo, si ammazzano anche i civili. (...) Filosofia spicciola: «Se smettessimo di uccidere, forse smetterebbe anche Al Qaeda» e esasperato linguaggio da caserma." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 febbraio 2016)

"Drammaccio di coscienza del soldato Ethan Hawke, stressato pilota a tavolino dei micidiali droni che uccidono spesso innocenti. (...) Più interessante del mélo familiare, prevedibile e ingombrante, è l'analisi delle procedure di controllo informatico della guerra. Ambigua, ma interessante, l'idea che per 'guarire' dalla nausea virtuale sia opportuno tornare in volo e colpire da soldato. Non uno dei migliori Niccol (...)." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 26 febbraio 2016)
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