Gold - La grande truffa

Gold

USA - 2016
2,5/5
Gold - La grande truffa
Kenny Wells è un uomo d'affari alla perenne ricerca del colpo milionario. Grazie al geologo Michael Acosta si imbatte in una vera e propria "montagna di soldi", una delle più grandi e prolifiche miniere d'oro nell'inesplorata giungla indonesiana. Sfacciatamente ricco, senza freni e ancor più avido di denaro, Wells proverà a prendere di petto Wall Street, imparando presto che non è tutto oro quel che luccica...
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: TEDDY SCHWARZMAN, MICHAEL NOZIK, MATTHEW MCCONAUGHEY, PATRICK MASSETT, JOHN ZINMAN PER BLACK BEAR PICTURES, HIGHWAY 61 FILMS, LIVING FILMS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES/LEONE FILM GROUP (2017)
  • Data uscita 4 Maggio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

Il sogno americano s’infrange contro la natura indomita, dove l’uomo cerca la ricchezza e perde il senno. Il condottiero Aguirre dell’inarrivabile Aguirre – furore di Dio trovava la follia invece della mitica Eldorado e il colonnello Kurtz scopriva le tenebre nella giungla di Apocalipse Now.


In Gold – La grande truffa, Kenny Wells vola fino in Indonesia, sfida la malaria e affonda il piccone nel fango di una terra inospitale, per scovare quell’oro che gli fa brillare gli occhi. Al suo fianco c’è il grande Michael Acosta, il geologo delle meraviglie, l’uomo che ha portato alla luce uno dei più grandi giacimenti di rame della storia. La chiave sta già nel titolo, una pirotecnica impresa si trasforma in un inganno da milioni di dollari.

Il regista Stephen Gaghan torna ad affrontare il dio denaro in una vicenda che ha dell’incredibile, e si resta sbalorditi quando si legge l’immancabile “tratto da una storia vera”.


Nel suo riuscito Syriana, Gaghan si era accanito contro il business del petrolio in Medio Oriente, ma con quella funzione di denuncia si smarrisce tra The Wolf of Wall Street e American Hustle. La discesa all’inferno di Kenny Wells ha la forma patinata di un film che esalta l’estetica e la retorica arrivista, senza trovare una propria identità drammaturgica, anzi perdendo di vista la credibilità. L’unico gigante è il trasformista Matthew McConaughey, che abbandona le armi di Free State of Jones e diventa grasso e calvo per la causa.

Si carica il film sulle spalle e tiene sveglia la platea con un’interpretazione pirotecnica, nello stile del Michael Keaton di The Founder. Il suo Wells non vuole perdere e dà fondo alla bottiglia per annegare la propria incapacità di accettarsi, fino a quando la fama lo porta sul gradino più alto del podio, con discorsi strappalacrime e brindisi al futuro. Come recitava il titolo di quel vecchio capolavoro sul pugilato con Humphrey Bogart, spesso i colossi d’argilla sono quelli che si sciolgono alle prime piogge.

NOTE

- LA REGIA DOVEVA ESSERE AFFIDATA A PAUL HAGGIS CHE VI HA RINUNCIATO PERCHE' IMPEGNATO IN ALTRI PROGETTI (E' COMUNQUE RIMASTO IN VESTE DI PRODUTTORE ESECUTIVO). IN SEGUITO LA REGIA ERA PASSATA A MICHEAL MANN E SPIKE LEE.

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2017 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ("GOLD").

CRITICA

"Di fattura molto classica, incline a dare più spazio alle parole che all'azione, il film si fa apprezzare soprattutto per le interpretazioni: non solo per quella di McConaughey, obeso bevitore e fumatore compulsivo abitato fino nelle midolla dal suo sogno di gloria, ma anche per la performance del venezuelano Edgar Ramírez, noto per il ruolo del terrorista Carlos nell'omonima miniserie televisiva. I due danno vita a un'amicizia ambigua e interessante, i cui risvolti avrebbero meritato un maggiore approfondimento." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 4 maggio 2017)

"II problema principale di Gold' è che non si capisce che tipo di film vuole essere. Ispirato a una storia vera - elaborata con molta libertà, si direbbe - racconta di una avventurosa caccia all'oro attraverso un personaggio che è il contrario di un avventuriero classico. (...) Arpeggiando sulle note grottesche del suo repertorio, McConaughey ricorda un po' l'imbroglione incarnato da Christian Bale in 'American Hustle', salvo che quella era una commedia al vetriolo e spiritosa, seppur piena di risvolti amari. Questa invece non è una figura di truffatore; è semmai un truffato, un perdente ossessionato dall'idea di trovare l'oro, e non per meri motivi di denaro, ma perché persegue un sogno, tutto americano. Cosicché il personaggio più che divertente risulta patetico e il risarcimento a sorpresa del finale arriva tardivo e poco credibile." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 4 maggio 2017)

"Sia pure usufruendo di un soggetto e una sceneggiatura avvincenti e scenari degni del classico cinema d'avventure hollywoodiano, «Gold» non riesce a distinguersi dalla media del genere e, quel che è peggio, a incrementare il carisma di un abituale dominatore del grande e piccolo schermo come McConaughey. Tratto dalle vere vicissitudini della Bre-X (...) affronta con grande budget e inopportuna pretensione uno dei tempi cari alla grande epica americana - il viavai tra trionfi e catastrofi dell'imprenditore senza regole né scrupoli che ha stimolato, tra i contemporanei, big della messinscena come Scorsese, P. T. Anderson, Russell - aggrovigliandosi a lungo nelle anse della trama e cogliendo davvero nel segno solo nelle beffe a ripetizione di sottofinale e finale. (...) è, in effetti, difficile entrare in sintonia con la figura dell'avventuriero fondato re e Ceo della Bre-X Wells (McConaughey), ma non a causa della pancia debordante, il cranio semicalvo, i denti giallastri, il sudore facile e gli slip oversize, bensì per l'eccesso gigionesco con cui l'attore strabuzza gli occhi, gesticola forsennatamente e si muove tra sogni di rivalsa familiare e di classe e scariche d'ossessioni psicotiche squassanti. Riflettendoci sopra, in effetti, i film («The Wolf of Wall Street») e i registi di cui sopra traevano la loro forza dall'assimilazione di uno stile ben preciso ai caratteri e alla personalità dei rispettivi antieroi, mentre in questo caso sembra che il procedimento sia purtroppo quello inverso. (...) Nonostante i vuoti drammaturgici che finiscono per penalizzare sia il versante epico, sia quello intimista, sia quello da thriller finanziario e sia quello da commedia grottesca, si può peraltro ammettere che «Gold» non lesina sul lusso della confezione, sciorina look d'epoca divertenti e si giova di un'eccezionale colonna sonora che in qualche snodo tiene a galla l'ennesima metafora della forza e la fragilità del Sogno americano." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 maggio 2017)

"Autore delle sceneggiature di 'Traffic' e 'Syriana' (che in più ha diretto), Stephen Gaghan ha già dimostrato sia intuito che fascinazione per gli angoli oscuri dell'American dream, portandoci - anche geograficamente parlando - in quei luoghi di frontiera, dove il sogno si contamina con realtà molto più complicate e interessi molto più sporchi, banali - magari in paesi «esotici», come quelli che oggi Trump chiama fabbriche di bad hombres e terroristi. Punito in USA da una distribuzione rimandata più volte e poi troppo sacrificata per via dei problemi economici della compagnia di Harvey Weinstein, 'Gold - La grande truffa' è un'altra avventura hard boiled a risvolto metaforico, un 'Wolf of Wall Street' immerso nelle giungle dell'Indonesia, in preda al delirio della malaria e della febbre del dollaro nella Wall Street anni ottanta." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 4 maggio 2017)

"(...) siamo lontani dai risultati di 'The Wolf of Wall Street' o 'La grande scommessa'. Il titolo parla già di truffa, dunque la cosa da scoprire è il come. Diciamo che della storia vera la sceneggiatura scava l'avventura personale di un febbricitante sognatore, simbolo e insieme standard dell'idealismo del successo, però (e questa è la parte migliore) onesto fino al sacrificio nella passione per la ricerca. Ma è oro tutto quello che luccica? Amicizia e tradimento alimentano un crak miliardario. Confondendo Wells con Orson Welles, il McConaughey del memorabile cameo nel 'wolf' qui a volte è vittima di 'overacting'." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 4 maggio 2017)

"Non è film perfetto Gold, anzi, ma segnala l'irriducibilità della società, e dell'economia, statunitense al sistema, alla regulation, alla norma e, insieme, l'abbandono fideistico e forsennato al sogno (...). C'è tanto in 'Gold', anche un sospetto fatto certezza: Kenny avrebbe votato Donald Trump. 'Make America Gold Again'." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 4 maggio 2017)

"La parola 'Dio' compare in questo film 2 volte. 'Oro', circa mille. In ballo, d'altronde, ci potrebbero essere solo 30 miliardi di dollari. La febbre dell'oro non solo annebbia la vista come nel capolavoro omonimo di Charlie Chaplin ma rischia di togliere la vita come ne 'II tesoro della Sierra Madre' (1948) di John Huston. Qui non siamo né nella parodia della rapacità chapliniana né nel dramma morale hustoniano. E' la storia di una grande amicizia incline a trasformarsi in noir come 'C'era una volta in America' di Leone. A voi il compito di scoprire se Kenny e Mike riusciranno a disintossicarsi da questa 'droga' (il regista è un ex tossicodipendente). Flop in Usa. Peccato perché la terza regia di Gaghan è febbrile, scurrile e virile al punto giusto. McConaughey (...) e Ramírez sono una miniera di chicche interpretative. C'è da divertirsi veramente." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 4 maggio 2017)

"Ispirato a fatti realmente accaduti (...) il film diretto da Stephen Gaghan e interpretato da Matthew McConaughey ed Edgar Ramirez, racconta un altro capitolo della grande storia sul sogno americano e la fascinazione che l'oro esercita sugli esseri umani, disposti a tutto pur di impossessarsene." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 5 maggio 2017)
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