Gli uomini sono nemici

ITALIA, FRANCIA - 1947
Gli uomini sono nemici
Irene vive a Roma mantenuta da un ricco ingegnere che costruisce fortificazioni per conto dei nazisti. In un attentato da parte di partigiani l'ingegnere muore e lei rimane sepolta per alcune ore assieme al capo dei partigiani, Mario, che appena libero fugge senza lasciare tracce di sé. In seguito anche Irene è costretta a fuggire perché sospettata dai tedeschi. Varie vicende la portano a Lisbona, dove è internata come profuga. Misteriosamente Mario va a liberarla, ma lei tenta di ucciderelo perché vede in lui la causa dei suoi guai. Disarmata e abbandonata, per vendicarsi va al comando tedesco chiedendo di diventare collaborazionista. Le viene messo a disposizione un agente segreto e così Irene riesce a colpire molti elementi dell'organizzazione clandestina di Mario. Dopo aver fatto uccidere un italiano, Irene tenta di allontanarsi, ma è catturata dai partigiani di Mario che, credendola innocente, la difende di fronte ai compagni e la aiuta a imbarcarsi per il Brasile. Irene viene però ripresa dai partigiani alleati, sottoposta a processo e, dopo aver confessato le sue colpe, viene uccisa dallo stesso Mario, che vuole dimostrare ai compagni la sua fedeltà alla causa comune.
  • Altri titoli:
    Crossroads of Passion
    Le carrefour des passions
  • Durata: 108'
  • Colore: B/N
  • Genere: SPIONAGGIO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: MARCELLO D'AMICO PER PAO FILM (ROMA), LES PRODUCTIONS JACQUES CAMPANEEZ (PARIGI)
  • Distribuzione: FINCINE (1948)

NOTE

- IL FILM, INIZIATO DA HENRI CALEF, E' STATO TERMINATO DA ETTORE GIANNINI (1948).

CRITICA

"La trama tortuosa riesce lunga e pesante. Discreta la regia e buona l'interpretazione." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 25, 1949)

"Nel gioco delle vicende, molteplici e aggrovigliate che fan da sostrato al film, entrano troppi personaggi, troppi luoghi, troppe avventure, tre amori e un paio di vendette personali, tedeschi, resistenza, spionaggio, ecc. E i soliti cadaveri d'obbligo che con la loro sorte muovono ineluttabilmente il fato. Diretto da un regista poco esperto, il film rivela il desiderio spasmodico di far del movimento ad ogni costo, di voler a forza creare un ritmo. I troppi interpreti sono stati tutti sacrificati (...) forse perché anch'essi sono stati travolti dalla complessità dei fatti e dei sentimenti che avrebbero dovuto agitarli." (F. Gabella, 'Intermezzo', 6, 31 marzo 1950)
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