GLI OTTIMISTI

THE OPTIMISTS

GRAN BRETAGNA - 1973
GLI OTTIMISTI
Sam Hall, vecchio artista del circo, vive da solo in una cadente baracca in compagnia dei suoi ricordi e della moribonda cagna Bella. Mark e Liz, un bambino di sei anni e una ragazzetta pronta a ridire su tutto, assistono un giorno casualmente alle esibizioni su un marciapiede di Sam e Bella. Incuriositi, prima li aiutano a mendicare, quindi li seguono tra i rifiuti e le baracche. Si forma, così, un quartetto che diviene sempre più affiatato fino al momento in cui, poiché i due piccoli desiderano avere anche loro un cane, il barbone li aiuta a racimolare il denaro necessario e li accompagna ad acquistarne uno presso il canile di Bethersea. Proprio mentre Bella muore di vecchiaia, il padre di Liz e Mark si ribella all'idea di avere un animale in casa. Irritati e delusi, i due vanno a regalare la loro cagnetta a Sam. Di notte seppelliscono Bella nel vecchio cimitero canino presso Hyde e Park. Il padre, accorso insieme a Sam, finisce per rappacificarsi con loro.
  • Altri titoli:
    THE OPTIMISTS OF NINE ELMS
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICA, EASTMANCOLOR
  • Tratto da: ROMANZO "THE OPTIMISTS OF NINE ELMS" DI ANTHONY SIMMONS
  • Produzione: CHEETAH, SAGITTARIUS PRODUCTIONS
  • Distribuzione: GOLD - RICORDI VIDEO

CRITICA

"Diretto dallo stesso autore del romanzo, questo film manca sovente di ritmo adeguato poiché, a favore dei succosi dialoghi, si compiace della minuziosa descrizione di ambienti di una Londra sottoproletaria e di personaggi da 'I miserabili'. E' questo, forse, l'unico elemento a sfavore. Per il resto, merita di venire segnalato non solo per i suoi poetici contenuti, ma anche per le avvincenti prestazioni degli interpreti, per il clima insolito, per l'amore con cui viene dipinto un mondo di piccole cose che la cronaca troppo ingiustamente disdegna o sfrutta in sterili diatribe sociali. Il tema è semplice e degno della massima attenzione: le necessità della vita ci inducono a seppellire troppo presto nell'oblio persone sensibili e ricche di valori prettamente spirituali, come il barbone del racconto." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 78, 1975)
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