GLI INNAMORATI

ITALIA - 1955
Il film descrive la vita di alcuni giovani e delle loro ragazze in un rione popolare di Roma. Nando, Franco e Otello hanno comperato in società una motocicletta. Nando, che ha un'officina meccanica, per arrotondare le sue entrate agisce come divo nelle storie d'amore di un giornale a fumetti, ma in tal modo eccita la gelosia della sua fidanzata Marisa, che mal sopporta i baci professionali dati dal suo fidanzato alle colleghe e le telefonate con cui queste lo perseguitano. Otello, che fa il barbiere, ama appassionatamente Adriana, sorella di Nando, ma la fanciulla è promessa a Franco. Tra i due fidanzati hanno luogo i soliti bisticci. Non lontano c'è la trattoria del sor Annibale, uomo d'età matura, che ha una moglie ancor giovane: la sora Ines ha una gran voglia di vivere, di divertirsi, e cerca di accalappiare qualche giovane del rione. Una volta, mentre il marito è andato a giocare a biliardo, Franco si lascia prendere dalle arti lusinghiere di Ines e tra i due scocca qualche bacio appassionato. Una sera la sora Ines va a ballare, benchè il marito abbia cercato di trattenerla e, avendo incontrato Franco, balla con lui. Adriana, avendo visto i due abbracciati, accetta la corte di Otello e si fidanza a lui; Marisa lascia Nando, perchè l'ha visto ballare con una collega. Quando ritorna a casa, Ines è decisa a lasciare il marito; ma dopo un colloquio con lui, ci ripensa e rimane. Otello annuncia il suo fidanzamento con Adriana: Franco reagisce e cerca di riconquistarla. La motocicletta sparisce, ma poi viene ritrovata e Franco se ne serve per seguire Adriana, che dovrebbe andare con Otello ad un concorso per barbieri. Una finta caduta fa riconciliare i due, ma al ritorno dalla spiaggia cascano davvero, danneggiando la moto. Nando fa uno scandalo, cercando d'impedire la relazione tra Adriana e Franco. Tra i due si profila una nuova rottura; ma alla fine i due innamorati si riconciliano definitivamente, mentre Nando ritorna da Marisa.

CAST

NOTE

NASTRO D'ARGENTO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA (1956).

CRITICA

<>. (L. Chiarini, <>).
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