Giovani si diventa

While We're Young

USA - 2014
2,5/5
Giovani si diventa
Invecchiare bene non è mai facile e per un artista può essere deleterio. Il quarantenne Josh Srebnick è un documentarista di New York convinto di non avere ancora ottenuto abbastanza dalla sua carriera. L'uomo è alle prese con una crisi creativa, che gli rende difficile portare a termine il laborioso montaggio del suo ultimo documentario, e anche nel rapporto con la moglie Cornelia sente che manca qualcosa. L'incontro con Jamie e Darby, due spiriti liberi e indipendenti, spontanei e pronti a tutto pur di perseguire le loro aspirazioni, aprirà a Josh lo spiraglio di una ritrovata giovinezza. Insieme a Cornelia, infatti, smetterà di frequentare gli amici coetanei per seguire i due giovani e disinibiti hipsters...
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA PLUS, SXS PRO, (2K)/PRORES 4:4:4, (1:1.85)
  • Produzione: SCOTT RUDIN, NOAH BAUMBACH, LILA YACOUB, ELI BUSH PER SCOTT RUDIN PRODUCTIONS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2015)
  • Data uscita 9 Luglio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone

Strana carriera quella di Noah Baumbach. Dopo tre commedie sentimentali, si è trasformato in un regista indie, intellettuale, annoiato, amico di Wes Anderson e wanna be di Woody Allen. Sarà perché è figlio di due critici cinematografici, il che sembra un inquietante esperimento alla Truman Show. O semplicemente Noah manca del talento che è stato molto bravo a far credere di possedere dopo Il calamaro e la balena, mascherandosi bene con i successivi Margot at the Wedding e l’insostenibile ma misteriosamente osannato Frances Ha.
Detto ciò, While We’re Young è decisamente un passo avanti. Divertente commedia che mette a confronto due generazioni di intellettuali odiosi, il film offre delle belle interpretazioni a quattro bravi attori, Ben Stiller, Naomi Watts, Amanda Seyfried e l’eccezionale Adam Driver, e a un mostro sacro ritrovato come Charles Grodin. La gogna a cui costringe gli hipster di Williamsburg e le loro assurdità funziona, così come le dinamiche di coppia. Purtroppo la carne messa al fuoco è troppa e alla fine Baumbach fa molta confusione, soprattutto sulle riflessioni prettamente cinefile, oltretutto superflue. O non stava a sentire mamma e papà, o loro potevano tirare su un cineasta migliore.

CRITICA

"Diceva Picasso che ci vogliono molti anni per diventare giovani. Alcuni muoiono giovanissimi: De Oliveira, Buñuel e Ronconi. Al tema, la paura di diventare adulti, il newyorkese Noah Baumbach (...) dedica il suo film migliore, una commedia hip-ster, sofisticata e cinica su uno scontro generazionale tagliato finissimo (...). C'è nell'ottimo impasto lo stock d'odio amore, nostalgia del futuro, voglia faustiana di fermare più che un attimo e non accettare che l'artrite arrivi per tutti. Si ride e sorride molto, anche amaro, perché di fronte c'è un buco nero che la sceneggiatura riempie di solleciti, ideali, ricordi sulla fatica di scalare le rocce generazionali. Gli attori sono magnifici per doppia complicità (...): da un lato patologicamente depressi, dall'altro patologicamente felici." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 luglio 2015)

"È (...) un film a budget più alto, più patinato, formalmente più convenzionale, che intesse alcune delle ossessioni di Baumbach (autobiografia, crisi di identità generazionale, misantropia, metacinema...) in una storia ambientata sullo sfondo dell'attuale moda del documentario. (...) In osservanza del corrente dibattito culturale, Baumbach ha fatto del personaggio di Stiller un documentarista da dieci anni idealisticamente al lavoro sullo stesso progetto, di Driver quello del giovane, spregiudicato, arrivista che gli ruba l'idea e la gloria; e ha affidato a Charles Grodin il ruolo di un mitico, ineffabile, pioniere della professione, una sorta di Al Maysles o DA Pennebaker, che alla fine (...) fa un lungo discorso sul cinema e la verità. Ambientata in una New York che da Manhattan si protende verso Brooklyn, incarnazione della 'coolness' suprema di Jamie e Derby, il film parte molto bene (...). Baumbach, che ha un magnifico orecchio per il linguaggio, un'ironia acida e un buon senso del ridicolo, tratteggia a pennellate veloci e molto divertenti, la clamorosa cotta dei quarantaequalcosa per i ventenni e la loro vita marziana (...). Se - ci dice Baumbach- l'insicurezza e il narcisissimo sono gli ingredienti principali della crisi di mezza età della middle class intellettuale newyorkese delle generazione di Josh e Cornelia, le «nuove leve» hanno un Dna tutto a base di ambizione spregiudicata e superficialità. Dipinto com'è su uno sfondo urbano, popolato di molti personaggi, 'Giovani si diventa' (con Stiller che è un buon alter ego del regista) è una commedia di maniere e nevrosi che ricorda quelle di Woody Allen. Che però non avrebbe mai tradito il film con il paraculissimo colpo di scena finale che si vede qui. Un compromesso tutto dei nostri tempi." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 9 luglio 2015)

"Quartetto di attori impeccabili, soprattutto Adam Driver, stralunato solo in apparenza, perfetta ambientazione nel cuore della «bohemian Brooklyn», ma soprattutto sguardo imparziale, mai schierato, sempre problematico, sono i punti di forza di «Giovani si diventa». Un film pieno di domande, immerso nell'aria del tempo, insieme autentico e paradossale." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 9 luglio 2015)

"(...) tra bamboccioni con un piede nell'età di mezzo e 20enni rivolti all'indietro verso VHS e vinili, il ritorno al futuro cross-generazionale opta per la commedia corale, l'analisi delle idiosincrasie del campo artistico e lo studio dei caratteri, gente come Baumbach e i suoi amici fighetti (ma con sentimento). Problema, Noah ha fatto assai di meglio, come il precedente 'Frances Ha', viceversa, qui perde l'equilibro tra generazioni (20enni a rischio caricatura), generi (donne fuori fuoco) e registri, ma conserva il fascino cinefilo: da Woody Allen a Peter Bogdanovich, passando per Wes Anderson, si respira aria buona." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 9 luglio 2015)

"Al solito il prodotto hollywoodiano intercetta, e traduce in pillole, tendenze e mode. (...) La morale: meglio non fidarsi troppo delle virtù anagrafiche, si può essere giovani ma marci dentro. Ma non è che i quarantenni facciano una gran figura. Il più fico è il vecchio marpione." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 9 luglio 2015)

"Piacerà. Non tanto per le conclusioni abbastanza ovvie della storia, quanto per le numerose e belle unghiate di costume nel ritratto di un quartetto di apparenti privilegiati. Unghiate senza privilegi di classe. La fasullaggine della coppia Wasp è messa allo scoperto, ma anche quella dei giovani antagonisti." (Giorgio Carbone, 'Libero', 9 luglio 2015)

"Lo scontro generazionale (...) Baumbach lo racconta con efficacia e divertimento, in questo che è un inno al carpe diem." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 9 luglio 2015)

"Quante chiacchiere in una commedia fastidiosamente intellettualoide. (...) dove vuole andare a parare l'ambizioso regista Noah Baumbach? Se è la paura di diventare adulti, è roba vista e stravista. Di sicuro meglio il quartetto di protagonisti del copione (...)." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 luglio 2015)
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