Giovani aquile - Flyboys

Flyboys

FRANCIA, USA - 2006
Giovani aquile - Flyboys
All'inizio della I Guerra Mondiale, quando gli Stati Uniti erano ancora estranei al conflitto, un gruppo di giovani aviatori americani decide di raggiungere l'Europa per dare il proprio contributo alla lotta per la libertà arruolandosi nell'aviazione francese, sotto il comando del capitano Thenault.
  • Durata: 139'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, GUERRA, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION GENESIS HD CAMERA, HDTV, HDCAM SR, 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: FLYBOYS FILMS LTD., ELSTREE FILM & TELEVISION STUDIOS, ELECTRIC ENTERTAINMENT, INGENIOUS ENTERTAINMENT, SKYDANCE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA (2007)
  • Data uscita 29 Giugno 2007

RECENSIONE

di Boris Sollazzo

Tony Bill è un mestierante della regia. Di lui si ricordano, si fa per dire, Less than zero (una dichiarazione programmatica?) e la serie tv Law & Order. Ora ha l’occasione della vita: un piccolo kolossal di guerra: Fly Boys, la storia dell’eroica, acrobatica, impareggiabile Escadrille Lafayette, aviatori scelti che nella prima guerra mondiale furono determinanti per la vittoria dell’alleanza italo-franco-inglese. Furono arruolati anche americani che non approvavano l’isolazionismo della madrepatria. Malvisti, guadagnarono i gradi sul campo. Aggiungeteci una storia d’amore con una dolce francesina (Lucienne) e avrete un mix tra Top Gun e Pearl Harbour. E non è un complimento. Protagonista è James Franco, stesso sorriso irritante di Cruise ma più bravo. E’ Blaine Rowlings, eroe troppo giovane per essere anche responsabile. Accanto a lui volenterosi carneadi molto simpatici, dignitosa carne da macello di ogni war movie. Improbabile comandante è Jean Reno, che ormai esporta con coraggio la sua espressione disorientata e buffa in ogni divisa e ruolo. Ma il film, dall’ingenuo e virile eroismo fino agli spettacolari e inconsueti scontri tra triplani crucchi e biplani transalpini, è tutto sommato e inspiegabilmente godibile. Come un videogioco.

CRITICA

"Abbiamo visto tanti film in cui giovani americani evitavano il conflitto imboscandosi e ora, grazie a 'Giovani aquile - Flyboys' di Tony Bill, ne vediamo uno in cui dei ragazzi yankee vanno a combattere in una guerra che il loro paese addirittura rifiuta. Roba d'altri tempi. (...) Buoni sentimenti, belle scene d'azione in cielo, un godimento per gli appassionati di modellistica aerea. Sembra di vedere un film degli anni '40 con incredibili effetti speciali per l'epoca. Ma la gradevole patina "old fashion" è stata fatale al box office in Usa. Chi cerca il film di guerra di una volta non rimarrà deluso." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 29 giugno 2007)

"Prolisso, recitato male e tradotto peggio, il film inanella di buono vari duelli aerei nelle due ore che sintetizzano due anni (1916-1918) di guerra. Perché dei ventenni non politicizzati vanno a uccidere e a farsi uccidere in una guerra non (ancora) loro? (...) Questi americani in uniforme francese avevano contro i rossi triplani Fokker, che un altro americano, il cane Snoopy dei fumetti, avrebbe reso nuovamente celebri mezzo secolo dopo, inveendo contro il Barone Rosso. Fra James Franco e Martin Henderson, bei ragazzi più che buoni attori, Jean Réno è il burbero benefico che tiene alto il vessillo francese." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 30 giugno 2007)

"Un film di guerra confezionato alla vecchia maniera, liberamente ispirato ad una storia vera, che riporta sul grande schermo il fascino del volo degli inizi grazie alle imprese dei temerari aviatori della Grande Guerra. Giovani aquile, diretto da Tony Bill, non entrerà certo nel novero dei capolavori del genere, tuttavia è una pellicola gradevole, che ha come punto di forza gli spettacolari duelli aerei ricostruiti realisticamente grazie all'uso degli effetti speciali. Protagonisti sono alcuni giovani americani che, o perché contrari alla iniziale neutralità degli Usa nel conflitto o perché in fuga da qualcosa o da qualcuno, decidono di attraversare l'oceano alla volta della Francia per combattere come volontari. Con un carico di storie personali e aspettative diverse, nel 1916 si arruolano nell'aviazione, venendo assegnati alla famosa Escadrille Lafayette. Impareranno a volare e a combattere. Alcuni moriranno, altri sopravviveranno, diventando uomini ed eroi.
Nel copione, per la verità poco impegnativo ed originale, non manca nulla del collaudato cliché degli "airmovie" stile Usa: una buona dose di retorica sul patriottismo e sul valore delle giovani vite sacrificate sull'altare della libertà; il rispetto per l'avversario che lotta cavallerescamente; il nemico più spietato degli altri che diventa l'obiettivo prioritario da colpire; il giovane cavaliere dell'aria che, a tu per tu con la morte, si scopre fragile e terrorizzato ma che alla fine si riscatta; il "cacciatore" solitario; il burbero eppure umano e comprensivo comandante (con il volto inspiegabilmente sempre stralunato di Jean Reno); nonché l'immancabile, ma stavolta delicata, storia sentimentale tra il valoroso aviatore d'oltre oceano e la bella contadina del luogo. Il tutto serve ad inframmezzare le missioni aeree, con gli adrenalinici duelli tra i biplani francesi "Nieuport 17" e i triplani tedeschi "Fokker Dr.I" resi celebri dal Barone Rosso, anche se qui l'asso è un famigerato Falco Nero. E poco importa se i triplani si vedono fin dalle prime scene di battaglia, mentre in realtà furono utilizzati solo dall'ottobre del 1917. Gli esperti di storia dell'aviazione sicuramente storceranno un po' il naso per questa ed altre incongruenze, ma gli amanti del genere probabilmente perdoneranno questa "licenza". Del resto, ispirandosi al travagliato 'Gli angeli all'inferno' di Hughes (si ricordi la ricostruzione contenuta in 'The Aviator" di Scorsese), al contemporaneo 'Ali' di Wellman, vincitore nel 1929 del primo Oscar della storia come Miglior film, e soprattutto a 'Lafayette Escadrille', con il quale lo stesso Wellman concluse nel 1958 la sua carriera, il lavoro di Bill appare come un onesto tentativo di restare nel solco della tradizione. Ma forse proprio in questo sta il suo limite. Una sceneggiatura con personaggi e passaggi meno scontati avrebbe fatto volare il film ben più in alto." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 21 luglio 2007
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