GIOCO AL MASSACRO

ITALIA - 1989
Il rapporto tra Theo e Clem - due registi cinematografici - non è mai stato dei migliori. Meno geniale e produttivo, il secondo ha sempre sospettato che Theo gli abbia carpito l'idea per un film che a questi fruttò uno dei suoi quattro Oscar, senza parlare di Bella, passata da Clem a Theo. Malgrado la giovinezza in comune, ci sono dunque fra i due ruggine e invidia da un lato, ironia e un po' di sadismo dall'altro. Eppure, quando si presenta al cancello della splendida villa di Capri, in cui Theo tiene corte imbandita, Clem è bene accolto. Una certa amicizia vi è ancora fra i due, malgrado battibecchi e stilettate. Clem comincia con il sedurre Bella. Theo se ne accorge, ma l'evento non lo scuote. La partita sarà giocata sul piano dell'arte: ognuno dei due (questa la sfida da lui proposta) farà un film sulla vita dell'altro, vivisezionandosi a vicenda, come per colpirsi finalmente a fondo. Theo suggerisce a Clem di inserire nel tema anche quello sulla transessualità, profittando della presenza di un ermafrodito e, mentre Clem accetta (e comincia a far provini a "Rosita"), l'amico ne spia ogni mossa e parola, ingaggiando un attore per interpretare il ruolo di Clem. In più', e per premere su di lui, gli fa finanziare il suo film dal produttore Plank. Circola voce che Theo - ormai in realtà esaurito e senza idee - sia molto malato e destinato a morire fra breve. Forse per questo Clem (al corrente della cosa) è andato a Capri per constatare, lui eterno perdente, il degrado dell'amico e vendicarsi di lui. Può anche darsi, però, che la notizia sia falsa, l'ennesimo trucco del vittorioso Theo, deciso a fare di quella morte annunciata il patetico "clou" del film su Clem. Questi, non resistendo più alla pressione psicologica cui si trova sottoposto, fugge da Capri e da quell'uomo, che fino all'ultimo sembra aver voluto giocare e barare con la sua persona. Un anno dopo, in un grande cinema di New York, Clem vede l'ultimo film di Theo, in effetti morto da non molto: l'opera in cui egli è stato impietosamente rappresentato, eppure con amicizia, nel bene e nel male. E a Clem parrà di restare, una volta di piu', un perdente di fronte alla geniale creatività e maestria dell'amico-rivale.

CAST

CRITICA

"Lasciate da parte le tematiche mafiose e il gusto per l'azione violenta, Damiani si dedica all'introspezione psicologica, o meglio alle fatiche verbali, sulla base di un copione teatrale già uso". (Segnocinema).
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