Giocare d'azzardo

ITALIA - 1982
E' la storia di Anna, una casalinga di circa quarant'anni che dedica la sua vita alle faccende domestiche, ai figli ed al marito di cui è anche segretaria. Un giorno Anna si reca per una visita di condoglianze nella casa di un giovane insegnante, morto in un incidente d'auto e di cui si dice sia stato un giocatore d'azzardo. D'improvviso i banali volti dei presenti, le loro chiacchiere improntate a meschine malignità, le rivelano i limiti della sua vita, ed in loro, nella loro ottusa mediocrità, Anna vede se stessa. Un bisogno irrefrenabile di cambiare comincia a tormentarla e Anna inizia una doppia vita che la porta a vagabondare trasognata per una Firenze notturna in cerca di qualcosa di nuovo. Una notte incontra un bizzarro gruppo di personaggi che le rivelano il fascino del gioco d'azzardo. All'alba gli strani giocatori svaniscono come in un sogno ma ad Anna è rimasto qualcosa per evadere finalmente dalla sua vita così grigia ed inesorabile: il bisogno di provare il brivido del gioco d'azzardo. Anna conosce le emozioni del lotto, il gioco dei poveri, dove i sogni ed i numeri, le speranze e le delusioni si fondono in un'unica attesa. Dopo le prime vincite, Anna non ha più fortuna. Dà fondo ai suoi risparmi, poi prende i soldi di sua figlia, infine giunge ad impegnare una macchina dell'agenzia di suo marito; ma tutto è inutile perché il numero, giocato più volte, non esce. Anna sprofonda nell'angoscia e, come presa da una follia superstiziosa, vive in un incubo attendendo l'uscita del numero fatidico. Ormai è indifferente e lontana dal marito, dai figli, da tutto quanto non sia questa sua ossessione per il gioco d'azzardo. Alla fine il numero esce e la famiglia è salva, ma Anna sembra non accorgersene. La troviamo, nell'ultima scena del film, vagare in una spiaggia desolata, immersa in nuovi sogni.

CAST

NOTE

- PREMIO AGIS BNL MOSTRA DEL CINEMA.
- PREMIO LACENO D'ORO.

CRITICA

"Giocare d'azzardo" è un film gradevole e interessante. Non tutto risolto, specialmente nel rapporto tra realtà e allucinazione, ma che propone con gusto del paradosso il ritratto di una donna con poco sale in zucca e scarsa cultura ." (Giovanni Grazzini - Cinema '83).
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