Giardini di pietra

Gardens of Stone

USA - 1987
Uno speciale reparto militare di stanza a Fort Myer, in Virginia, è destinato al servizio di guardia d'onore per i funerali dei caduti che, durante la guerra del Vietnam, vengono inumati nel cimitero di Arlington. Di questa prestigiosa "Old Guard" fanno parte due veterani, i sottufficiali Clee Hazard e Goody Nelson, amici di lunga data, reduci entrambi da tre guerre e decoratissimi, sempre impeccabili, ma delusi. Seguono i primi passi di una recluta, Jackie Willow (figlio di un sergente loro ex collega), con una simpatia che diventa affetto: il giovane crede in certi valori, è più che efficiente ma, malgrado le bare ammonitrici, non sogna che di partire per il Vietnam, nonostante la moglie Samantha Davis sia contraria. Ad Arlington tornerà anche la salma di Willow, caduto in Vietnam, e toccherà al sergente Hazard, stavolta con le lacrime agli occhi, pronunciare alcune parole in sua memoria.

CAST

CRITICA

"Il film inizia con quella che vorrebbe essere una novità, una 'trovata' tutta esteriore e formale: il cimitero di Arlington e le onoranze riservate ai Caduti riportati in Patria, con l'impeccabile cerimoniale, il rituale severo la commozione ufficiale con bandiere e medaglie, affusto di cannone e spari a salve, nel rispetto di quei morti, nonché delle tradizioni più coreografiche proprie, comunque, di tutti gli eserciti del mondo. Della guerra atroce e contestata del Vietnam, ci sono taluni rapidi inserti televisivi e gli echi nei ricordi e nelle parole dei veterani, ora coperti di decorazioni e nastrini e con l'età destinati a compiti meno impegnativi, mentre i momenti delle battaglie ormai alle spalle riaffiorano sempre nella memoria. Sulla 'trovata' iniziale e cimiteriale, si innesta la vicenda umana della giovane recluta, che Hazard e Nelson - i due sottufficiali incanutiti - prendono a ben volere, riscontrando in lui, come profondamente sentiti e radicati, certi valori che per loro sono rimasti essenziali: come se in quel ragazzo vedessero rivivere gioventù e dedizione e lui potesse, partendo per la guerra, riscattare le delusioni dei reduci e ribattere alle incomprensioni che li circondano nel Paese. Nel film di Francis Coppola non solo, dunque, la guerra è avvertibile alla lontana, ma si intendeva farne percepire il senso e la terribilità con incursioni nel gioco dei sentimenti e della memoria. La condanna della guerra, intesa come fatalità e come sciagurato esercizio degli uomini, nel film non manca. Purtroppo sono mancati nella regia e nella sceneggiatura stessa quel talento di conduzione e quelle intuizioni, indispensabili a tradurre sul piano psicologico e nelle immagini le cose che si volevano dire. Stante la permanente ossessione degli Americani di esorcizzare nella coscienza collettiva quella sfortunata e contestatissima impresa militare e malgrado quella agghiacciante distesa di croci ad Arlington il film risulta stranamente piatto e non coinvolgente. I rituali funerari sono perfetti; come contrappunto c'è qualche avventura galante fuori servizio dei due 'vecchi', qualche prevedibile parolaccia da caserma e gli ardori bellicosi della recluta, ma tutto questo non è servito a dare al film di Coppola quello stile unitario e quell'impatto drammatico che si rendevano necessari." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 103, 1987)
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