Gianni e le donne

ITALIA - 2010
Il 60enne Gianni conduce una normale esistenza da baby pensionato, vive con la moglie, la figlia e il fidanzato di quest'ultima, che si è piazzato in casa e ormai lui ama come un figlio. Gianni passa il suo tempo fra commissioni, passeggiate con il cane, faccende domestiche e sua madre, novantenne nobildonna decaduta caparbia e ostinata, che non ne vuol sapere di lasciare la vecchia villa alle porte di Roma, dove vive senza badare a spese e con un via vai di badanti. Poi, un giorno, il mite Gianni scopre attraverso il suo amico Alfonso che per tanti coetanei, così come per tanti uomini in età più avanzata, è normale avere delle storie. Inizierà quindi la sua personale indagine su quale potrebbe essere la possibile candidata per una scappatella...

CAST

NOTE

- PRESENTATO AL 61. FESTIVAL DI BERLINO (2011) NELLA SEZIONE 'BERLINALE SPECIAL'.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2011 PER: MIGLIOR PRODUTTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTA (VALERIA DE FRANCISCIS BENDONI).

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 SPECIALE-COMMEDIA.

CRITICA

"La prima garanzia di successo-bis è proprio una delle vecchiette, la più clamorosa; quella che nel primo film interpretava già la mamma di Gianni: Valeria Bendoni, una non-attrice di 95 anni che con un po' di tempo a disposizione (gliene auguriamo parecchio) diventerà una diva planetaria, soprattutto se qualche regista saprà andare oltre il ruolo di 'mamma di Gianni' e sfrutterà le sue potenzialità horror. (...) La struttura rapsodica, senza più l'unità di tempo e di luogo - anche lievemente claustrofobica - imposta dal pranzo, permette a Di Gregorio di giocare sul frammento, sulla digressione, sulla coazione a ripetere. Lo fa con maestria, senza annoiare. Anzi, il film è qua e là molto divertente. Nel suo mettersi in scena, Di Gregorio sembra un Woody Allen trasteverino passato attraverso la comicità sospesa, a volte amara, di Nanni Moretti. (...) In realtà 'le donne' del titolo non sono soltanto le belle ragazze che Gianni occhieggia per strada, o la moglie con la quale vive da separato in casa, o l'ex fiamma che rimpiange, o le signore che goffamente corteggia - dalla badante alla cantante lirica che gli preferisce i gorgheggi e, forse, il giovane pianista che l'accompagna. No. 'Le donne' del film sono anche, ad esempio, la madre e la figlia. (...) 'Gianni e le donne' è molto più che un film su Gianni e le sue donne. È il ritratto di una borghesia romana imbranata quanto il suo cantore, e quindi di un'Italia infantile e bloccata, dove la borghesia non è e non è mai stata una classe di governo e di cultura. Gianni e le donnrme non è un film su Berlusconi, perché ci racconta un uomo assai più umano di Berlusconi. Ma è un film che aiuta a capire perché molti italiani trovino Berlusconi simpatico. Non tanto Gianni, che magari è pure di sinistra, quanto coloro che lo circondano." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 11 febbraio 2011)

"Un film sul sesso senza sesso. Una città delle donne amorosamente perimetrata in un fazzoletto di Roma (tetti, scalinate, ponti, terrazze, panchine) compreso fra Trastevere e l'Ara Pacis, Viale Glorioso e piazza Navona. Un esercizio di 'autofiction', genere praticato dal cinema con largo anticipo sulla letteratura, che elabora e dilata il personaggio introdotto da 'Pranzo di Ferragosto' - lo stesso Gianni Di Gregorio, chiamato come tutti nel film col suo vero nome - cambiando sguardo e prospettiva. (...) Qua tutto passa attraverso gli occhi cerchiati e i palpiti un poco sfiatati del sessantenne Gianni Di Gregorio, figlio unico di madre vedova (la sempre spiritosa Valeria Bendoni De Franciscis), una vita che scorre fin troppo quieta fra passeggiate coi cani e commissioni multiple. (...) In pochi tratti una serie di personaggi verissimi e irresistibili, come certe figure di contorno del primo Moretti, che resta il modello più evidente del cinema di Di Gregorio. Anche se naturalmente un conto è fare 'Ecce Bombo' a 25 anni, altro girare a 61 'Gianni e le donne'. (...) Tanto che questo film privatissimo e crepuscolare diventa quasi suo malgrado il manifesto di uno sguardo sul mondo, le donne, il desiderio, che è l'opposto di quello propinatoci da vent'anni di cattivo cinema e di pessima vita pubblica. Senza moralismi o pulsioni penitenziali, al contrario. (...) Una figura che in qualsiasi altro film italiano sarebbe volgare e compiaciuta, mentre qui ha il divertimento, la malinconia, la blanda ma persistente mitomania che sono al cuore di un rapporto con l'eros molto italiano, da Brancati a Flaiano fino a Fellini e oltre; ripreso qui con un'eleganza e una gentilezza che lasciano sperare in una via alla commedia davvero diversa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 febbraio 2011)

"Gianni era già diventato il beniamino del pubblico in 'Pranzo di ferragosto'. (...) Qui il personaggio diventa anche più stilizzato. Se Antoine Doinel avesse continuato la sua saga gli assomiglierebbe per sguardo e una certa timidezza, ma quello che lo caratterizza è il suo modo di prendere la vita con filosofia. Il film è strutturato per sequenze ritmiche che terminano per lo più con una battuta fulminante, alla romana. (...) Gianni si confronta con la sua mezza età e con la sua abitudine a non avere un comportamento fuori luogo, scostumato o poco gentile. Il tutto attraverso una sottile nebbia creata dagli svariati drink che scandiscono le sue giornate (preferibilmente bianco e ben ghiacciato). Romantico, malinconico, divertente, riesce a mettere in scena senza dileggiare le donne che abbiano superato i venti anni, come ha sempre fatto la nostra commedia più blasonata. Anzi le mette in mostra come gioielli preziosi e lo sono, a cominciare da donna Valeria de Franciscis (...), qui elegantissima novantenne in una serie di toilettes da mattina, pomeriggio e sera appartenenti al suo guardaroba, e poi Lilla Silvi, la grande mascotte del cinema italiano degli anni quaranta, in coppia quasi sempre con Amedeo Nazzari, più le ragazze, dalla figlia adolescente dello stesso regista (Teresa Di Gregorio), a tutte le altre mai sfiorate da volgarità. Uno sguardo a cui il cinema italiano non è certo abituato, come non lo è alla sottigliezza allusiva che rimanda, senza sbandierarla, al degrado di una società. Proprio come hanno fatto per secoli i romani, abituati a vederne tante, ad esempio cadere tanti imperatori, uno dopo l'altro." (Silvana Silvestri, 'Il Manfesto', 11 febbraio 2011)

"Gentile, servizievole, un poco alticcio anche fuori pranzo di Ferragosto, Gianni Di Gregorio ci ripropone il suo ego edipico multiplo ancora diviso tra mammà e le sue amiche. Ma i 60 anni lo rendono invisibile alle donne e, seminando indizi felliniani, il regista ci racconta dall'interno un sentimento di gran malinconia, impotenza, solitudine appena coperto da una commedia familiare che si toglie sassolini verso i giovani ma omaggia le vecchie. A tavola non s'invecchia, ma fuori sì, e molto." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 11 febbraio 2011)

"Meno male che Gianni c'è: per il nostro cinema, e non solo. Continua a cantare la vecchiaia ¿ no, non la terza età, proprio la vecchiaia¿ Gianni Di Gregorio, che già aveva servito un genuino 'Pranzo di Ferragosto' per le sue arzille cariatidi: con l'opera seconda, autobiografica per titolo, riflette il declino dell'appeal maschile al calar della vita. Fantascienza a sentir le cronache, poesia a dar retta al cuore, un gioiellino à la Tati, ma sensibilmente nostrano: la città delle donne Di Gregorio se la immagina, non la porta a casa, dove, viceversa, pernottano due adolescenti più veri del vero, che i nostri teen-movie se li sognano. E poi c'è lui: sempre più sosia di Takeshi Kitano (a quando uno yakuza movie?), cerca l'avventura, trova l'irresistibile leggerezza della comicità e torna da mammà (Valeria de Franciscis, un miracolo). Se volete riconciliarvi con la vita e le sue stagioni, Gianni e le donne è il vostro film." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 11 febbraio 2011)
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