Giallo Parma

ITALIA, FRANCIA - 1999
A Parma, conversando con un giudice del CSM venuto da Roma, il giudice Bocchi racconta quali intrighi si nascondono dietro la bella e affascinante facciata della città, riferendo nei dettagli l'ultimo e più chiacchierato episodio. Si comincia quando Bocchi interroga, per fatti di strozzinaggio, Giulio, giovane bello e nullafacente, e lo invita a collaborare con la giustizia. Allora Carboni, rinomato faccendiere, fa picchiare Giulio e poi lo mette su un aereo. Intanto la bella Margot dall'estero è tornata in città decisa a vendicare la morte del padre Corradi, ammazzato dagli sgherri di Carboni. Margot porta a casa propria Giulio e con lui organizza un piano. Insieme vanno in discoteca, e qui Margot si esibisce, suscitando l'ammirazione ma anche scatenando i pettegolezzi di alcuni uomini in vista, abituali frequentatori del luogo. Giorgio, l'altro figlio di Corradi, vuol fare interdire Margot, che cerca di rientrare in possesso della casa e dei beni di famiglia. Intanto Giulio va al circolo dove si festeggia il compleanno del commerciante Minotti, insulta i presenti e minaccia rivelazioni su tradimenti e relazioni segrete. Subito dopo viene ucciso. Bocchi incontra Margot e le chiede di indagare. L'indiziato numero Uno è Carboni. Anche Fabrizio, giornalista alla Gazzetta di Parma, cerca di dare una mano ma ha con Margot un'accesa discussione motivata anche dalle proprie tendenze omosessuali. Bocchi interroga poi Luisa Corradi, la vedova, e le dice che la colpevole potrebbe essere lei, già amante di Giulio. Margot e la mamma tornano nel palazzo del padre. Minotti intanto, a nome dei notabili cittadini, si mette d'accordo con Bocchi per rivelargli alcuni segreti e cercare di allontanare i sospetti. Tutte le situazioni sembrano aggiustarsi e così, in un colloquio disperato con Margot di cui è infatuato, Bocchi finisce per confessare di essere lui il colpevole delle trame oscure della città e di avere chiesto il trasferimento per espiare le proprie colpe. Finendo di parlare con il consigliere CSM, Bocchi dice che la "giustizia deve essere come una sinfonia".

CAST

CRITICA

"Il parmense Bevilacqua riapre discorsi cari alla sua vena di scrittore ma anche di cineasta; la provincia ricca, le trame 'dell'ipocrisia, della simulazione e dell'ambiguità', secondo le sue stesse parole. Il guaio è che i suoi personaggi vengono interpretati da attori che non offrono un solo attimo di credibilità". (Paolo D'Agostini, 'Annuario del Cinema Italiano 1999-2000')

"E' uno di quei casi in cui non si può nemmeno parlare di operazione scorretta dell'autore del film ai danni di quello del romanzo o di mancata intesa tra i due: si tratta infatti della stessa persona, Alberto Bevilacqua, che ha scritto il copione, ispirandosi al proprio romanzo omonimo, e poi ha diretto la storia. Responsabile in prima persona, quindi, di aver organizzato un film pieno di ambizioni irrisolte. Quella della provincia ricca e opulenta dentro la quale si agitano intrighi e corruzioni è argomento forse ancora interessante ma inesorabilmente 'datato', scavalcato ormai da inchieste e programmi televisivi. Ci volevano, per renderlo credibile, un polso e una forza narativa, che Bevilacqua regista ha mostrato solo raramente. Qui la vicenda (che ha attinenza con alcuni reali fatti di cronaca) scivola ben presto nei toni fumosi e prevedibili del melodramma. I fatti sono intricati oltre il lecito, le psicologie sono affrettate e sommarie, l'atmosfera è spesso quella del fotoromanzo. Nell'insieme, un film di pochissima sostanza, che si affida per risollevarsi alle consuete scene di 'liberazione nell'erotismo', ma anche qui gli effetti sono risibili." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 127, 1999)
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