Get Shorty

USA - 1995
Get Shorty
Morto il boss che lo proteggeva, Chili Palmer, esattore mafioso, deve lavorare per conto di Ray "Bones" Barboni che cerca due suoi debitori: Leo Devoe, titolare di lavanderia, che, come scopre Chili, è a Los Angeles a giocare al casinò, e Harry Zimm, produttore di mediocri film horror, che si è indebitato a Las Vegas per 250.000 dollari. Introdottosi nell'abitazione di costui, Chili trascura i crediti perché, patito di cinema, propone un soggetto ad Harry (ossia la storia che stanno vivendo) ed è attirato dalla di lui amante, la diva dell'horror Karen Flores. Nella vicenda si inserisce il produttore e narcotrafficante Bo Catlett, che non sa come saldare il diffidente corriere Yayo Portillo, avendo il denaro con cui pagargli la merce in una cassetta di sicurezza all'aeroporto, e dovendo riscuotere anche lui da Zimm, lo risparmia quando viene a sapere del soggetto di un nuovo film. Chili frattanto incastra Leo e recupera 300.000 dollari mentre Karen promette di interessare al progetto il grande Martin Weir, suo ex marito. Mentre Bo, pressato da Yayo, lo uccide, Chili entusiasma Martin al progetto. Bo giunge ad offrire 500.000 dollari a Zimm per produrre il film, ossia l'importo del denaro chiuso ancora nella cassetta di sicurezza che Chili viene incaricato di riscuotere. Mentre Zimm chiama Ray "Bones" Barboni per liberarsi di Chili, costui all'aeroporto con un trucco depista la polizia verificando il controllo sulla cassetta e lasciando dentro il denaro. Bo, che ha saputo dei 300.000 dollari di Chili, sequestra Karen per estorcerglieli. Ma Chili, messosi d'accordo con lo scherano di Bo, lo elimina, ed a Ray, che ha malmenato Harry, fa scoprire la chiave della cassetta contenente il denaro come se fosse suo: il mafioso cade nella trappola e viene arrestato. Ora Chili ha la possibilità per diventare produttore.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85), PANAVISION
  • Tratto da: tratto dal romanzo omonimo di Elmore Leonard
  • Produzione: METRO GOLDWYN MAYER, JERSEY FILMS
  • Distribuzione: UIP - WARNER HOME VIDEO (GLI SCUDI)

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1996.
- DANNY DE VITO OLTRE CHE ATTORE E' ANCHE COPRODUTTORE DEL FILM. LA PELLICOLA COGLIE LE VARIE DIVERSITA' DI HOLLYWOOD, DAL MONDO DORATO DELLE STARS FINO AL DEGRADO DELL'HOLLYWOOD BOULEVARD.

CRITICA

Sonnenfeld è di quei registi che, più che togliere, aggiungono ingredienti a un intreccio. Mettiamoci pure questo, tanto stiamo lavorando a una satira su Hollywood e il film-gangster. Qualcosa funzionerà di sicuro: vuoi la recitazione che, qui, è ottima - specie in Gene Hackman e Dennis Farina, il gangster che prende i colpi in testa - vuoi la scenografia, vuoi qualche scena spericolata. Pur non economizzando nel dosaggio delle avventure, spesso eccessive, Sonnenfeld ha sempre in serbo una battuta, un gioco di parole, una "gag". Non di qualità eccelsa, sia chiaro. Ma nel complesso divertenti. (Avvenire, Francesco Bolzoni, 13/3/96)
" vero, non ha la capacità di graffiare dell'Altman di I protagonisti: ma è lo stesso un bel divertimento sul mondo di Hollywood. " vero, non ha lo smalto e le invenzioni Pulp Fiction: ma non ha neanche le sue controindicazioni, ed è un gioco ben oliato, dietro al quale si sente la mano di uno scrittore di "Pulp" di alta classe come Elmore Leonard (il libro da cui è tratto si chiama "La scorciatoia", Mondadori). A Berlino, dove è stato presentato uscendone a mani vuote, Get Shorty non ha scatenato entusiasmi. Forse giustamente, perché non si tratta certo di un'opera molto originale. Ma in compenso il film di Barry Sonnenfeld è piacevole, divertente, curato nei dettagli, interpretato da una squadra di attori che a loro volta si divertono: insomma, il meglio che si possa avere al di qua della linea che divide il cinema innovativo dalle belle confezioni. E se l'ombra di Tarantino aleggia, è perché bisogna rendergli grazie di aver ritirato fuori dall'oblio John Travolta, che attraversa Get Shorty - pur non ballando - con la stessa grazia e lo stesso ritmo dei tempi di Tony Manero. (La Repubblica, Irene Bignardi, 17/3/96)
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