GEPPO IL FOLLE

ITALIA - 1978
GEPPO IL FOLLE
Numero Uno in Italia, dove riempie gli stadi coi suoi "fans", il cantante milanese Geppo, detto "il folle", vuol partire ora alla conquista dell'America: là vive, infatti, la sola persona che, nel mestiere, possa stargli alla pari: Barbra Streisand. Per poter incontrarla e cantare con lei, pero', egli ha bisogno d'imparare l'inglese. Si iscrive, perciò, alla scuola di Jennifer, detta Gilda. A differenza delle sue allieve, capaci persino di svenire ogni volta che Geppo entra in aula, Gilda sembra insensibile al suo fascino. Ma è solo apparenza e quando, durante una serata ad Asiago, egli sfugge a tre giovinastri che vorrebbero fargli la pelle, Gilda si getta finalmente tra le sue braccia. Non per questo però, Geppo rinuncia al suo viaggio in America.
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, MUSICALE
  • Specifiche tecniche: VISTAVISION
  • Produzione: CLAN CELENTANO
  • Distribuzione: CIDIF CAD

CRITICA

"Ma che ti va a cambiare quel diavolo d'un Celentano? Ha speso tre miliardi (forse di più) per mettere assieme questo film che non sà nè di me nè di te, un po' commedia e un po' farsa, un po' "musical" e un po' circo equestre ma, di fatto, son bolle di sapone che escono sullo schermo, tonde e colorate e che subito fanno "plaff" e si dissolvono nel niente. Corre buono l'arguto proverbio milanese, che Celentano essendo milanese dovrebbe conoscere bene: "Offellèe fa el to mestèe" cioè se sei cantante fai il cantante e non l'attore e il regista. E invece il nostro insiste e dopo "Yuppi Du" ci ritenta, non senza una certa dose di presunzione e di megalomania, dietro e davanti la macchina da presa. Il risultato, nonostante il cospicuo capitale impiegato, è di stampo lussuosamente cineamatoriale (...). Cose grosse son dette dal molleggiato Celentano senza che risultino minimamente credibili sullo schermo. Come regista poi deambula da "Privilege" di Watkins a "Tommy" di Russel, arriva perfino alla "Febbre dell'oro", oltre a quella del sabato sera. Celentano dopotutto ci è simpatico. E' un giocatore, unillusionista, un "gambler": perché ci costringe a dir male di lui?" (Franco Colombo da "L'Eco di Bergamo")
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