Gente di Roma

ITALIA - 2003
Gente di Roma
A Roma, all'alba, un uomo esce di casa, prende l'autobus, arriva in un giardino e si incontra con un altro. Ma non va al lavoro, non ha ancora trovato il coraggio per dire alla moglie che è stato licenziato. Intanto nel giardino un gruppo di cinesi si ritrova per mattutini esercizi di yoga, ai quali si accoda anche una 'locale'. In un appartamento Maria è disperata perché non sa come dire al ragazzo che non lo ama più. Ma la cognata extracomunitaria risolve subito il problema: alza il telefono e lo informa della situazione. Su un autobus un giornalista free-lance fa interviste sul rapporto tra i romani e gli stranieri. Un ragazzo cerca di approfittarne per conquistare una bella ragazza di colore. In un bar il proprietario fa uscire un africano per paura di perdere clienti. Poi racconta che suo padre è morto in Belgio da emigrante in miniera. Stefania Sandrelli accudisce un nipotino, fin quando arriva la macchina per accompagnarla sul set. Alcuni frequentatori di un Bingo allo stesso tavolo scommettono anche tra loro tra un'estrazione e l'altra. Una ragazza bionda aspetta un figlio da un ragazzo nero. Al cimitero del Verano un uomo ascolta le conversazioni dei defunti. Un'anziana ebrea esce di casa dal ghetto, vede soldati nazisti e sviene: si sta girando un film sulla deportazione. In una casa di riposo, i medici sono a colloquio con alcuni malati di Alzheimer. In un ristorante, un anziano ma vitale signore è a pranzo con il figlio, cui rimprovera la decisione di volerlo portare all'ospizio, e accusa le nuove generazioni di rinunciare alla memoria storica. A San Giovanni Nanni Moretti parla dal palco della manifestazione. E subito dopo gli iscritti ad una sezione DS si ritrovano in sede per seguire una partita della Roma. Di notte al Gay Village i giovani omosessuali (ragazzi e ragazze) si scambiano sguardi, si lasciano e si prendono. E' di nuovo l'alba. A piazza Navona, un barbone e un nobile sceso dalla carrozza si siedono alla stessa panchina. Si salutano e restano in silenzio.

RECENSIONE

di Diego Giuliani
Non è ficton e non è neanche documentario, Gente di Roma di Ettore Scola. Si tratta invece di un curioso esperimento a cavallo tra l'una e l'altro. Un "Giornalino romano", come avrebbe all'inizio dovuto chiamarsi, con cui il regista omaggia la Capitale, ritraendone bonariamente vizi e virtù. "E' una polenta scodellata" cita l'ex sindaco Argan, "una città ricca di storia e di cultura, le cui stratificazioni millenarie hanno lasciato contrastanti sedimentazioni nella coscienza popolare". Da una parte supponente e tronfia, perché consapevole di essere l'ombelico del mondo. Dall'altra aperta e ricettiva, storicamente avvezza ad accogliere l'altro, integrandolo nell'unico vero caso di "melting pot" all'italiana. Ed ecco quindi un mosaico di volti e situazioni, che Scola insegue in digitale negli angoli più remoti della città. Lontano dalla Roma delle cartoline, sale invece sugli autobus, si ferma ai semafori, entra nei ristoranti. E così, passo passo, disegna una geografia umana e urbana, fatta di piccole situazioni al limite del grottesco. Una tra le tante, il litigio tra un cuoco di colore e un cameriere italiano. Ma non certo per il colore della pelle. La vera discriminante è la fede calcistica, e l'assunto esplicitato da Scola, che i romani "tra un laziale e un negro, preferiscono il negro". Al gioco si prestano in tanti, dalla gente comune a numerosi attori simbolo della romanità. Manca Alberto Sordi, che è scomparso pochi mesi prima delle riprese, e manca Gigi Proietti. Ma in compenso ci sono Valerio Mastandrea, Antonello Fassari, Stefania Sandrelli nei panni di se stessa, e poi ancora due perle. La prima di Fiorenzo Fiorentini, che sull'autobus risponde per le rime a un maleducato, citando una poesia del Belli. La seconda di Arnoldo Foà, commovente nei panni di un vecchio che si oppone alla volontà del figlio di rinchiuderlo in un ospizio.

NOTE

- NASTRO D'ARGENTO 2004 AD ARNOLDO FOA' COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

CRITICA

"Non è un film perfetto, 'Gente di Roma'. Non tutto è di pari livello, non sempre l'invenzione si sposa all'osservazione. Ma sono dettagli. Scegliendo una forma aperta, frammentata, Scola sembra divagare. Invece gira e rigira intorno a due o tre ossessioni che danno forza all'insieme. I vecchi e i giovani. La tolleranza scritta nel Dna della capitale, e il razzismo spicciolo, invisibile, insidioso. I romani di ieri e quelli di domani, che saranno di un altro colore ma hanno già assorbito la 'filosofia' della città. Anche la forma, come si diceva una volta, è ibrida, meticcia. E' nuovo l'uso del digitale. E' tradizionale la struttura del bozzetto. Il risultato somiglia forse più a Scola e al suo cinema che alla città, ma 'Gente di Roma' non è un documentario anche se mescola gente vera e veri attori. E' vera la manifestazione a San Giovanni, sono loro i personaggi che appaiono sopra e sotto al palco. Ma è puro Scola la fine della sequenza, che vede tutti andarsene in sezione... a guardare la partita su schermo gigante. E ancora: è Stefania Sandrelli quella nonna che porta al parco il nipotino. Ma è tutta di Scola l'ironia di certi rovesciamenti di ruolo, il cartello antimendicanti sfoderato dalla signora in auto, il duetto Salvatore Marino/Valerio Mastandrea sull'autobus, l'uomo delle pulizie che declama il monologo di Antonio dal Giulio Cesare in Campidoglio. O quella signora che di fronte a un funerale sguarnito sbotta: 'Poveretto, quanta poca gente! Se lo sapevo non ci venivo nemmeno io!'. Anche se fra una battuta e l'altra Scola riprende un test per (veri) malati di Alzheimer che stringe il cuore. E ci riporta al film. La città eterna invecchia. Il suo regista pure, e non lo nasconde. Ma non senza divertimento e un pizzico di orgoglio. " (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 ottobre 2003)

"Roma romanizza. Romanizzò Fellini arrivato fresco da Rimini, romanizzò Ettore Scola che fece in tempo a vedere Hitler sul palco di via dei Trionfi. Oggi Roma romanizza gli extracomunitari, ai quali il bolognese romanizzato Fini propone ormai di dare il voto. E se in 'Roma' Fellini eternò alcune fasi della sua metamorfosi quirite, in 'Gente di Roma' Scola ci invita a un gran giro in autobus della Capitale infilando una collana di splendide vignette. Uso la parola ricordando gli esordi di Ettore come disegnatore, ma nel senso più alto. Senza mai perdere la vena, il cronista coglie un tale numero di attimi fuggenti da rendere impossibile enumerarli tutti. (...) Fotografia bellissima di Franco Di Giacomo, montaggio rapido di Raimondo Cruciani e ispirate sottolineature musicali di Armando Trovajoli, che reagisce come se fosse il primo spettatore del film. Affascinante e schietto, 'Gente di Roma' è destinato a romanizzare chiunque. Urge inviare cassetta al Senatùr, quello che sbraita su 'Roma ladrona', chissà che non compia il miracolo di trasformarlo in 'civis romanus'." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 novembre 2003)

"Ettore Scola tra Zavattini e New York, tra le proprie esperienze 'militanti' di ieri e quelle recenti. Scola che dedica un personale album di brevi e fulminanti annotazioni alla città che considera in tutto e per tutto sua anche se non gli ha dato i natali. Una Roma ritratta 'pedinando' i suoi vecchi e nuovi abitanti: sotto l'occhio sornione del regista si mostra al contempo splendida e oscena, conservata e rinnovata, arricchita da nuovi flussi e imbastardita dalla diffidenza. Nel film convivono la Roma dei romani come Scola e Sordi e un'altra Roma che somiglia, appunto, a New York e alle capitali che prima di essa hanno conosciuto la mescolanza fra le genti, la convivenza spesso infelice ma non sempre. (...) Niente lagne, però, Scola è Scola e non rinuncia al suo tocco: come nel duello all'ultimo schizzo tra un solerte lavavetri e un automobilista che non ne vuole sapere." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 novembre 2003)
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