GASPARD ET ROBINSON

FRANCIA - 1990
Mamie, un'anziana donna viene abbandonata dai familiari, dopo un pic-nic, in prossimità di una spiaggia semideserta, mentre dorme ignara. La scorge il bizzarro Robinson, che insieme all'amico Gaspard ha deciso di ristrutturare un rudere ai limiti della spiaggia per farne un bar. Impietosito, Robinson se la porta a casa, cioè nell'unico stanzone del rudere per ora rabberciato alla meglio. Ma Gaspard è contrariato nel trovarsi in casa Mamie, addormentata su una branda in mezzo agli altri materiali di ricupero che Robinson va raccogliendo in vista dell'ipotetico bar da costruire. I due uomini sono allo sbando, senza risorse e senza famiglia, uniti dall'essere entrambi nevrotici ma molto diversi quanto a indole. Estroso, sognante e incline alla compassione Robinson veglia con sollecitudine quasi materna su Gaspard che è pessimista e misogino, forse anche egoista, ma è tuttavia più realista di Robinson sia nel lavoro che nelle scelte da compiere.
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: ALLEGORICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: LES FILMS DE LA COLLINE, SGGC, SOFIARP, CANALPLUS, CNC
  • Distribuzione: VISIONI ORIGINALI (1993) - MONDADORI VIDEO (VISIONI ORIGINALI)

NOTE

- REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1993.

CRITICA

"Apologo sorridente e commosso della bontà e dell'utopia, il film di Gatlif meriterebbe maggiore attenzione dal pubblico reso indiffferente dalle massicce dosi di banalità e di spettacolarità fracassona, dalle quali viene persistentemente frastornato. Non c'è spazio per l'umanità e la poesia nell'appiattimento generalizzato di gusti, di interessi e di valori. E forse non a caso il regista - che non ignora certo gli umori "ruspanti" di tanta parte delll'umanità - affida il suo messaggio sommesso a due stralunati rappresentanti di una specie in via di estinzione, quella dei superstiti di un mondo radicato in un sistema di valori senza tramonto, priva dei quali la vita diventa impossibile: l'attenzione agli eslusi, agli emarginati, ai deboli e agli indifesi, agli "ultimi" di cui tanto si parla; il rispetto della persona e l'accettazione dei suoi limiti; il culto della libertà; la generosità, la condivisione di quel che c'é, sicurezza e amicizia soprattutto. E tutto questo senza notazioni didascaliche predicatorie, detto come "roba da matti", prodotto di menti svaporte che si adoperano per l'impossibile, di gente senza criterio e senza costrutto, che si illude di rendere felice il mondo collezionando sedie sgangherate e rottami di mobilio inutilizzabili, ma riverniciati a colori vivaci e sullo sfondo di un nulla aperto a tutto, aperto all'ottimismo e alla speranza, per miracolo di poesia e di utopia, aperto all'amore." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 116, 1993)
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