Gangster Squad

USA - 2013
2/5
Gangster Squad
Los Angeles, 1949. Il super boss della mala Mickey Cohen domina la città guadagnando illegalmente con il traffico di droga e di armi, con la prostituzione e le scommesse; grazie anche all'aiuto di politici e agenti corrotti. Nessuno sembra volerlo contrastare, ma a dargli filo da torcere sarà una piccola e segreta squadra della Polizia di Los Angeles guidata dal sergente John O'Mara e dal suo braccio destro Jerry Wooters, pronti a tutto pur di fermare lo spietato gangster.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, ARRIRAW
  • Tratto da: ispirato alla vera storia del criminale Mickey Cohen, è tratto da una serie di racconti pubblicati sul "Los Angeles Times" da Paul Lieberman dal titolo "L.A. Noir: Tales from the Gangster Squad" (2008)
  • Produzione: LIN PICTURES, KEVIN MCCORMICK PRODUCTION
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA - DVD E BLU-RAY: WARNER HOME VIDEO
  • Data uscita 21 Febbraio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Dimenticate De Palma (Gli Intoccabili), Scorsese (Quei bravi ragazzi) e Curtis Hanson (L.A.Confidential).
Gangster Squad gira a largo dai numi tutelari del genere. Non sappiamo se per un eccesso di prudenza o per un peccato di vanità, in ogni caso il film di Ruben Fleischer non somiglia a nessuno dei grandi gangster-movie del passato, azzerando ogni componente psicologica, qualunque dimensione sociale, qualsiasi sottofondo romantico, che avevano informato negli anni uno dei filoni hollywoodiani più floridi.
Ma Hollywood c’è, incombe, è l’insegna a fari accesi sulla vetta della città, il faro dell’imbroglio che luccica e ammonisce, segnaletica per il pubblico che recita: attenzione a quanto sta avvenendo alle pendici della “collina”, perché è finto. Pure se lo script di Will Beall è ispirato agli storici reportage di Paul Liberman sul Los Angeles Times, e sul vero tentativo (riuscito) di una squadra speciale del LAPD di mettere fine all’ascesa criminale di Michey Cohen alla fine degli anni ‘40.
Tutto però è imbevuto di fiction, dall’abbagliante décor all’esagerata violenza, dal primitivismo narrativo alla pedissequa applicazione degli stereotipi, tanto per sprecare il più grande assortimento di star di recente memoria: a Sean Penn (che modificherà espressione solo quando gli cambieranno i connotati a furia di cazzotti) e Ryan Gosling, a Josh Brolin ed Emma Stone mancano solo i “balloon” per diventare fumetto a tutti gli effetti. Suonerebbe come una classica cialtronata postmoderna, ma manca la dovuta consapevolezza.
Più irrisolto che irridente, Gangster Squad è invece una parodia senza humour, un mix tra I magnifici sette e Shoot’em Up, che libera le pulsioni rozzamente hobbesiane del genere senza troppo preoccuparsi delle conseguenze. Sotto le mentite spoglie di un elegante noir d’epoca, si cela un cine-popcorn mordi e fuggi, dalla giustizia medievale e la morale da bifolchi.
Discutibilmente divertente, come può esserlo un romanzo di Ellroy rimaneggiato da Borghezio.

CRITICA

"(...) scene, costumi, trucchi e ricalco accuratamente vintage come in 'Black Dahlia' o nelle indagini di Marlowe sul marcio che si nasconde dietro al neon (...) macchine nere saettanti, fotografia d'epoca pastosa e iperreale; e pistole ovunque, polizia corrotta ex aequo coi politici, tutti comprati, night con voci suadenti e orchestra in the mood of smoking, amoralità diffusa (...). Coabitazione di due generi primi, poliziesco e western, il film è un'esercitazione d'action mossa e divertente, quasi didascalica, pur su materia nota: con ritmo e un'elegante violenza (...). L'escalation del racconto è minuziosa e pericolosa: fa tutte le fermate sentimentali (vince Gosling), compreso il piccolo lustrascarpe vittima innocente come il Gavroche dei 'Miserabili', mentre le donne si spartiscono due tipologie, la Jessica Rabbit e la casalinga apprensiva che scrittura i poliziotti-gangster con la benedizione del capo Nick Nolte, oggi taglia XL. Il gioco di guardie e ladri, segretamente uniti in un inno sociale sadomaso, si fa sempre più violento anche se una scena in un cinema, dove si sparava dallo schermo durante 'II fiume rosso', è stata tagliata dopo l'eccidio vero di Batman. Cast virile di lusso: capo è Josh Brolin, eroe borghese alla Mitchum o Peck, lontano dagli eccessi espressionisti di Sean Penn (eredità di Sorrentino?), che studia per diventare James Cagney, e dal lanciatissimo Ryan Gosling, macho efebico dall'occhio bistrato per natura e una forte carica di cinico languore. Lo diamo, con Bradley Cooper, per il divo dell'anno." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 febbraio 2013)

"Il film di Ruben Fleischer ('Benvenuti a Zombieland') si lascia andare a deliri di manierismo, con frequenti rallenti, tipo bozzoli di pallottole che volteggiano nell'aria come ballerini. Non manca qualche bella sequenza stilizzata, vedi l'inseguimento di auto o la battaglia finale; certe scene sono montate molto bene. Tuttavia si sente che la preoccupazione dominante è ammannire allo spettatore una dose di ultra-violenza il più aggressiva possibile (oltre allo squartamento, non ci si fa mancare un'esecuzione col trapano elettrico), ma anche rendendola 'decorativa', con i colori laccati dei locali e del quartiere cinese e con l'alternanza, fin troppo insistita, di accelerazioni e rallentamenti. Un film di gangster può anche limitarsi a voler essere divertente, nulla di male; però qui il soggetto occupa lo spazio di una paginetta, i cliché sono usati pigramente, i dialoghi (specie nella seconda parte) sono da serie B. Così anche l'impegno di Sean Penn, che si sforza di dare uno spessore al suo personaggio di cattivo integrale, può far poco per appassionarci davvero alla vicenda che stiamo seguendo." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 21 febbraio 2013)

"Si farebbe un errore a prendere sul serio questo film che più che al filone hard-boiled si ispira al fumetto, sia nel gusto dell'ambientazione retrò (siamo nel 1949) sia nella dinamica del racconto e dei personaggi. (...) Del resto Ruben Fleischer è il regista del parodico 'Zombieland',e a prenderlo per quello che è - un «comic» realizzato con un bel cast e buoni valoro produttivi - 'Ganster Squad' può essere uno spettacolo divertente." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa, 21 febbraio 2013)

"Qui regnano un'estetica photoshoppata, grandi attori come marionette, ingegnosi montaggi paralleli, una morale tagliata con l'accetta e una temibile mancanza di ironia. Fuori squadra." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 21 febbraio 2013)

"Non aspettatevi alcuna sottigliezza (se non per una citazione horror del 'Dracula' di Bela Lugosi) ma cazzotti, pallottole, femmes fatales completamente sbagliate e molto rumore per quello che doveva essere 'Gli intoccabili' del nuovo millennio (...). Tra tanto testosterone, una povera Emma Stone nei panni, non adatti a lei, dell'amante con anima del burbero e iracondo Cohen. Per il cast che ha, è un'occasione sprecata. Ma grazie al cast è sostenibile. A volte anche Hollywood (il film è stato montato e rimontato più volte) va nel pallone." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 21 febbraio 2013)

"Piacerà a chi rimpiange i gangster movies alla James Cagney, tutti mitra, cazzottate, con scarse differenze di comportamento tra buoni e cattivi. Interpreti tutti in parte. A cominciare da Penn (Cohen) che è notoriamente il peggior attore del mondo se fa l'eroe e uno dei migliori nei panni di fetida carogna." ('Libero Quotidiano', 21 febbraio 2013)

"Frenetico, ambizioso poliziesco, ambientato nella Los Angeles del '49,una scontata rifrittura di 'Gli intoccabili', mescolata con 'Scarface', che non vale la decima parte né dell'uno, né dell'altro. Sean Penn, nel peggior ruolo della carriera, è un'oscena caricatura del cattivo. Ryan Gosling è il cinico sbirro, pronto a singhiozzare sul corpo del Gavroche di turno." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 21 febbraio 2013)
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