Galantuomini

ITALIA - 2008
Galantuomini
Ignazio e Ada si conoscono sin dall'infanzia. Sono cresciuti insieme, ma la loro diversa estrazione sociale nel tempo li ha divisi. Lui, figlio dell'alta borghesia dei 'galantuomini', è diventato magistrato; lei, figlia di contadini, si è data alla malavita ed è ora a capo di un'organizzazione criminale. Una serie di eventi porterà Ignazio e Ada ad un forzato riavvicinamento...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: FABRIZIO MOSCA PER ACABA PRODUZIONI, RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION, DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2009)
  • Data uscita 21 Novembre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Dopo il non riuscito Miracolo del 2003, Edoardo Winspeare torna in Puglia con I galantuomini, tallonando la storia d'amore impossibile - definizione sua - tra il magistrato Gifuni e la boss Donatella Finocchiaro negli anni '90 della Sacra Corona Unita. Scritto da Winspeare, Andrea Piva e Alessandro Valenti, il film mette al centro la loro relazione pericolosa, delegando ai margini - forzatamente - il cotè sociale, ovvero criminale.
Peccato, perché i suoi criminali cialtroni, simpatici e in definitiva deficienti (salvo la boss Finocchiaro e il Carmine Za' di Giorgio Colangeli) sono divertenti, pur se non attendibili - riuscito soprattutto il bullo, cocainomane ed erotomane Beppe Fiorello - mentre il passo doppio di Gifuni e Finocchiaro va a picco, sia per mera verosimiglianza - al lumicino davvero, checché ne dicano i magistrati "consulenti" del film - sia per la mancanza di alchimia interpretativa tra i due, con un Gifuni spaesato e spaesante. Sceneggiatura scellerata, loro sono il focus, e il loro fallimento - nonostante la discreta prova della Finocchiaro - decreta quello globale del film. C'è poco da salvare, tra cui la magistrata Gioia Spaziani, qualche fuoricampo interno della SCU in chiave umoristica, come dicevamo, e qualche nota della colonna sonora, di certo dopo Gomorra, ma anche a prescindere, questa (non-)antropologia audiovisiva mafiosa è vecchia, drammaticamente vecchia. E dire che I galantuomini è solo una storia d'amore non salva, anzi.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA' CULTURALI E E CON IL CONTRIBUTO DELL'APULIA FILM COMMISSION, PROVINCIA DI LECCE E ITALGEST.

- MARC'AURELIO D'ARGENTO COME MIGLIORE INTERPRETE FEMMINILE A DONATELLA FINOCCHIARO AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008).

- DONATELLA FINOCCHIARO E' STATA CANDIDATA AL DAVID DI DONATELLO 2009 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA.

- DONATELLA FINOCCHIARO E' STATA CANDIDATA AL NASTRO D'ARGENTO 2009 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA E BEPPE FIORELLO COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Crudele e carnale come vogliono le regole del noir, ma anche (morbosamente) vera come le pregiudicate che capita a tutti di guardare sulle pagine dei giornali o nei servizi dei tg. 'Galantuomini' è il migliore film italiano visto sinora al festival soprattutto perché Donatella Finocchiaro (Lucia), braccata dalla cinepresa dalla prima sequenza all'ultima, protagonista di numerose scene madri e sempre condotta da gesti e dialoghi ai limiti estremi del melò, è di una bravura almeno pari alla sua stordente sensualità. Edoardo Winspeare, occhio cosmopolita ma radici piantate nel Salento, sceglie la strada del racconto a piena voce, ricco d'azione e introspezione, preciso nel restituire l'ambiente della mala ma anche aperto agli slanci evocativi e struggenti. (...) Un film che resterà grazie al robusto filo stilistico che connette elementi tanto vividi quanto divergenti come le intermittenze della memoria, la conflittualità tra doveri e interessi e l'intrinseca amoralità della passione autentica." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 28 ottobre 2008)

"Interessante che Winspeare si sia servito di reali frequentazioni, come operatore volontario in carcere ma anche fuori, di donne appartenenti alla nuova malavita. E che, come confessa nel suo candore, ne abbia tratta una certa fascinazione. Interrogandosi, come del resto fa anche nel film e nel personaggio di Lucia, così clamorosamente più denso e spesso dei maschi infantili, cialtroni e stupidi, sull'enigma del rapporto, nelle loro personalità, tra femminilità, potere, violenza." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 28 ottobre 2008)

"Qui iniziano appunto i problemi di questo film sempre un poco esangue e beneducato per dominare una materia così sporca e brutale. Non è cosa che riguardi solo Winspeare. È uno dei nodi ricorrenti del nostro cinema. Una volta esistevano convenzioni, tacitamente accettate da pubblico e autori. Certe cose non si potevano rappresentare con franchezza, c'erano codici precisi da rispettare. Oggi che quei codici sono saltati ogni autore deve trovare la sua temperatura di racconto, il suo stile. E Galantuomini di stili ne ha fin troppi per convincere. Possiamo accettare che Donatella Finocchiaro, fisicamente borghese almeno quanto Gifuni, sia una scaltra e se serve feroce capoclan che si nasconde, dà ordini, spara? Possiamo, se il film resta dentro una certa convenzione. Ma diventa difficile se i suoi scagnozzi e rivali hanno voci e corpi e maniere così diverse. Così, mentre funziona a dovere il lato giallo, è il sottotesto a non convincere. Come quando Gifuni, scoperta finalmente la doppia identità della Finocchiaro, la affronta: 'Non so con chi sto parlando. So solo che mi fai schifo!'. Detta fra pari grado, come sembra, è un conto. Detta da un figlio dell'alta borghesia all'ex-ragazza povera che non ha saputo amare in gioventù, la battuta si carica di un disprezzo sanguinoso, e insieme ipocrita, che il film non coglie fino in fondo. Un peccato, perché Winspeare ha eleganza, finezza, coraggio, e mette a segno scene di grande suggestione, come il finale. A volte le buone maniere sono fatali." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 ottobre 2008)

"Un'opera convincente con un finale aperto, in cui l'amore dei due rivali arriva fino al sacrificio dell'abbandono." (Giampiero De Chiara, 'Libero', 28 ottobre 2008)

"Non più racconto corale, né spirito della terra: ora Winspeare sceglie il racconto più esplicito di una storia d'amore impossibile, sceglie di mettere in un perfetto faccia a faccia due attori come Fabrizio Gifuni e Donatella Finocchiaro, il giudice di buona famiglia c l'amica d'infanzia del paese, ruolo che la Finocchiaro interpreta magnificamente nel doppio ruolo di madre di famiglia e braccio destro del boss del traffico d'armi in Montenegro (Giorgio Colangeli)." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 28 ottobre 2008)

"L'ultimo film di Edoardo Winspeare, 'Galantuomini', è potente e insoddisfacente allo stesso tempo, è un melodramma noir, una storia d'amor impossibile tra una donna criminale a capo di una cosca della Sacra Corona Unita e un giudice borghese, di lei innamorato sin dall'infanzia. (...) Ma neanche il film non riesce a tenere insieme le sue due anime, il melodramma e il noir malavitoso, risultando efficace quando tratteggia l'ascesa criminale di una donna forte (Donatella Finocchiaro), poco convincente quando dipinge l'amore con un giudice dimesso e debole (Fabrizio Gifuni). L'originalità di una storia di donna malavitosa è stata recentemente sfatata da Roberta Torre in 'Angela', sempre con Donatella Finocchiaro. Ma se il punto di vista della Torre era chiaro ed entomologico, quello di Winspeare appare ancora indeciso." (Dario Zonta, 'L'Unità', 28 ottobre 2008)

"Grande qualità della regia, grande bellezza e intensa bravura di Donatella Finocchiaro, lavoro ammirevole." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 ottobre 2008)

"Winspeare, al quarto film e dopo cinque anni di silenzio, rimane nel Salento prediletto per mescolare il mélo di una potente storia d'amore con il noir di una terra su cui negli anni Novanta ha allungato la sua ombra violenta e devastante la Sacra Corona Unita. L'innocenza dell'infanzia e la radice arcaica di quella comune origine ha legato i destini di tre personaggi. (...) Qualcuno ricorderà l'energia primigenia di 'Sangue vivo'. Ebbene Winspeare non smentisce la sua antropologia e ad essa si affida e affida la seduzione e la chiave di 'Galantuomini'". (Guido Barlozzetti, 'E Polis Roma', 28 ottobre 2008)

"Il film scorre via, non riuscendo mai a decollare e rimanendo sul doppio binario del più classico mafia movie stile piovra e della storia d'amore appassionata e impossibile. I ritmi sono un po' troppo lenti, e le scene più sporche o goliardiche (i criminali che vogliono Van Basten al Lecce per battere il Bari, sequenza straordinaria) mostrano molte delle potenzialità inespresse. Un film comunque onesto e pulito, forse troppo, che si lascia vedere." (Boris Sollazzo, 'D News', 28 ottobre 2008)

"Duro nelle scene d'azione, e ben recitato, anche nei comparti minori, con un bravo Beppe Fiorello. Avvince, specie nella descrizione dei traffici criminali, si affloscia un po' quando viene al dunque, cioè al corpo a corpo, anche sessuale, tra i due nemici: perché Ignazio sa e non denuncia Lucia, a sua volta in cerca d'aiuto. Gifuni, ormai specializzato in parti da giudice, è dilaniato con misura. Donatella Finocchiaro, memore di 'Angela', regala uno spessore speciale alla sua capobanda sensuale e carismatica." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 28 ottobre 2008)
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