FUOCO SU DI ME

ITALIA - 2005
FUOCO SU DI ME
Napoli, 1815. Dopo aver vissuto per tanti anni in Francia, il giovane Eugenio torna a casa per curarsi una grave ferita riportata in battaglia. Sono gli ultimi mesi del Regno di Gioacchino Murat, quando il sogno, forse prematuro, di una Italia unita e indipendente infiammava i cuori del popolo napoletano. Durante la lunga convalescenza, Eugenio riscopre le sue radici mai dimenticate, inizia a dubitare delle certezze acquisite e scopre il vero amore mentre sogna altre strade più vicine alla natura e allo spirito del popolo.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO, SENTIMENTALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: SERGIO SCAPAGNINI PER INDRAPUR CINEMATOGRAFICA E STELLA FILM IN COLLABORAZIONE CON RAICINEMA E FOCUS FILM
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE (2006)
  • Data uscita 31 Marzo 2006

RECENSIONE

di Mario Dal Bello

Lo spiazzo davanti ad un castello. Il plotone schierato per la fucilazione. Gioacchino Murat, ex re di Napoli, ordina lui stesso il fuoco, incitando di mirare al petto. Fra i boschi il giovane Eugenio fugge inseguito dai soldati. Si apre e si chiude con queste scene il lavoro di Lambertini, in cui lo sfondo storico (1815) di una Napoli sempre fra comicità e dramma, oleografia e bellezza, serve alla storia di due caratteri, o meglio due possibili modi di essere uomini. Quello del Principe Nicola, alle prese con la stesura di un “Diario Napoletano” e quella del giovane Eugenio, soldato senza vocazione, alla ricerca di sé stesso. Un inatteso sbarco a Procida precipita il giovane nell’amore “assoluto” – romantico – per Graziella, irrealizzabile. Ma non rinuncia, nonostante le accuse di disfattismo del pragmatico cugino Aymon, all’idea di un proprio percorso interiore, rifiutando violenza, guerra, autoaffermazione esclusiva. Eugenio diventa così lo specchio del nonno Nicola. Quanto questi è incapace di agire conseguentemente agli ideali, tanto lui, nel finale “aperto” in cui si getta da un precipizio, compie la scelta della libertà interiore. Opera drammatica, la cui ricchezza di contenuto si condensa nei temi dell’amore, della libertà, della gentilezza, della famiglia, come vie di una ricerca di sé stessi, allora come ora. Ben girato negli interni, il film mantiene un andamento teatrale, con dialoghi letterari che ne rendono il ritmo talora lento, anche per l’insistenza su figure di contorno ( l’eremita, il burattinaio…), ma non distolgono dalla riflessione, il che è forse lo scopo vero del regista. Intense le interpretazioni, da quella commossa di Omar Sharif (Nicola), al volitivo Massimiliano Varrese (Eugenio) alla “mediterranea”  Sonali Kulkarni (Graziella), favorite dall’indugiare sui primi e primissimi piani della mdp. Premiato alla 62a mostra del Cinema veneziano per “Cinema per la cultura del dialogo”.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI (DGC).

- 3 CANDIDATURE AL DAVID DI DONATELLO 2006: MIGLIOR SCENOGRAFIA, COSTUMI ED EFFETTI SPECIALI VISIVI.

CRITICA

"Adesso che c'è anche il libro 'Fuoco su di me' può affrontare con maggiori speranze l'incognita del circuito. Il film, insignito del Premio 'Cinema e Cultura del Dialogo' della Regione Veneto all'ultima Mostra di Venezia, merita attenzione per le sue qualità compositive, forse le più adatte per rievocare l'effimera epopea di Gioacchino Murat nella cornice di una Napoli più febbrilmente onirica che puntigliosamente storica. (...) Il viaggio iniziatico è scandito dai consigli e dalle osservazioni dell'amatissimo nonno, un nobile aperto alle mutazioni della storia mirabilmente cesellato da Omar Sharif: ed è qui che Lamberto Lambertini, fine e schivo autore di radio, teatro e cinema, dimostra di sapere governare quel passaggio tra verità e illusione che travalica il referto di cronaca incarnandosi nelle visioni degli uomini che l'hanno dolorosamente vissuto. Il merito va esteso agli interpreti che affiancano Sharif - da Massimiliano Varrese a Antonella Stefanucci e Nicola Di Pinto - e ai deliziosi effetti in stile gouaches forniti da un grande sperimentatore come Guido Pappadà: se il nerbo drammaturgico risente del pauperismo dei mezzi, le armonie figurative e il flusso rapsodico esprimono valori che arricchiscono l'immaginario dello spettatore." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 aprile 2006)

"'Fuoco su di me' di Lamberto Lambertini, autore di radio, teatro e cinema, gioca sull'intreccio fra verità e illusione, travalicando quindi la nuda cronaca. E la storia dell'ascesa di Murat al Regno di Napoli si mescola con quella di Eugenio. La materia è incandescente, ma il regista la governa con mano sottile. Vicino a un Omar Sharif che recita in italiano, a una Sonali Kulkarni, bella star di Bollywood, che dà vita a una sognatrice credibile, spicca un grandissimo Maurizio Donadoni, nei panni del cugino cattivo di Eugenio. L'attore, che viene dal teatro, dà una tale vita al personaggio che interpreta, che finisce con lo spingere gli spettatori a tifare per lui, al posto dell'eroe buono." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 7 aprile 2006)
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