Fuochi d'artificio

ITALIA - 1997
Fuochi d'artificio
In un' isola dei Tropici, il trentenne Ottone avvicina uno psicanalista italiano in vacanza e, dopo molte insistenze, comincia a raccontargli le proprie vicende nella speranza di ricevere una spiegazione dello svolgersi dei fatti. Che sono questi: nei dintorni di Firenze, lasciato per un altro dalla fidanzata Virginia, Ottone è tornato a vivere a casa di Barbara, amica da sempre e che adesso ospita anche il Patata, un romano condannato agli arresti domiciliari. Ottone lavora in un negozio per animali, come socio di minoranza di Lorenza, e si sposta su un camioncino per raggiungere i vari clienti. Arriva in una grande villa e qui conosce Luna, affascinante figlia dell'argentino Gerard, se ne innamora, apprende che è sposata e allora ne diviene l'amante. Spesso sopra il suo appartamento, va a fare visita a Demiù, una sudamericana con la quale riesce ad essere sereno e rilassato. Intanto l'amico Germano fa una corte serrata a Lorenza, ma in modo anonimo, mandandole messaggi cifrati e infine un'appuntamento al ristorante che però fallisce. Finiti gli arresti domiciliari, il Patata chiede a Barbara di sposarlo ma lei, spaventata, dice di no. E di no dice Ottone a Vanessa prima e a Lorenza poi, che lo aveva scambiato per l'anonimo. Quando lo psicanalista gli chiede con chi è arrivato ai Tropici, Ottone chiama Demiù, ossia quella con la quale era stato meno preso dai tanti interrogativi sulla scelta della persona giusta.
  • Altri titoli:
    Fireworks
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: GROTTESCO
  • Produzione: VITTORIO E RITA CECCHI GORI PER CECCHI GORI GROUP
  • Distribuzione: MARIO E VITTORIO CECCHI GORI - CECCHI GORI HOME VIDEO

CRITICA

"Più che al vecchio non-eroe del cinema italiano Pieraccioni assomiglia a certi "indecisi" della commedia leggera americana. Fra incertezze, sogni infantili, desideri, se ne va ciondoloni nella favola immaginata insieme al suo sceneggiatore di fiducia, Giovanni Veronesi. Eppure come regista Pieraccioni resta un caso rimosso per la critica italiana che, tutto sommato, non l'ha ancora accettato. 'I laureati' e 'Il ciclone' l'hanno presa in contropiede. E poi hanno avuto un consenso di pubblico senza precedenti negli annali del cinema italiano. Davanti al fenomenale Pieraccioni la domanda legittima, l'unica possibile, è una: riuscirà il regista toscano a riacciuffare con 'Fuochi d'artificio' la fortuna che lo coprì d'oro con i suoi primi due film?" (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 17 ottobre 1997)

"'Il ciclone ci ha segnato', aveva detto lo sceneggiatore Veronesi dopo l'inatteso successo del 'Ciclone', 'tanto che ci chiamano i ci-clonati. Con 'Fuochi d'artificio' speriamo di liberarci da quel soffocante abbraccio'. Ma l'abbraccio non si è sciolto. 'Fuochi d'artificio' è un film in fotocopia, di tutta routine. E come 'Il ciclone' è impastato della stessa comicità fatta di leggerezza, fiducia, ottimismo. Prigioniero del suo cliché, Pieraccioni dà un colpo al cerchio del 'buonismo' e uno alla botte di una comicità spicciola. A volte anche un po' grossolana. Che promette risate. Ma soprattutto incassi". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 29 ottobre 1997)

"Pateticamente sincero. È un complimento. Questo terzo film è un conferma: Pieraccioni non ci fa, c'è. La sua superficialità, il suo perbenismo, il provincialismo patinato, l'ecografia dei cuoricini 'soap' sono sincere. Woody Allen cerca da trent'anni di raggiungere un cinema mozartiano. Il modello di Pieraccioni è Vasco Rossi ripulito, citato in una canzone video-clip nel sottofinale. Il fatto che i dischi di Vasco siano molto più diffusi di quelli di Mozart, non è una sfortuna o uno scandalo. È il confine del discorso". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 18 ottobre 1997)
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