Funny Games

ITALIA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA - 2007
Funny Games
Anna si reca insieme al marito George ed al figlio di 10 anni, Georgie, nella loro casa di vacanza sul lago. Tuttavia, quello che si era preannunciato come un felice periodo di vacanza, si trasforma ben presto in un violento incubo quando alla loro porta si presentano due giovani: Paul e Peter.
  • Altri titoli:
    Funny Games - Possiamo iniziare?
    Funny Games U.S.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: CELLULOID DREAMS, CELLULOID NIGHTMARES, HALCYON PICTURES, TARTAN FILMS, X FILME INTERNATIONAL, DREAMACHINE
  • Distribuzione: LUCKY RED (2008), DVD: LUCKY RED (2009)
  • Vietato 14
  • Data uscita 11 Luglio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Scena per scena, quasi shot by shot, Funny Games di Michael Haneke è il remake in lingua inglese dell'omonimo film diretto dal regista austriaco nel 1997. Perché questa operazione di "copia carbone"? Perché, ipse dixit, il pubblico d'elezione dell'originale avrebbe - non è stato - dovuto essere quello Usa: "Funny Games nasceva quale reazione a un certo cinema americano, alla sua violenza, alla sua natura naïf, al suo modo di giocare con degli esseri umani". Entrambe le versioni sono difficilmente dimenticabili, disturbanti, a infima digeribilità, nell'accezione cara al regista de La pianista, che ci costringeva alla visione delle auto-mutilazioni di Isabelle Huppert, e dello sfiancante e misterioso Caché.
Haneke si conferma provetto manipolatore di emozioni, sadico serafico - ultimo alfiere di una stirpe che annovera mostri sacri quali Hitchcock e Kubrick - che qui stigmatizza l'exploitation hollywoodiana.
Già variante postmoderna di Ore disperate di Wyler del ‘55 (rifatto da Michael Cimino nel '90), Funny Games ci presenta una coppia borghese di gusto e cultura, ora interpretata da Tim Roth e Naomi Watts (straordinaria), che arriva nella casa di vacanze al lago, con l'adorabile figlioletto (Devon Gearhart, ottimo esordiente) e il golden retriever Lucky (sic!): cadranno vittime di due ragazzi biondi, in completo da tennis e guanti bianchi (Michael Pitt, alla sua prova migliore, e Brady Corbet), che ci fanno immediatamente pensare ad Arancia meccanica e alla gioventù hitleriana. "Perché fate questo?" dirà Roth, con una gamba rotta, le mani legate e il terrore negli occhi; Pitt risponde parodiando le motivazioni solitamente addotte in casi - cinematografici - analoghi: infanzia infelice, instabilità sessuale, risentimento di classe, cattiva istruzione. Ragioni nonsense, per un film simulacro, copia di un originale che riesce a farci credere mai esistito: non è poco, anzi è moltissimo. E nel discorso finale dei due sadici su materia e anti-materia, fedelmente riportato, era già tutto il senso e la necessità di questo raddoppio: Games over.

NOTE

- REMAKE DEL FILM OMONIMO DIRETTO NEL 1997 DALLO STESSO HANEKE.

- NAOMI WATTS FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"Il film è un'assoluta riuscita, affascinante, torbido, capace di indurre a riflettere e a rimproverarsi, benissimo interpretato. Cattivo? Sicuramente, ha risposto il regista: 'Sì, nella misura in cui da soddisfazione a chi prova piacere allo spettacolo del terrore'." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 11 luglio 2008)

"C'è solo una differenza sostanziale tra la versione del 1997 e quella del 2008, che finisce per rendere il remake meno controversiale dell'originale. Ed è il mutamento dell'orizzonte mediologico che è avvenuto negli ultimi dieci anni. Programmi come 'Il grande fratello', con tutte le degenerazioni cui ha dato luogo, hanno finito per abituare lo spettatore a immagini e ad azioni decontestualizzate, dove la giustificazione di quello che si vede nasce dal bisogno di mettere (e mettersi) in scena. Dove lo spettatore non cerca più giustificazioni o spiegazioni ma accetta consapevolmente di essere solo 'uno che guarda'. Finendo per togliere alle immagini una parte della forza che potevano avere e riducendo l'effetto disturbante che 'Funny Games' aveva nel 1997 e che nel 2008 rischia di perdere. Almeno in parte." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 11 luglio 2008)

"A film uguale giudizio uguale, detratta la mancanza della sorpresa, l'elemento più interessante di questo film del terrore quand'era stato in concorso al Festival di Cannes del 1997. Numericamente preponderante, il pubblico senza villa e senza ragazzino sarà avvinto, quello - esiguo - con un ragazzino doterà, invano, la villa di offendicola e fucile a pompa. Dunque il film è comunque bello." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 11 luglio 2008)

"Il risultato è perfino più gelido della priva volta. (...) Morale: rifacendo il film negli Usa, Haneke combatte il cinema violento con le sue stesse armi. Ma non è detto che ne esca vittorioso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 luglio 2008)
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