Funny Games

ITALIA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA - 2007
Anna si reca insieme al marito George ed al figlio di 10 anni, Georgie, nella loro casa di vacanza sul lago. Tuttavia, quello che si era preannunciato come un felice periodo di vacanza, si trasforma ben presto in un violento incubo quando alla loro porta si presentano due giovani: Paul e Peter.

CAST

NOTE

- REMAKE DEL FILM OMONIMO DIRETTO NEL 1997 DALLO STESSO HANEKE.

- NAOMI WATTS FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"Il film è un'assoluta riuscita, affascinante, torbido, capace di indurre a riflettere e a rimproverarsi, benissimo interpretato. Cattivo? Sicuramente, ha risposto il regista: 'Sì, nella misura in cui da soddisfazione a chi prova piacere allo spettacolo del terrore'." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 11 luglio 2008)

"C'è solo una differenza sostanziale tra la versione del 1997 e quella del 2008, che finisce per rendere il remake meno controversiale dell'originale. Ed è il mutamento dell'orizzonte mediologico che è avvenuto negli ultimi dieci anni. Programmi come 'Il grande fratello', con tutte le degenerazioni cui ha dato luogo, hanno finito per abituare lo spettatore a immagini e ad azioni decontestualizzate, dove la giustificazione di quello che si vede nasce dal bisogno di mettere (e mettersi) in scena. Dove lo spettatore non cerca più giustificazioni o spiegazioni ma accetta consapevolmente di essere solo 'uno che guarda'. Finendo per togliere alle immagini una parte della forza che potevano avere e riducendo l'effetto disturbante che 'Funny Games' aveva nel 1997 e che nel 2008 rischia di perdere. Almeno in parte." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 11 luglio 2008)

"A film uguale giudizio uguale, detratta la mancanza della sorpresa, l'elemento più interessante di questo film del terrore quand'era stato in concorso al Festival di Cannes del 1997. Numericamente preponderante, il pubblico senza villa e senza ragazzino sarà avvinto, quello - esiguo - con un ragazzino doterà, invano, la villa di offendicola e fucile a pompa. Dunque il film è comunque bello." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 11 luglio 2008)

"Il risultato è perfino più gelido della priva volta. (...) Morale: rifacendo il film negli Usa, Haneke combatte il cinema violento con le sue stesse armi. Ma non è detto che ne esca vittorioso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 luglio 2008)
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