Funeral Party

Death at a Funeral

USA, OLANDA, GRAN BRETAGNA, GERMANIA - 2007
Funeral Party
Una normale famiglia inglese, divisa da gelosie, odi e antichi dissapori, si riunisce il giorno del funerale del patriarca. Amici e parenti si ritrovano e ognuno deve sforzarsi di venire a patti con gli altri, dissimulando le proprie ansie. Daniel, uno dei figli del defunto, deve tenere fede alla promessa fatta a sua moglie Jan di una vita migliore e intanto si sta preparando a fronteggiare il fratello Robert, un famoso romanziere pieno di sé che è in volo da New York. Intanto arriva anche la loro cugina Martha, che ha deciso di presentare finalmente il suo nuovo fidanzato, Simon, al padre, sperando che questa volta lui approvi. Il suo piano, però, naufraga miseramente quando Simon assume per caso una droga sintetica e diviene preda di crisi incontrollabili e si spoglia proprio di fronte al suo potenziale suocero. L'arrivo di un misterioso invitato, però, scuote tutta la famiglia. L'uomo si dichiara a conoscenza di un terribile segreto che riguarda il patriarca e che potrebbe danneggiare tutta la famiglia e si dice pronto a rivelarlo. Questa rivelazione, per la prima volta, mette d'accordo tutta la famiglia: gli scheletri devono rimanere ben nascosti negli armadi.
  • Altri titoli:
    Sterben für Anfänger
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: SIDNEY KIMMEL ENTERTAINMENT, PARABOLIC PICTURES INC., STABLE WAY ENTERTAINMENT, VIP 1 MEDIENFONDS, VIP 2 MEDIENFONDS, TARGET MEDIA ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: MIKADO
  • Data uscita 21 Settembre 2007

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Altro che gravità e raccoglimento, nel regno di Elisabetta il lutto sembra rispondere ad altri rituali. Così, in Funeral Party, le esequie private del capofamiglia si volgono in teatro dell'assurdo dove rivalse filiali, ricatti, equivoci e gesti sconsiderati possono andare in scena senza per questo intaccare la dignità dei morti. O quasi. Complice la famiglia: Daniel, figlio del compianto, vorrebbe davvero offrire al genitore una cerimonia solenne, ma come controllare il risentimento nei confronti del fratello Robert, scrittore di successo e pupillo in casa? Martha, la cugina, desidera invece approfittare della situazione per presentare il fidanzato, ma scopre che il ragazzo è "impresentabile" dopo aver ingerito accidentalmente una dose di allucinogeni. E che dire di Zio Alfie, un vecchietto bisbetico e paraplegico che si accanisce sul malcapitato Howard, un ospite con seri problemi d'ipocondria? O del nano Peter,custode di un segreto che potrebbe distruggere la reputazione del morto? Dopo le deludenti prove di The Score e La donna perfetta, l'inglese Frank Oz torna a budget ridotti ritrovando anche la vena dei suoi film migliori (In & Out e Bowfinger). Funeral Party, Premio del pubblico al recente Festival di Locarno, parte piano ma, una volta ultimato il rodaggio, ci regala momenti di acidissimo humour. Bastano alcune trovate - forse abusate - ma efficacissime, un cast d'attori sfavillante pure senza star e una sceneggiatura che si muove disinvolta tra comicità corrosiva e commedia brillante, e il De Profundis al politicamente corretto è servito. Peccato per il finale, dove tre minuti di "edificazione morale" rischiano di compromettere il divertimento precedente.

NOTE

- PREMIO DEL PUBBLICO UBS AL 60MO FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM LOCARNO (2007).

CRITICA

"Fra i molti modi per valutare la riuscita di un film comico, uno dei più sicuri consiste nel misurare la sua capacità di sorprenderci. A partire dall'uso degli attori. Mettete un grande comico in mano a un cattivo regista e qualcosa verrà fuori di sicuro. Ma orchestrare un crescendo di risate senza mattatori è un altro paio di maniche. E se la cosa riesce vuol dire che dietro la macchina da presa c'è qualcuno che sa il fatto suo. E' il caso dell'inglese Frank Oz, già mente dei Muppet, poi regista di commedie scattanti come 'In & Out', 'Bowfinger', 'La piccola bottega degli orrori', che in questo 'Funeral Party' riesce a tenerci sulla corda per i classici 90 minuti anche se tutti sappiamo ancor prima di entrare in sala che stiamo per assistere al classico funerale in cui tutto va storto, uno degli espedienti più antichi (e abusati) del comico di tutti i tempi. Dov'è allora la sorpresa? Primo: nella gestione oculata degli attori. Molti di loro sono facce note ma non notissime, e non necessariamente per film o per ruoli comici. E poi i più divertenti, quelli destinati alle trasformazioni più demenziali e alle gag più infallibili, sono quelli che meno ci aspetteremmo. Così come il lungo prologo, un po' fiacchino, con i vari personaggi che convergono sulle loro auto verso il luogo del funerale, sembra messo lì apposta per abbassare le nostre attese (le nostre difese) e portarci inermi al crescendo che scatta quando il personaggio più scialbo e anodino comincia a dar fuori di matto per ragioni da non rivelare per nessuna ragione. Basterebbero le stranezze di questo roseo e compunto avvocato che a un certo punto finirà nudo sul tetto ad animare questa commedia che usa tutti i mezzi del comico (i tempi indiavolati della farsa, gli equivoci dello slapstick, il rovesciamento di ogni tabù sessuale e religioso) per inventare qualcosa che è insieme classico e irriguardoso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 settembre 2007)

"Per me Frank Oz, nonostante i tanti film a Hollywood e il suo successo abbastanza recente con 'In & Out', resta il regista scanzonato e amabile de 'La piccola bottega degli orrori' in cui era riuscito a vestire di nero, con spunti grotteschi, un filone del cinema fantastico. Oggi ha attraversato l'oceano, si è trasferito in Inghilterra, patria dell'umorismo nero, e si è messo con tutto l'impegno a portare sugli schermi una sceneggiatura di un inglese quasi esordiente, Dean Craig, attraversata dal principio alla fine da una irresistibile comicità quasi macabra. Risolta con un brio, una vitalità eccentrica e un gusto per il paradosso cui difficilmente si resiste. (...) Frank Oz conduce la giostra che, in qualche passaggio, diventa addirittura ridda. In certi episodi, volutamente, ci va giù in modo addirittura pesante, trasformando la commedia in farsa, in genere, però, si tiene a un umorismo malizioso anche quando le situazioni precipitano e si finisce in un vortice di incidenti e di sorprese da cui nessuno crede più di poter uscire. Divertendo sempre (perfino quando accetta un finale serio) e facendo in modo, anche nei momenti più agitati, di non scivolare troppo nel dubbio gusto. Naturalmente gli interpreti gli corrispondono, scelti tutti tra i visi più noti di un certo cinema inglese di oggi. Il nano invece, è l'americano Peter Dinklage. Il suo grottesco lo porta al diapason." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 21 settembre 2007)

"Se uno, nella stessa vita, doppia il maestro Yoda e Miss Piggy dei Muppets, vuol dire che è baciato dal talento, dalla fortuna e anche da un tocco di sana follia. E Richard Frank Oznowicz, in arte Frank Oz, ne ha da vendere. Autore di successi ammiccanti ('In&Out'), raffinati remake ('La donna perfetta'), thriller spericolati e ambiziosi ('The Score', con De Niro e Marlon Brando) è un artista colto ed eclettico. E' attore, scrittore, sceneggiatore, regista, doppiatore, professore, umorista. La sua vita potrebbe essere un film e potrebbe avere come voci fuori campo le sue buffe tonalità in falsetto. Il diminutivo Oz gli si addice, irriverente, scorretto, opportunista ma anche fantasioso e infantile come il famoso mondo di Dorothy. Si era un po' ammorbidito e nascosto nelle ultime produzioni nordamericane, ammiccanti e prive della solita verve. E' quindi tornato in patria, sfidandola con un low budget irresistibile, 'Funeral Party. Commedia british ma anche farsa sfrenata, è riuscita persino nell'impossibile: far cadere dalla sedia i compassati svizzeri che a Locarno gli hanno tributato un plebiscito, facendogli vincere il premio del pubblico della Piazza Grande. Oz ci offre situazioni e sketch che, da Allen a Newell, abbiamo stravisto. La sua abilità sta nel non essere comunque prevedibile e nel mantenerne intatte, anzi rinnovarne, la vis comica e ribelle." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 21 settembre 2007)

"Il crescendo di risate è assicurato, grazie anche ad attori inglesi sopraffini e a un meccanismo narrativo semplice, ma molto efficace. Molte sono le trovate per questa 'screwball' che omaggia gli archetipi del genere, facendoci ricordare quanto erano belli film come 'Arsenico e vecchi merletti' e 'La signora omicidi', con quella raffica di situazioni esilaranti, battute indimenticabili e grandi attori. 'Funeral Party' restituisce in chiave moderna questa antica tradizione." (Dario Zonta, 'L'Unità', 21 settembre 2007)

"Si ride grasso e a rate, nonostante il ritmo vorticoso, i (discutibili) guizzi di spirito e la classe degli ignoti interpreti." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 21 settembre 2007)

"Il regista Frank Oz tenta in tutti i modi di rinverdire la tradizione della black comedy, la commedia nera e dell'humour macabro britannico. Quello che negli anni Sessanta, ambedue volte sull'onda di precedenti letterari, fece centro con 'Il caro estinto' e 'La cassa sbagliata'. Grandi parate di attori come John Mills, Michael Caine, Ralph Richardson nel secondo caso, John Gielgud e Lionel Stander nell'altro. Anche questo cast è assai brillante ma non riscatta l'aria polverosa del pur gradevole insieme." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 21 settembre 2007)

"Proprio il fare un nano di quest' ultimo personaggio è l unica aggiunta di Oz al copione, suggerita dall'opportunità di utilizzare un formidabile piccoletto americano che si chiama Peter Dinklage. Ma l'intero cast ha modo di brillare in un insieme dove ciascuno degli interpreti ha un suo spazio e una coloritura particolare. Al motto 'niente divi, per carità!' il regista ha puntato solo sulla bravura dei prescelti e sulla loro capacità quasi jazzistica di recitare combinati." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 21 settembre 2007)

"Frank Oz, regista e attore inglese trapiantato in America, autore di alcune commedie di successo come 'La donna perfetta', 'In & Out', ha costruito questa volta una black comedy che ruota intorno a un funerale. (...) Oz è bravo a trattare la celebrazione del lutto in chiave paradossale, a trasformare un solenne momento di raccoglimento e preghiera in una divertente catastrofe e trova a tratti l'equilibrio espressivo per far coesistere un humour molto british e lo spirito della slapstick comedy americana (con echi di 'Quattro matrimoni e un funerale' e 'Arsenico e vecchi merletti'). Un'ottima squadra di attori inglesi rende incisivo il campionario umano (...) Certo Oz non è Blake Edwards e poiché il film è interamente girato in interni, alla distanza certe gag non hanno la necessaria efficacia visiva e verbale." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 22 settembre 2007)
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