Full Monty - Squattrinati organizzati

The Full Monty

GRAN BRETAGNA - 1997
A Sheffield, maggior centro siderurgico britannico, sono finiti i bei tempi degli anni '60. Acciaierie e fabbriche hanno chiuso i battenti, il lavoro si è automatizzato e molti operai sono stati licenziati. Tra questi c'è Gaz, separato dalla moglie alla quale è stato affidato anche il figlio adolescente che però, nonostante tutto, è disposto a dare ancora fiducia al padre. Intorno a Gaz si muove un gruppo di amici, tutti disoccupati ed in cerca di una soluzione. C'è anche Gerald, che era un dirigente, e che ancora non ha trovato il coraggio di dare la notizia alla moglie. Alla ricerca di un occasione, Gaz lancia l'idea di allestire un numero di striptease per raggranellare qualche soldo. In un capannone Gaz fa alcune selezioni per formare un gruppo. Sono in sei alla fine a gettarsi nell'avventura, che però sembra finire ben presto, quando i poliziotti intervengono ad interrompere le prove e arrestano tutti. I sei amici pensano di abbandonare tutto, ma il proprietario del locale dove è prenotato lo spettacolo dice che sono stati venduti molti biglietti, e allora Gaz torna alla carica. Convince di nuovo i più incerti (tra cui Dave, che aveva trovato lavoro in un grande magazzino) e il gruppo si prepara. Finalmente si va in scena, e gli improvvisati artisti eseguono il loro numero di striptease, fino in fondo, senza veli.

CAST

NOTE

- DAVID 1998 PER MIGLIOR FILM STRANIERO.

- IL FILM E' STATO CAMPIONE D'INCASSI IN GRAN BRETAGNA NEL 1997.

CRITICA

"Nonostante l'apparenza, 'The Full Monty' riesce a circondare di ironia e discrezione un argomento scabrosetto, dispensando garbo e humour lungo tutta una commedia rosa che intreccia estro italiano e aplomb britannico. Ma il film va oltre e, al di là di una sapida vicenda che non scade quasi mai nella volgarità, fa risaltare gli aspetti della disoccupazione anche sul piano psicologico e familiare. E lo fa con equilibrio, evitando il facile patetismo e il sermone a sfondo sociale. Tanto da guadagnarsi quattro candidature all'Oscar". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 1 aprile 1998)

"Viene il sospetto che 'The full Monty' parli di disoccupazione ma predichi la riappropriazione; insegnandoci ad amare il nostro corpo più del nostro ruolo, lavorativo o sociale. Balleranno una sola estate, ma intanto ballano. Perfino il caporeparto, riassunto alla Vigilia del gran debutto, sta per buttare la spugna ma ci ripensa: tanto "hai tutta la vita per stare in giacca e cravatta". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 marzo 1998)

"'The Full Monty' non è affatto 'carino' come dice il ministro Ciampi, non 'racconta con leggerezza un dramma' come ritiene Sergio Cofferati. È invece un bel film intelligente, serio, sensibile, senza schematismi né moralismi, pieno di rispetto, comprensione, simpatia per i protagonista, ricco di notazioni sociali e psicologiche molto sottili". (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 26 marzo 1998)

"La miscela fra humour proletario inglese e commedia italiana dà vita a un film stringato, molto divertente e a tratti tenero, soprattutto nei momenti in cui ciascun personaggio deve fare i conti con la moglie, i figli, la famiglia. 'Full Monty' è scritto benissimo da Simon Beaufoy e recitato magnificamente da un cast in cui spicca Robert Carlyle, ma il migliore è forse Tom Wilkinson nel ruolo di Gerald. La regia dell'esordiente Peter Cattaneo è invece poco più che corretta, epperò funzionale alla storia. Deliziosa la colonna sonora (con vecchie perle di Donna Summer e Hot Chocolate) e molto buono il doppiaggio curato da Tonino Accolla. Dopo averne tanto sentito parlare, vi resta un'unica cosa da fare: andare a vederlo". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 15 marzo 1998)
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