Frozen River - Fiume di ghiaccio

Frozen River

USA - 2008
Frozen River - Fiume di ghiaccio
Ray Eddy, un'americana che vive con i due figli al confine tra Stati Uniti e Canada, si trova in una disastrosa situazione economica dopo l'abbandono di suo marito, fuggito con i soldi necessari a saldare l'acquisto della loro nuova abitazione. Per racimolare un po' di denaro, Ray si mette in società con Lila Littlewolf, una donna di origine Mohawk che vive di contrabbando e immigrazione clandestina attraverso il fiume St. Lawrence. In breve tempo gli affari per le due donne si mettono bene, tanto che ognuna delle due riesce ad accantonare la somma necessaria a riportare in sesto la propria vita e raggiungere l'obiettivo prefissato. Una serie di imprevisti, però, manda all'aria la loro ultima 'missione' così Ray e Lila, con le autorità canadesi e americane alle calcagna, sono costrette a trovare rifugio presso la riserva dei Mohawk, dove il 'Consiglio della Tribù' le metterà di fronte a difficili scelte.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: HDV (720p) 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: COHEN MEDIA GROUP, FROZEN RIVER PICTURES, HARWOOD HUNT PRODUCTIONS, OFF HOLLYWOOD PICTURES
  • Distribuzione: ARCHIBALD ENTERPRISE FILM (2009)
  • Data uscita 13 Marzo 2009

NOTE

- CANDIDATO AGLI L'OSCAR 2009 PER ATTRICE PROTAGONISTA (MELISSA LEO) E SCENEGGIATURA ORIGINALE.

CRITICA

"Cartellazzi stradali verdi con scritte bianche Land of Mohawk, benzinai scalcagnati, drugstore sgangherati, prefabbricati dalle grondaie arrugginite al posto di case e un fiume ghiacciato. 'Frozen River', regia di Courtney Hunt, è collocato e diluito in mezzo a questi elementi d'ambiente che lo sorreggono e arricchiscono di suggestioni visive. Campi lunghissimi per almeno venti-trenta minuti di film che amplificano l'allontanamento, l'essere sui generis del luogo. Il fiume ghiacciato, infatti, è pista, percorso provvisorio e clandestino che collega Canada, stato del Quebec, e lo stato americano di New York. Tragitto abusivo, improvvisato e rischioso attraverso il quale lavoratori stranieri, o non statunitensi, entrano illegalmente negli Stati Uniti. (...) La macchina da presa della quarantaquattrenne Courtney Hunt, alla sua opera prima, è lievemente indecisa su come gestire la vicinanza fisica del mezzo ai protagonisti, proprio dopo aver deciso che il paesaggio deve fare significativamente pari e patta con corpi e visi. Ne risulta un film esteticamente ancora di scarsa chiarezza ed esperienza sorretto però da una certa concretezza nell'imporre ritmo sincopato al racconto e da uno script ricco di spunti a raggiera: i vari casi dei clandestini mai trattati in crescendo o rendendoli retoricamente emblematici, lo spigoloso rapporto di Ray con il figlio più grande, quella sorta di autismo fastidioso di Lila. E poi c'è il tema dell'immigrazione clandestina: forte, intenso, penetrante che non può lasciare indifferenti. Melissa Leo, bella faccia segnata e fisico tonico, è sempre stata un'onesta figurante fino all'exploit di 'Frozen River'." (Davide Turrini, 'Liberazione', 20 febbraio 2009)

"Solo la strepitosa Kate Winslet di 'The Reader' meritava l'Oscar più di Melissa Leo: splendida 50enne di sfatta bravura (era la moglie di Benicio Del Toro in '21 grammi'). Al suo fianco, l'ostinata efficacia di Misty Upham. Scrive e dirige l'esordiente Courtney Hunt, capace di affrescare marginalità e sentimento." (Alessio Guzzano, 'City', 13 marzo 2009)

"Film amaro, ha la tensione di un thriller e si è guadagnato due candidature agli ultimi Oscar. (...) Tutti contro tutti, ma qualche volta scatta la scintilla della solidarietà." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 13 marzo 2009)

"Ogni tanto capita qualche bella sorpresa. Come questo 'Frozen River', ansiogeno e toccante dramma sociale. (...) Straordinariamente brave le due intrepide protagoniste, la stagionata, ma attraente Melissa Leo e la giovane, bruttina, Misty Upham." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 marzo 2009)

"Immagini povere, silenzi, sguardi carichi di sottintesi (c'è anche un ranger diviso fra il dovere e una pietà mista a attrazione, forse). Altro che 'Thelma e Louise': Lila e Ray sono povere: goffe, spaventate. Ma hanno un cuore. E al momento giusto sapranno spartire rischi, diritti, doveri. Senza dimenticare i figli." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 marzo 2009)

"Ispirata dalla cronaca l'autrice e sceneggiatrice Courtney Hunt, con discrezione rara, sceglie l'amaro sapore del cinema americano anni '70 coniugandolo all'introspezione di un film all'europea in cui lo sguardo si conficca dentro a sentimenti sotterranei, il nero dei paesaggi della notte si prolunga nell'inconscio della platea, promuove denunce sociali annotate sui due caratteri di donne extra strong. Mentre il mondo cane intorno si deturpa a vista, anche nei desideri dei piccini in attesa della casa prefabbricata, la forza dell'amore materno vince sui troppi comandamenti che la società infrange di continuo: Melissa Leo (sergente in un serial) ha strepitosa misura in un dolore mai gridato e Misty Upham sta al passo esprimendosi con occhi e silenzi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 marzo 2009)
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