Frost/Nixon - Il duello

Frost/Nixon

USA - 2008
5/5
Frost/Nixon - Il duello
Estate 1977. Lo showman inglese David Frost e l'ex Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, sono protagonisti di uno tra i più leggendari confronti mandati in onda dalla televisione americana. Nel corso di quattro serate, i due riuscirono a tenere incollati al piccolo schermo oltre 45 milioni di spettatori e l'intervista si concluse con l'eclatante ammissione di colpa dell'ex Presidente, sullo scandalo Watergate, che sbalordì il mondo intero.
  • Durata: 122'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: opera teatrale omonima di Peter Morgan
  • Produzione: IMAGINE ENTERTAINMENT, WORKING TITLE FILMS
  • Distribuzione: UNIVERSAL (2009) - DVD: UNIVERSAL HOME VIDEO (2009)
  • Data uscita 6 Febbraio 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Enrico Magrelli
La storia spiegata dalla televisione. La verità (sempre parziale) sull'identità e sui sentimenti di un uomo svelati dalla struttura retorica di un'intervista. Domande e risposte, affondi e parate, finte e digressioni, colpi bassi e sperimentato controllo. Frost/Nixon è una acuminata lezione sulla politica americana degli anni Settanta e sui media. Un capolavoro di suspense della parola costruito come un match di boxe e una partita a scacchi in cui le regole sono dettate dalla tv, dall'ansia dell'audience, dalla volontà dei due protagonisti di un ritorno alla ribalta. Per David Frost, mediocre conduttore di talk show, l'intervista con l'ex- Presidente costretto alla dimissioni dopo lo scandalo Watergate, è il passaporto per la popolarità e il successo; per Richard Nixon è il tentativo di pareggiare i conti con la Storia e riaffermare il suo ruolo di statista di primo piano. Due reduci, due esseri umani in panne, due uomini senza apparente qualità. Il primo ha un discreto intuito per lo show business e il secondo, gratificato da un cachet di 600 mila dollari, è convinto che l'intervista sarà una buona occasione per sfoggiare la sua astuzia machiavellica e per riabilitarsi agli occhi degli americani. L'intervista – che ebbe luogo nel 1977, tre anni dopo l'uscita di scena di Nixon - fu uno dei programmi di punta di quella stagione con circa 45 milioni di spettatori. Nixon era abbastanza sicuro di avere la meglio su un frizzante mediano dell'intrattenimento come Frost. La messa in onda dello show ha dimostrato il contrario. Frost/Nixon, diretto con una messa in scena attenta e invisibile da Ron Howard e scritto da Peter Morgan (The Queen, L'ultimo re di Scozia), è l'adattamento di una pièce teatrale dello stesso Morgan interpretata dai medesimi attori, Frank Langella e Michael Sheen (il Tony Blair di The Queen). E' l'ultima puntata, per ora, della Nixoneide che ha sollecitato altri registi cinematografici e televisivi, attori drammatici e comici. La figura controversa, ambigua, e marcata di Richard Nixon, detestata più che amata, resta un interrogativo. Il film ha il pregio di scegliere il punto di vista della telecamera. Un dispositivo che registra le magistrali interpretazioni di due attori (Langella è sublime: non imita, incarna, si immerge in apnea nel personaggio) mentre giocano l'ultimo match buono della loro vita professionale. Un paragrafo della storia del Novecento viene chiarito da una macchina che indugia implacabile su un volto gonfio, stanco, inumidito dal sudore. Il volto di un uomo per il quale la televisione non è mai stata, nella sua lunga carriera politica, alleata (la mediocre performance catodica nel 1960 aveva ampiamente favorito il suo avversario John F. Kennedy). Quell'uomo non vuole capire o finge di non sapere che l'etica della politica non giustifica un agire che prescinde dalla morale. È convinto, come ammette alla fine del duello intellettuale, che gli atti e le decisioni di un Presidente non possano essere illegali. In questa conversazione tutta da vedere e da ascoltare (in cui non c'è un ruolo secondario che sia stato affidato con imprudenza) le due talking heads sono protagoniste di una spinosa seduta analitica, di un ruvido confessionale laico. L'immaginaria telefonata notturna tra i due contendenti, prima dell'ultimo round, è un esempio straordinario di quanto le parole possano essere immagini interiori.

NOTE

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2009 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (FRANK LANGELLA), SCENEGGIATURA E COLONNA SONORA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2009 PER: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (FRANK LANGELLA), SCENEGGIATURA NON ORIGINALE E MONTAGGIO.

CRITICA

"Diretto magistralmente da Ron Howard (altro candidato all'oscar insieme con il film, lo sceneggiatura e il montaggio), Frost Nixon non denuncia l'origine teatrale ma è un bellissimo film, drammatico, bizzarro, appassionante, tale da non far cedere l'attenzione neanche per un minuto. Se uno poi ci vuole imbastire una riflessione che vada al di là dell'evento si può dire che in questa ricostruzione drammatica assistiamo al grande scontro della modernità: fra una politica ancora concepita secondo retorici accorgimenti ottocenteschi e la tangibile, indiscreta, penetrante realtà della TV divenuta una macchina che legge nel pensiero. Nel caso di Nixon quello che non hanno saputo o potuto fare i giudici, lo ha fatto il video. Pensiamo a che cosa avrebbe potuto portare nel passato, remoto e no, la possibilità di utilizzare un simile strumento. Tanti casi rimasti in sospeso, tanti misteri della cronaca si sarebbero chiariti avendone sotto tiro i protagonisti e i testimoni. Come contropartita, c'è piuttosto il rischio che una TV manovrata cambi in tavola le carte della realtà. E non è questo che succede continuamente sotto i nostri occhi?" (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 6 febbraio 2009)

"Quando un film è qualcosa di più della storia che racconta (e non accade spesso), allora ha sfruttato un terzo delle sue possibilità (infatti il cinema, come il cervello umano, è uno strumento ampiamente sotto-utilizzato). Raccontare una storia non è tutto, ma è il minimo! Per fortuna 'Frost/Nixon il duello' di Ron Howard è molto di più della storia che racconta, anche se questa storia, per una volta, è già tanto. Parliamo del famoso incontro-scontro televisivo tra Robert Frost e Richard Nixon avvenuto nell'estate de1'77, tre anni dopo le clamorose dimissioni del trentasettesimo presidente americano, a seguito del più famoso scandalo della storia statunitense: il Watergate." (Dario Zonta, 'L'Unità', 6 febbraio 2009)

"I filoni drammaturgici sono diversi: la rivalsa di ciascuno dei due personaggi nei confronti dei mondi di appartenenza, la sete di denaro, la battaglia tra le due squadre di studiosi e giornalisti che affiancano i duellanti, il vero e proprio incontro di boxe - con mosse e contromosse - che è la registrazione della lunga intervista, le donne e l'amore (la parte più debole, anzi inutile, del film), la sfida finale con classico colpo di scena. Finale a cui Howard, regista solidissimo e americanissimo, aggiunge una propria personale postilla. Una sorta di sguardo compassionevole verso l'uomo Nixon che ha sì tradito gli americani, ma che merita di essere guardato con benevolenza perché un po' rincoglionito dall'alcool. Nelle parti di docu-fiction 'Frost-Nixon' è davvero avvincente, in quelle intime molto deludente. Non merita nemmeno lontanamente l'Oscar come miglior film, ma ha dalla sua la potenza del ritmo e interpreti straordinari come Frank Langella (Nixon), Michael Sheen (perfetto Frost), Kevin Bacon (il consigliere presidenziale Brennan)." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 6 febbraio 2009)

"Sono due ore di confronto dialettico serrato, che lascia spesso senza respiro: drammaturgia impeccabile e cinema allo stato puro. E' ammirevole come gli americani sanno trarre profitto e insegnamento dalla loro storia, anche recente, in una chiave spettacolare che altrove ha rari e isolati riscontri." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 6 febbraio 2009)

"La bravura di Peter Morgan, lo sceneggiatore, e di Ron Howard, è di lasciare lentamente al personaggio di Nixon prendere il sopravvento, concedendo all'ipocrisia americana (e non) le ammissioni finali di Nixon solo dopo averne fatto emergere che, rispetto a chi lo circondava, era un gigante, come coglie con giustificata rabbia il personaggio di Kevin Bacon, che era stato suo consigliere militare alla Casa Bianca. Nel contorno si nota Rebecca Hall, fra le più belle e meno volgari donne apparse sul grande schermo nell'ultimo decennio." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 febbraio 2009)

"Nei tempi e nei modi di una lunga intervista tv Morgan e Howard apparecchiano una lezione di storia contemporanea di chiarezza cristallina. Il regista insiste sulla preparazione atletica dei due contendenti, con i secondi rispettivi consiglieri presenti all'angolo del ring, ricordandoci come la tv possa modificare il corso della storia segnando per sempre, oltre ogni ragionevole dubbio, l'immagine di Nixon convinto invece di sfruttarla. Cinque nomination (di cui una a Langella) tutte meritate." (Piera Detassis, 'Panorama', 12 febbraio 2008)
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